Commento al Vangelo
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Ascoltare, alzarsi e non temere - II Domenica di Quaresima (anno A)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti». (Dal Vangelo secondo Matteo)

Perché nel tempo quaresimale, generalmente caratterizzato da toni penitenziali, la liturgia ci propone una pagina così piena di luce?

Per cercare risposta può essere utile richiamare l’indicazione di tempo tralasciata dalla liturgia. Matteo, infatti, inizia il racconto della trasfigurazione specificando: «Sei giorni dopo». «Dopo» che cosa? Dopo il primo annuncio della passione di Gesù, al quale Pietro aveva risposto rimproverando il maestro: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai»; e dopo aver ricevuto da Gesù le linee guida per mettersi alla sua sequela: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua».

Per sei interi giorni, dunque, l’evangelista tace le gesta e le parole di Gesù, forse per dare il tempo –agli apostoli e a noi – di ascoltare e accogliere quanto il Signore aveva detto. Non è facile, infatti, rimanere di fronte alla passione di Gesù o alle piccole e grandi «passioni» che si incontrano nel cammino personale o in quello dei propri cari e dei popoli. Non è facile affrontare i momenti di prova, di sofferenza, di sconforto, di buio e di morte.

Se la Quaresima vuole essere il tempo che prepara a vivere la settimana santa, la Parola che abbiamo ascoltato può insegnarci qualcosa per ogni «quaresima», che nella vita avvicina alla passione di Gesù. Ci sono, infatti, diversi modi di accogliere e rispondere al dono totale di Gesù – la sua decisione di dare tutto fino alla fine, fino alla morte – per la nostra salvezza; diversi modi di ascoltare l’invito di Gesù a far propria la prospettiva di dono nella vita quotidiana.

Si può reagire come fa Pietro, che rimprovera Gesù: «questo non ti accadrà mai», mostrando la fatica a immaginare che Dio debba passare attraverso la debolezza della sofferenza e della morte per salvarci, e la difficoltà ad accogliere che, per il bene, si debbano affrontare anche l’incomprensione, il sacrificio, la privazione… sulla propria pelle o su quella di chi ci è vicino e lo fa per il nostro bene. Sembra questo un amore esagerato, che provoca a volte rabbia, indignazione, rifiuto.

Oppure, ancora con le parole di Pietro, si può dire a Gesù trasfigurato: «È bello per noi essere qui!», «restiamo qui noi con te, questa bella atmosfera ci basta… tanto da farci dimenticare quanto hai detto sei giorni fa e tutti coloro che non sono saliti con noi su questo monte». Si tenta, così, di rimuovere la fatica e il dolore, si tralasciano tutte le parole di Gesù riguardo la croce.

Si può, però, anche provare a vivere i tempi di quaresima ascoltando la Parola di Dio, che nella scena della trasfigurazione trova spazio in due affermazioni: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo» e «Alzatevi e non temete». Ascoltare, alzarsi e non temere sono i tre inviti che ci sono rivolti. Ascoltare le parole e gli esempi di Gesù, per credere e testimoniare che l’ultima parola, quella che dà senso a ogni cosa, non è la sofferenza, ma Gesù; alzarsi, per rimanere con il Signore senza stare fermi, senza trovare comodi rifugi che chiudono occhi e cuore a quanto basta per sé; non temere, perché il Salvatore è già venuto e si chiama Gesù.

16 marzo 2014 - II Domenica di Quaresima (anno A)
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