Commento al Vangelo
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Carità e fraternità, le nostre “misure"

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Avete inteso che fu detto: «Occhio per occhio e dente per dente». Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. (...) Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle. Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”. (Dal Vangelo secondo Matteo)

“Avete inteso che fu detto: «Occhio per occhio, dente per dente»”. La giustizia degli uomini, un tempo come ora, è grossomodo di questa natura: un torto fatto va ripagato in modo proporzionato al male inflitto. Nelle civiltà antiche la legge del taglione, che Gesù cita in questo passo, altro non era che un rimedio all’eccesso della violenza. Evitava che gli uomini si uccidessero gli uni gli altri e, a violenza, corrispondesse una violenza ancora più grande. Ma il torto andava recuperato con una pena di misura corrispondente.
Anche oggi la logica dominante nei nostri rapporti sociali, civili, economici, è di questo tipo. Non parliamo più di occhi o di denti, ma di dare e avere, di crediti e debiti, di favori e restituzioni, di interessi, di reati, punizioni e congrui risarcimenti. Questa logica del mondo è così radicata in noi, che spesso si impone dove dovrebbe prevalere la gratuità, il servizio, il dono di sé... tra marito e moglie, tra fratelli, tra figli e genitori... quanti rapporti fragili, purtroppo, tendono ad incrinarsi fino a scoppiare in contese egoistiche, nelle quali la lotta è per ottenere ciò che spetta a ciascuno, la propria parte, la ragione!
“Ma io vi dico: amate i vostri nemici... affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli”.
Gesù ci offre, con questa Parola, qualcosa di radicalmente diverso. Ci mostra che siamo parte, con lui, della grande famiglia dei figli di Dio e ci invita così a riconoscere, anzitutto, la verità che è a fondamento della nostra vita: siamo figli di un Padre che è nei cieli. Un padre buono, tanto che fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, non fa differenze, ma offre a tutti la possibilità di vedere, di gioire, di accogliere il suo amore. Un padre perfetto nella carità, al punto che è disposto a donare il suo unico figlio per salvarci da ciò che ci divide gli uni dagli altri e da Dio: il peccato e la morte.
Se sapremo accogliere in noi la perfezione e la santità di Dio, diventeremo simili a Lui, recupereremo l’immagine che egli ha posto in ciascuno di noi. È questa grazia che ci conduce a non lasciarci prendere dal male, a non rispondere al male con il male, ma a vedere nell’altro un fratello, il mio prossimo da accogliere, comprendere, amare, perché si apra alla salvezza di Dio.  
Amiamo veramente quando non ci abituiamo al male, non lasciamo che un fratello resti solo con il proprio errore, ma facciamo di tutto perché si senta voluto bene, e con carità si senta incoraggiato, corretto, aiutato a ritrovare la sua piena identità e libertà. Il Signore ci affida un compito importante: far crescere la carità e la fraternità fra tutti i figli di Dio, realizzando così la promessa che Gesù ci ha fatto: siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro celeste.
“La Chiesa - scriveva Charles de Foucauld meditando questo brano del Vangelo - conquista quando la carità conquista..., Dio conquista quando la carità conquista... Se dunque il nostro fratello, per quanto colpevole, malvagio, furfante egli sia, vuol prenderci le nostre cose [...] abbracciamolo e diamogli tutto ciò che vuole: tu sei mio fratello, ciò che è mio è tuo...”.

23 febbraio 2014 - VII Domenica del Tempo ordinario (anno A)
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