Commento al Vangelo
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Testimoni del gusto della vita

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli”. (Dal Vangelo secondo Matteo)

Dopo aver proclamato le beatitudini, Gesù ricorda che l’essere suoi discepoli è un dono, che porta con sé il compito della testimonianza quotidiana ai fratelli. Gesù dice che siamo sale e luce. Siamo e non “saremo”. E’ una condizione propria del discepolo e non qualcosa che dovrà avvenire in futuro. Come discepoli siamo dunque chiamati a portare il sapore e la luminosità di una vita spesa per il Vangelo. Ma come? Cosa significa per noi oggi essere sale della terra e luce del mondo? Se ci pensiamo bene, sale e luce sono due elementi che spesso diamo per scontati.
Il sale, nella sua piccolezza, nei suoi granellini, racchiude in sé una ricchezza: il sapore, il donare gusto ai cibi, il rinvigorire con le sue proprietà la terra. Questo accade ad una condizione ben precisa: solo se esso viene gettato, nell’acqua, nella terra, nei cibi. Il sale, infatti, si scioglie, entra in profondità, agisce diffondendosi e portando il suo sapore, solo lì dove è stato gettato.
Il discepolo è sale della terra: in ogni situazione di vita che ci troviamo ad affrontare, siamo invitati ad accogliere quanto accade e ad abitarvi in profondità, donando il gusto di uno sguardo, una parola, una buona azione.
Se è vero che siamo sale in ogni istante, il nostro portare sapore avviene però solo nel momento in cui, come sale sciolto, entriamo nelle situazioni, ci lasciamo interpellare da esse, ce ne facciamo carico, cerchiamo di vivere in modo coerente e fedele alla Parola del Signore. Siamo sale quando dinanzi a un’offesa ricevuta sappiamo perdonare e amare il fratello senza portare rancore, quando facciamo visita a un malato, quando la sofferenza dell’altro diventa anche la nostra, quando un nostro sorriso, un saluto accogliente entrano in un luogo “freddo”. E se invece il sale rimanesse nel contenitore, quale sapore potrebbe portare? Se non ci spendiamo per gli altri, se non ci lasciamo coinvolgere in profondità dalle situazioni che accadono attorno a noi e nel mondo, se non ci lasciamo mettere in discussione, se non ci interessiamo del fratello che vive accanto a noi, rischiamo di vivere una vita in superficie, sull’onda dell’indifferenza. Se viviamo così, siamo come sale che ha perso il suo sapore e a null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Gesù ci ricorda che siamo anche luce del mondo. La luce permette di vedere, di definire i contorni delle cose, di distinguere le forme e i colori di ciò che ci circonda, porta luminosità, rende chiaro ciò che nel buio non si vedeva. Per questo Gesù aggiunge che una lampada accesa non può essere posta sotto il moggio; se ciò accadesse la luce perderebbe il senso del suo esistere. Essa va posta sopra un candelabro, in modo tale da illuminare tutti quelli che sono nella casa.
La nostra fede è come questa lampada: se è vera, luminosa, non può rimanere nascosta dentro di noi. Se l’incontro col Signore ha illuminato la nostra vita donandoci un sapore diverso e ci ha reso suoi discepoli, allora siamo invitati a donare il gusto e la luce della vita agli altri con la nostra semplice testimonianza quotidiana. Il nostro essere sale e luce trova forma concreta nelle opere che compiamo. La testimonianza di cui Gesù parla è il vivere nei fatti la sua Parola e non solo nel proclamarla con la bocca e nel crederla nel cuore. Sono le piccole azioni di tutti i giorni che rivelano il nostro essere sale e luce.
Tutto ciò che facciamo è per la gloria di Dio. Ogni nostra azione deve richiamare la bontà e la misericordia infinita di Dio. Quello che testimoniamo è per Lui e in vista di Lui e non per essere ammirati dagli uomini. Cerchiamo di aiutarci insieme a diffondere ai fratelli, nella nostra quotidianità, il sale e la luce di cui il Signore ci ha fatto dono. Contribuiremo così a diffondere nel mondo il suo regno di giustizia e d’amore.

9 febbraio 2014 - V Domenica del Tempo ordinario (Anno A)
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