Commento al Vangelo
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Attesa vigilante e fiduciosa - I domenica di Avvento - 30 novembre 2014

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!». (Dal Vangelo secondo Marco)

Per tanti motivi e un po’ a tutte le età, ci ritroviamo immersi in una vita scandita da orari, appuntamenti, scadenze. Le giornate sono organizzate, gli impegni fissati, gli incontri programmati. Questo stile di vita, per molti aspetti necessario, ci rende però un po’ estranei, o perlomeno lontani, dall’esperienza dell’attesa vigilante di cui ci parla il vangelo. Sono ormai poche le esperienze che viviamo «senza sapere quando è il momento», perché i programmi riempiono la nostra vita.
Nonostante tutto, però, ci sono ancora vicende che irrompono nella nostra esistenza, senza appuntamento: l’inizio di una vita e la sua fine, il dono dell’amicizia, la grazia dell’amore, l’incontro con Dio. Nonostante i nostri tentativi di programmare ogni cosa: il figlio al momento giusto, la morte senza soffrire, l’amore quando siamo pronti, la fede quando ne sentiamo l’esigenza, dobbiamo riconoscere che spesso questi giungono senza che noi ce lo aspettiamo, portando con sé a volte gioia, altre volte sorpresa, ma anche paure e sofferenza.
L’avvento ci riconduce proprio a questo: ad un “venire” che non possiamo controllare o conoscere in anticipo, ma solo attendere. Perché l’uomo che attende mette al centro ciò o Colui che deve venire, mentre l’uomo che programma mette al centro se stesso e i suoi progetti.
E in questa attesa, che a volte si fa difficile, Gesù stesso ci indica l’atteggiamento spirituale e profondamente umano del “vegliare”. Il rischio dell’uomo è quello di vivere da “addormentato”, senza attendersi nulla dalla vita, dagli altri, dal Signore, dimenticando che, all’improvviso, potrebbe «giungere il padrone di casa».
Gesù ripete, con insistenza e a tutti, il suo invito: «vegliate». Vegliare, affinché il nostro sguardo sulle cose, sulle persone, sugli avvenimenti quotidiani ritorni ad essere sensibile, e quindi in attesa del venire di Dio nella nostra vita e nella storia, ancora oggi tanto bisognosa di riconoscere i segni della Sua presenza.
Si addormenta chi non si aspetta più nulla di nuovo, o di buono, o di fuori programma; veglia, invece, chi ha fiducia dell’imprevedibilità del Signore, che raggiunge i suoi figli proprio quando meno se lo aspettano.
La nostra attesa vigilante, sia fiduciosa come quella dei pastori e dei magi, che hanno saputo accogliere e riconoscere il venire di Dio nella piccolezza di un bambino. Si converta il nostro cuore quando, come accadde ad Erode, si chiude per il timore che Dio venga a mettere in subbuglio la nostra tranquillità.
Anche oggi, nelle contraddizioni, tra accoglienza e rifiuto, il Signore non manca di fare la sua parte: Egli viene! E noi, prepariamoci ad accoglierlo: vegliamo!

Attesa vigilante e fiduciosa - I domenica di Avvento - 30 novembre 2014
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