Commento al Vangelo
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Come una barca nel mare agitato - XIX domenica del Tempo ordinario - 10 agosto 2014

Dopo che la folla ebbe mangiato, subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo. La barca distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: “E’ un fantasma!” e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: “Coraggio, sono io, non abbiate paura!”. Pietro allora gli rispose: “Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque”. Ed egli disse: “Vieni!”. Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: “Signore, salvami!”. E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?”. Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono a lui, dicendo: “Davvero tu sei Figlio di Dio!”. (Dal Vangelo secondo Matteo)

“Tu sai… quanto la fiducia, la fede, il coraggio sono difficili per noi, quanto facilmente ci lasciamo andare allo scoraggiamento… perciò in tutti i tuoi libri santi ci gridi «coraggio»” (Charles de Foucauld).
Gesù ha appena compiuto un miracolo: più di cinquemila persone sono state sfamate grazie al suo gesto carico di fede. La notte, che Gesù desidera passare in preghiera, si avvicina e manda i suoi discepoli sull’altra riva del lago. La sua preghiera conterrà il desiderio di rimettersi totalmente nelle mani del Padre e forse anche la preoccupazione per quei discepoli che da tempo sono con lui, ma che hanno bisogno di fare un salto di qualità nella fiducia in Dio. Gesù li aveva già messi di fronte alla loro poca fede, quando si erano trovati insieme, sulla barca, durante una tempesta; anche ora il mare è agitato, ma stavolta essi sono soli.
Quando un fatto improvviso rompe i nostri equilibri o quelli della nostra famiglia, e rende faticoso portare avanti con fedeltà le scelte intraprese, è un po’ come trovarsi in balìa delle onde. O quando lo scoraggiamento, le logiche antievangeliche, la fragilità umana… soffiano contro la promessa di vita buona che come Chiesa vogliamo vivere e annunciare, siamo simili a una barca, nel mare agitato, che arranca. In questa fatica, in questo rischio di “perdere la rotta”, il Signore cammina con sicurezza tra le fragilità e le contraddizioni della nostra vita. Ci raggiunge attraverso modi che possono andare oltre ai nostri schemi, ma che ci conducono a credere al “Dio dell’impossibile” e ci invitano a stare saldi. Sono a volte relazioni o situazioni che ci pongono di fronte alla verità della vita, e di noi stessi, e possono spaventarci; proprio in questi momenti la sua parola può fare la differenza: “Coraggio, sono io, non abbiate paura!”. Nonostante l’invito sia chiaro è difficile credere sempre e subito; il Signore però accoglie il tentativo di Pietro: la ricerca di una risposta personale a Gesù da parte di un uomo che, come tutti, è abitato da dubbi e debolezze. Pietro intuisce che con il Signore tutto è possibile, anche “rimanere in piedi” tra le prove impossibili della vita. Egli, però, pensando di aver capito, si lascia presto distrarre, distogliendo lo sguardo da Gesù. Anche noi, dopo aver dato fiducia al Signore possiamo di nuovo spaventarci e vacillare perché ai primi equilibri ritrovati velocemente torniamo a fidarci più di noi stessi che del Signore, a riprendere la nostra autonomia. Se anche fosse così, non arrendiamoci perché il Signore non ci molla mai: egli tende la sua mano al nostro grido di aiuto e sale dove siamo noi: sale sulla “barca” della Chiesa, per farne prima di tutto una fraternità in cui aiutarci insieme ad avere fede in Lui e in cui poter sperimentare legami di benevolenza e fiducia reciproca. Una “barca” capace, così, di spingersi con coraggio incontro al cuore agitato del fratello che abbiamo accanto, verso coloro che dal mare vero e proprio, o dalle “onde” delle situazioni della vita, sono stati spogliati della dignità, degli affetti, della possibilità di un futuro promettente.  

Come una barca nel mare agitato - XIX domenica del Tempo ordinario - 10 agosto 2014
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