Commento al Vangelo
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Con l’amore degli amici - VI domenica di Pasqua - 10 maggio 2015

Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri. (dal Vangelo secondo Giovanni)

La liturgia ci propone la continuazione del Vangelo sulla vite e i tralci di domenica scorsa, collocato nel discorso dell’ultima cena di Gesù con i suoi discepoli.
E’ bello pensare che Gesù stia affidando ai suoi discepoli una specie di testamento spirituale e che il suo invito più importante sia di rimanere nel suo amore e di amare. Lo si coglie dal fatto che in questo breve testo i termini “amare, amore” sono utilizzati molto spesso. Gesù ci propone di compiere un percorso verso il dono di sé: rimanere nel suo amore, amarci gli uni gli altri e portare frutto.
“Rimanete nel mio amore”: la liturgia di questo tempo pasquale è un continuo invito a contemplare il mistero dell’amore infinito di Dio Padre e della Risurrezione di Gesù. E’ un tempo che ci viene donato per imparare a cambiare prospettiva, per imparare a riconoscere la presenza di Gesù risorto in quelle situazioni dove non avremmo mai pensato di incontrarlo.
Il luogo privilegiato e primo in cui incontrare la sua presenza e il suo amore è l’amore praticato tra di noi: “Che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi”. L’amore reciproco, che rende presente Gesù, è quello che non ha condizioni, non giudica, non calcola, perdona, va incontro per primo, stimola, incoraggia, consola… Rimanere in Gesù è ripercorrere il suo cammino, imitarlo. Si tratta di un cammino impegnativo, perché interpella la nostra libertà, interpella le nostre scelte, il nostro modo di essere in mezzo agli altri e con gli altri; è un invito ad essere persone di comunione, che si donano per il bene degli altri. E’ una scelta che interpella la nostra responsabilità, la nostra fede. Possiamo prendere paura davanti a questo compito, riconoscere che non ne siamo capaci, ma Gesù non ci domanda di “essere all’altezza”, di essere adeguati. La paura viene, infatti, perché ci pensiamo e agiamo da soli, perché ci rendiamo conto che amare gli altri non è sempre facile, perché donare la propria vita richiede di rinunciare a se stessi, alle proprie rigidità, aprirsi all’altro e ci riconosciamo fragili in questo. Gesù ci invita a cambiare lo sguardo, a distoglierlo da noi per riconoscere e dare, nelle nostre scelte quotidiane, il primato alla sua Parola: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto”. Egli ci ha scelto e ci rende partecipi del suo progetto d’amore, ci chiede di essere suoi collaboratori, consapevoli che non siamo noi gli artefici di questo progetto.
Se Gesù ci ha scelto e ci invia, crede che nel Suo nome e uniti a lui possiamo portare frutto. Non temiamo, allora, di amare gli altri, non temiamo di sovrabbondare nella carità, di eccedere nell’amore... se viviamo affidati a Gesù, come suoi amici, ogni nostro gesto, piccolo o grande, compiuto nelle nostre giornate, porterà frutto nei cuori delle persone, nel cuore di Dio.

Con l’amore degli amici - VI domenica di Pasqua - 10 maggio 2015
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