Commento al Vangelo
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Con rami d’ulivo e con la preghiera - domenica delle Palme e della Passione del Signore - 29 marzo 2015

Al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. Pilato gli domandò: «Tu sei il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose. Pilato lo interrogò di nuovo dicendo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!». Ma Gesù non rispose più nulla, tanto che Pilato rimase stupito.
A ogni festa, egli era solito rimettere in libertà per loro un carcerato, a loro richiesta. Un tale, chiamato Barabba, si trovava in carcere insieme ai ribelli che nella rivolta avevano commesso un omicidio. La folla, che si era radunata, cominciò a chiedere ciò che egli era solito concedere. Pilato rispose loro: «Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Sapeva infatti che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba. Pilato disse loro di nuovo: «Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei?». Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!». Pilato diceva loro: «Che male ha fatto?». Ma essi gridarono più forte: «Crocifiggilo!». Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la truppa. Lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo. Poi presero a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!». E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui. (...) gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo. Costrinsero a portare la croce di lui un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo. Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese. Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte (...).La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno a sinistra. Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.
Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Ecco, chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere». Ma Gesù, dando un forte grido, spirò. Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!». (Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Marco)

Inizia con la domenica delle Palme e della Passione di nostro Signore, la Grande Settimana, la Settimana Santa, che culmina nel Triduo pasquale. Le celebrazioni liturgiche ci fanno entrare, giorno dopo giorno, nell’unico mistero della Pasqua di Gesù, che è il Vangelo della gioia, ci ricorda papa Francesco, sempre da riaccogliere, annunciare e testimoniare. Questa domenica ha il duplice carattere della gloria e della sofferenza, espressi in due momenti rituali: la processione delle palme e la proclamazione della Passione di Gesù, quest’anno secondo l’evangelista Marco. La modalità scelta da Gesù per entrare a Gerusalemme, la vicenda del puledro “preso a prestito” e le acclamazioni dei poveri al suo passaggio, manifestano una regalità che capovolge le logiche umane del potere. Il “Benedetto che viene nel nome del Signore” prosegue il cammino di kenosi, disposto a “svuotare se stesso per assumere la condizione di servo”, per amare fino alla fine. L’altro grande rito di questa domenica è la lunga proclamazione degli ultimi eventi della vita di Gesù. La lettura del Passio è sempre stata raccomandata dalla Chiesa; la sua proclamazione solenne avviene la domenica delle Palme e il Venerdì Santo. Ascoltare il racconto degli ultimi giorni di Gesù ci rende parte del mistero della sua Passione: patimento, sofferenza, ma anche passione d’amore per ogni uomo. Nelle ultime ore drammatiche della sua vita, Gesù incontra tante persone: per tutti, amici e nemici, ha parole e gesti di verità e di misericordia. Intorno a lui, invece, il clima si fa sempre più teso: c’è chi complotta, chi rinnega e tradisce, chi riversa su di lui odio e violenza disumani, chi abbandona. Gesù assume su di sé il peccato del mondo e si lascia inchiodare sulla croce, fedele all’amore, abbandonato totalmente nelle mani del Padre. In queste ore drammatiche ci sono però anche persone che, sorprendentemente, gli esprimono amore. Sì, Gesù che in tutta la sua vita ha dato agli altri, ora riceve. La donna di Betania rompe il vaso e versa il profumo sul capo di Gesù. Sono i gesti dell’amore, che anticipano profeticamente la vita vera che dall’amore nasce. Simone di Cirene porta la croce di Gesù, lungo la Via crucis. E’ il segno dell’umanità solidale con il debole e l’innocente provato. Il centurione romano riconosce nel morire di Gesù la vera identità di “Figlio di Dio” e Giuseppe d’Arimatea, membro autorevole del Sinedrio, chiede a Pilato il corpo di Gesù per deporlo in un sepolcro, rendendosi così impuro per la pasqua ebraica. Sono le professioni della fede che rendono testimoni credibili del Vangelo. E poi ci sono le donne, che non abbandonano Gesù. Tre di loro, che “dalla Galilea, seguivano e servivano Gesù”, sono chiamate per nome, insieme a “molte altre osservano da lontano”: tengono lo sguardo fisso su Gesù. Sono coloro che hanno appreso dalla scuola umile e nascosta del servizio, la fedeltà della sequela e del rimanere vicini all’Amore, anche quando è ferito, oltraggiato, tolto all’evidenza dei sensi e della ragione. Nel doloroso cammino della Passione sorgono “altri discepoli”, segni di vita nuova che preludono alla Pasqua. Anche noi entriamo con il Signore in questo Tempo santo, con rami d’ulivo e con la preghiera, per ricevere la grazia di seguirlo fin sotto la croce, ed essere partecipi della sua risurrezione.

Con rami d’ulivo e con la preghiera - domenica delle Palme e della Passione del Signore - 29 marzo 2015
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