Commento al Vangelo
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Credere nel Dio che ci sta accanto - XIV domenica del tempo ordinario - 5 luglio 2015

In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando. (dal vangelo secondo Marco)

Ogni domenica, al termine dell’Eucaristia, veniamo inviati in missione nel mondo. Vicina o lontana che sia la nostra missione, ognuno di noi, battezzato, è mandato dal Signore a portarlo, a portare la sua parola, a guarire con i suoi gesti quanti ancora non lo conoscono o ne hanno smarrito il ricordo. Ma come andare, da chi, con che mezzi? Il Vangelo di questa domenica ci offre molti particolari che ci aiutano a capire come Gesù intende siano i suoi inviati.
A due a due… Il Vangelo non si porta da singoli, individualmente, ma insieme almeno ad un altro fratello, o sorella. L’annuncio della Buona notizia chiede di essere autenticato da una vera vita fraterna, fatta di accordo, di preghiera comune, di condivisione e confronto sulla meta da raggiungere, sui contenuti da offrire, sulle situazioni da affrontare. Annunciamo quando, anche con fatica, facciamo di tutto per cercare di venirci incontro malgrado la divergenza di vedute; annunciamo anche nel cammino laborioso e paziente delle collaborazioni pastorali che chiedono a tutti, sacerdoti, laici e religiosi di perseverare nella ricerca di modi nuovi e condivisi di evangelizzazione; annuncia una coppia, quando cerca nel dialogo e nel confronto aperto di migliorarsi nel suo modo di voler bene, perdonare, accogliere, prendersi cura.
Senza nulla, se non un bastone e i sandali… Ovvero prendendo solo ciò che serve per camminare. La missione è un andare continuo, un continuo esodo fuori di sé, senza voler avere altre certezze, se non la Parola che il Signore ci dà da annunciare. E’ un andare da poveri… senza armi, senza tutele, senza provviste, per essere missionari umili, che hanno bisogno degli altri, che necessitano di ogni cosa, e non invece padroni forti e potenti, che si impongono sui fratelli e impongono la loro “verità”.
Dovunque entriate in una casa, rimanetevi… Infine, Gesù dà un’indicazione importante ai suoi discepoli: di restare lì dove sono accolti, per tutto il tempo in cui si fermano in un villaggio… Perché non si è missionari facendo di tutto, correndo per cercare di raggiungere il numero più grande di persone, impegnandosi in mille iniziative, ma restando fino in fondo, con costanza e determinazione, nei rapporti che il Signore ci offre, con pazienza e riconoscenza. Quante volte ci sembra che la missione si possa vivere solo altrove, solo là dove noi non siamo! E invece Gesù ci dice: andate, ma per restare legati alle persone che incontrate, nelle “case” in cui siete ospitati, nella parrocchia o nella realtà ecclesiale che magari vorreste diversa, in quei rapporti familiari o lavorativi talvolta difficili da cui vorreste fuggire, perché è da lì che parte la vostra missione, è lì che vi ho posti per essere miei discepoli, per annunciare e guarire...
Anche questa domenica, allora, accogliamo l’invito del Signore ad andare in missione: insieme, con spirito umile e fedele.

Credere nel Dio che ci sta accanto - XIV domenica del tempo ordinario - 5 luglio 2015
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