Commento al Vangelo
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Fare la volontà del Padre - XXVI domenica del Tempo ordinario - 28 settembre 2014

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli». (Dal Vangelo secondo Matteo)

“Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?”. Gesù si sta rivolgendo ai capi e agli anziani del popolo di Israele che gli si sono fatti attorno per interrogarlo con malizia sull’autorità con cui lui crede di poter insegnare e fare le opere che compie.
La loro risposta arriva quasi scontata: “Il primo”. Gli anziani e i capi, si sa, hanno sempre la parola pronta: “E’ ovvio che compie la volontà del padre chi fa quello che il padre gli chiede di fare; non bastano solo le belle parole, ci vogliono anche i fatti!”. La risposta è ineccepibile, certo, ma la situazione descritta non interpella minimamente gli interlocutori di Gesù il quale, invece, riporta alla concretezza della vita spiegando loro il senso del racconto.
Con un colpo di scena, infatti, svela la vera identità dei due figli: il primo figlio, che si pente dopo aver detto di no al padre, sono i pubblicani e le prostitute che hanno accolto l’insegnamento e la testimonianza di Giovanni Battista e si sono convertiti. Ammettono con sincerità la loro reticenza, la poca disponibilità, la fatica a cambiare; quello che è un iniziale “onesto” rifiuto, però, diventa poi cammino, occasione propizia per ascoltare, riflettere e infine accogliere la possibilità di salvezza loro annunciata. Gli “ultimi” – o forse gli umili – si dimostrano disposti a cambiare il modo di vivere, i loro stili di relazione, di rapporto con le cose…, perché si fidano della Parola di Dio. Il secondo figlio sono i capi e gli anziani del popolo: essi acconsentono a parole a quanto viene loro annunciato.
Non è difficile dire di sì a delle parole e magari annunciarle anche agli altri (è il rischio di tanti cristiani, oggi!). Difficile è piuttosto avere la disponibilità di rimanere in ascolto profondo di ciò che tali parole racchiudono. Capi e anziani conoscono il contenuto della Scrittura, ma, in fondo, non l’hanno mai considerata, dice Gesù. Essi si credono giusti, a posto perché “eseguono” certi doveri, ma non si interrogano minimamente sulla loro condotta di vita, sui loro atteggiamenti, pensieri, su come vivono le relazioni con le persone. O meglio, non si interrogano alla luce della Parola di Dio, ponendosi la domanda: “Che cosa chiede il Signore alla mia vita con queste parole? Quali atteggiamenti mi indica?”. Qui sta la questione: la giustizia, la verità della vita non l’abbiamo in mano noi, ma “abita” in Dio. E’ questa la vera conversione che Gesù chiede: credere che il Signore ha una parola buona per noi e solo in lui possiamo conoscere noi stessi, gli altri, vivere secondo vie di felicità e pienezza di vita.
Fare la volontà del Padre è dare ascolto alla voce di Gesù, guardare a ciò che lui stesso ha vissuto: l’amore e l’accoglienza nei confronti di tutti, il perdono, la disponibilità a condividere le nostre capacità, il nostro tempo, le nostre risorse con i fratelli più bisognosi, la pazienza, la fiducia, la speranza…
Chiediamo al Signore un cuore disponibile e aperto alla sua Parola e all’esempio e alla parola di tanti fratelli credenti e non, per lasciarci interrogare e mettere in discussione la nostra fede.

Fare la volontà del Padre - XXVI domenica del Tempo ordinario - 28 settembre 2014
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