Commento al Vangelo
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Farsi raggiungere da quell’amore - Domenica delle Palme - 13 aprile 2014

In quel tempo Gesù comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Tu lo dici». E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani lo accusavano, non rispose nulla. Allora Pilato gli disse: «Non senti quante testimonianze portano contro di te?». Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore rimase assai stupito. A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba. Perciò, alla gente che si era radunata, Pilato disse: «Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o Gesù, chiamato Cristo?». (...) Quelli risposero: «Barabba!». Chiese loro Pilato: «Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?». Tutti risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli disse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora gridavano più forte: «Sia crocifisso!». Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!». (...) Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: «Salve, re dei Giudei!». (...) Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte. (...) Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei». Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.
Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. (...)”!». Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo. A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». (...)Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito. Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!». (tratto dalla Passione di Gesù Cristo secondo Matteo)

Volendo dare un altro titolo alla Passione, potremmo chiamarla: “Una morte non contemplata”. Dei tanti personaggi che incontriamo, infatti, quasi nessuno sembra mettere in conto che Gesù possa morire sul serio. Giuda, ad esempio. Egli vende il suo Maestro, ma nemmeno lui sembra pensare davvero che questo significhi per Gesù morte certa. Quando viene a sapere il verdetto di condanna, infatti, il rimorso lo assale, sembra realizzare solo a quel punto di aver tradito sangue innocente. Gesù morirà e sarà per causa sua: Giuda ora lo capisce e non regge l’impatto con la realtà.
La fuga
Anche i discepoli sembrano non considerare fino in fondo che Gesù possa venire ucciso. Sono consapevoli del pericolo che egli corre e sono pronti a lottare – forse davvero a morire – per lui. Fanno dei gran proclami di fedeltà, arrivano anche a impugnare le spade, ma quando capiscono che Gesù non opporrà nessuna resistenza al suo arresto, allora fuggono tutti. Nemmeno loro sanno stare di fronte al fallimento di Gesù.
E Pietro? Non sparisce del tutto, come gli altri: segue da lontano. Ma quando Gesù viene condannato a morte e lui, riconosciuto come suo discepolo, rischia di fare la stessa fine, per tre volte rinnega il suo Maestro.
Nemmeno i nemici ipotizzano questa fine
Anche i nemici di Gesù, infine, sembrano non contemplare realmente questa fine: sotto la croce sfidano Gesù a scendere e salvarsi. E qui sta il punto: se fosse veramente il Messia, saprebbe evitare questa morte. Nessuno mette in conto che il Figlio di Dio possa morire come un uomo: Dio e morte, onnipotenza e morte, salvezza e morte non possono stare insieme, devono escludersi a vicenda.
Gesù contempla la propria morte
Gesù sì, invece, contempla la propria morte. Sa che Giuda lo tradirà, che Pietro lo rinnegherà, che i suoi discepoli fuggiranno, che lo scontro con i capi giudaici è ormai inevitabile. Gesù contempla la possibilità della morte e la sceglie, si consegna. O meglio: non sceglie tanto di morire, quanto di amare il Padre e noi tutti fino alle estreme conseguenze di questo amore infinito e fedele. Non gli sono mancate sofferenze e paure: il dolore per il tradimento o la fuga delle persone a lui più vicine, la sofferenza nell’immaginarle smarrite e disperate alla sua morte, la paura di ciò che gli avrebbero fatto i suoi nemici, la paura di morire… Ma Gesù rimane fedele, niente riesce a tramutare il suo amore in rabbia o violenza o rassegnazione. Le parole con cui preannuncia ai suoi ciò che faranno lo mostrano chiaramente, sono parole che preparano già in anticipo la strada del ritorno, come a dire: so cosa farete e io vi amo lo stesso, vi amo proprio per la vostra fragilità, per guarirla.
Sotto la croce
E’ l’amore che ci permette di contemplare la passione e la morte di Gesù. Lo vediamo nelle donne e in Giuseppe di Arimatea: hanno il coraggio di stare sotto la croce e di seppellire il corpo di Gesù, perché quella morte non li colpisce come il crollo della loro visione del Messia, ma come la dolorosa perdita di una persona tanto cara, della persona che li ha amati più di chiunque altro, fino a dare la vita. A condurci in questa Settimana Santa, allora, sia il desiderio di contemplare e lasciarci raggiungere dall’amore di Gesù, che ama anche ciascuno di noi più della sua stessa vita.
sorella Francesca P.
Discepole del Vangelo

Farsi raggiungere da quell’amore - Domenica delle Palme - 13 aprile 2014
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