L'angolo del diritto

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Il 18 maggio 2019 è entrata in vigore per effetto della L. 36/2019 la riforma della legittima difesa  “nel domicilio” (art. 52 c.p.) inteso come abitazione o altri luoghi di privata dimora compresi quelli in cui vengono svolte attività commerciali, professionali e imprenditoriali.

In ipotesi diverse, ovvero aggressioni subite fuori del domicilio, rimarranno applicabili i requisiti previsti dal primo comma dell’art. 52 c.p., ovvero la difesa sarà legittima solo quando la persona che ha agito lo ha fatto per la necessità di difendere un diritto proprio o altrui dal pericolo attuale di un’offesa ingiusta, purché la difesa sia proporzionata all’offesa. Il nuovo secondo comma, invece, stabilisce che nell’ipotesi in cui il domicilio venga violato (art. 614 c.p.) la difesa è sempre legittima se chi ha agito lo ha fatto per difendere l’incolumità propria o altrui, oppure i beni propri o altrui, da un’intrusione purché vi sia il “pericolo di aggressione” e “non vi sia desistenza da parte dell’aggressore”.
In parole povere, il legislatore parrebbe aver individuato una presunzione di proporzionalità tra difesa e offesa che sussiste, sempre, quando l’azione venga esercitata, con l’uso di armi legalmente detenute, da colui che legittimamente si trova nel domicilio e che subisca un’intrusione, anche violenta o armata, da parte di uno o più soggetti che minaccino la sua incolumità o quella di altre persone oppure beni propri o altrui. Lo spirito della legge è decisamente dalla parte della vittima iniziale se pensiamo che quest’ultima, in forza dell’azione difensiva esercitata, si trasforma in aggressore.
Tuttavia, l’art. 55 c.p. disciplina anche l’eccesso colposo che si configura quando un soggetto eccede colposamente i limiti della legittima difesa, ovvero reagisce all’offesa in modo sproporzionato ed eccessivo, vuoi per un’erronea valutazione della situazione di pericolo vuoi per un errore in fase esecutiva della difesa. In tal caso, il primo comma dell’art. 55 c.p. dispone che chi eccede colposamente i limiti della legittima difesa commette un illecito e, pertanto, soggiace alla relativa pena. Con la riforma in esame, il legislatore si è occupato anche di tale aspetto, introducendo un secondo comma, stabilendo che, nell’ipotesi di intrusione nel domicilio (art. 52 c.p.) chi eccede colposamente nella difesa non possa essere punito se la reazione è determinata da uno stato di grave turbamento dovuto alla situazione di pericolo in atto.
Ciò significa, ad esempio, che se l’intrusione non è in atto, quindi è già terminata, o se l’azione difensiva è dolosa, ovvero compiuta dalla vittima iniziale non solo per difendersi ma con la volontà di offendere, la punibilità non sarà esclusa. Ciò fa ritenere che, nonostante gli slogan che hanno accompagnato l’approvazione della riforma, la difesa domiciliare non sia sempre legittima.
E’, infatti, di qualche giorno fa la notizia di un tabaccaio indagato per eccesso colposo di legittima difesa per aver ucciso un ladro, che non sarebbe stato armato, che stava cercando di svaligiargli il negozio. (avv. Silla Grava, avv. Monica Fanton)

Se facciamo un acquisto di un bene cosiddetto mobile, come può essere un abito, un paio di scarpe oppure un elettrodomestico, ma anche un’auto, che poi si rivela difettoso o comunque non funzionante, abbiamo dei rimedi.

E’ pensiero diffuso che il pedone abbia sempre ragione e forse, in passato, le decisioni dei giudici, ad esso quasi sempre favorevoli, avevano alimentato questo luogo comune. In realtà non è così e il pedone disattento potrà essere ritenuto responsabile del sinistro causato fino anche ad escludere totalmente la responsabilità dell’automobilista.

A chi non è capitato di chiedere al parrucchiere solo una spuntatina per ritrovarsi, invece, un taglio completamente diverso da quello voluto o che non dona per niente al proprio viso, ovvero una tinta molto più chiara o più scura della nostra.

Il momento estremamente drammatico che stiamo vivendo ci pone davanti a diverse situazioni difficili, dolorose e preoccupanti. Ci è stato ripetuto infinite volte quello che è diventato il motto di tutti, ossia “restate a casa” divenuto poi una vera campagna con l’hashtag “♯iorestoacasa”.

L’emergenza sanitaria che stiamo vivendo ha costretto molti di noi a fare i conti con il lavoro da casa, il cosiddetto smart working o lavoro agile, modalità di lavoro molto in uso all’estero, ma in Italia mai davvero decollata.