L'angolo del diritto
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Il biotestamento è legge: ecco cosa prevede

I31 gennaio scorso è entrata in vigore la legge 219/2017 sul testamento biologico, conosciuta anche come legge sul fine vita, che dopo tante discussioni ha posto la disciplina delle dichiarazioni anticipate di trattamento, le cosiddette Dat. La normativa tutela il diritto alla vita, alla salute, alla dignità e all’autodeterminazione della persona, in armonia con quanto dispone l’art. 32 della nostra Costituzione, prevedendo la facoltà per ognuno di indicare i trattamenti sanitari che vorrebbe ricevere o meno nel caso in cui non fosse più in grado di esprimere a parole la propria volontà.
Ma chi può redigere il testamento biologico? Tutti i cittadini maggiorenni e capaci di intendere e volere; in caso di minorenni saranno i genitori o, in assenza, il tutore a disporre sul trattamento medico che, in ogni caso, dovrà tenere conto della volontà del minore che, per età e capacità, fosse comunque in grado di valutare la propria situazione. Il testamento biologico deve sempre avere forma scritta che può essere un atto pubblico redatto da un pubblico ufficiale come il notaio, una scrittura privata autenticata dal notaio, da altro pubblico ufficiale o anche dal medico dipendente del servizio sanitario nazionale o convenzionato, o ancora una scrittura privata consegnata personalmente dal disponente all’ufficio dello stato civile del comune di residenza che provvederà ad annotarlo in un apposito registro, ove istituito o, da ultimo, un semplice scritto consegnato presso le strutture sanitarie; nelle ultime due ipotesi, tuttavia, sarà necessario attendere l’emanazione da parte dei vari Ministeri interessati dei decreti attuativi della legge volti a regolamentare l’attivazione e la tenuta dei registri.
Qualora il malato non sia in grado di esprimere la propria preferenza per iscritto, ma sia comunque in grado di intendere e volere, è prevista la possibilità che le volontà di fine vita vengano manifestate anche a mezzo di videoregistrazione o con dispositivi che possano permettere alla persona di comunicare.
Pur non essendo prevista come obbligo, la legge auspica che nel testamento biologico venga anche designato un fiduciario, un familiare ma anche una persona estranea, che si assuma la responsabilità di interpretare le Dat e darne attuazione nel rispetto della volontà del disponente potendo lo stesso addirittura autorizzare i medici a non rispettare le volontà espresse dal disponente qualora le disposizioni non fossero congrue alla reale situazione clinica del paziente oppure emergessero nuove terapie in grado di migliorare le condizioni di vita dello stesso.
Il fiduciario designato - uno secondo la legge, ma nulla vieta che il disponente ne individui più di uno nel caso che il primo nominato rifiuti o rinunci all’incarico - dovrà essere anch’egli maggiorenne, capace di intendere e volere e dovrà accettare la designazione sottoscrivendo le Dat o con atto successivo da allegare al testamento biologico. E’ opportuno precisare, infine, che la legge in commento non dispone l’obbligatorietà del testamento biologico, che rimane una facoltà rimessa alla volontà di ognuno di noi, peraltro sempre revocabile e modificabile in qualunque momento.

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