Stile di famiglia

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L’amore esiste ma va dimostrato. Anzi, l’amore esiste solo quando è dimostrato cioè comunicato con parole e gesti. Con parole e gesti quotidiani e non sporadici, mica “dai dai che te l’ho già detto” e “dai dai che te lo dimostro sempre”. Con parole e gesti che nutrono e, quando serve, riescono a curare - sì curare, perché chi guarisce è l’Altro - le ferite.

Che cosa possiamo fare dunque noi come genitori di questi adolescenti in quarantena? Essere consapevoli dei danni che subiscono sul tono umorale, sulle relazioni, sulle regole, sull’apprendimento. Arginare, per quanto possibile, questi danni.

Il terzo decennio evolutivo viene chiamato il “decennio della definizione” perché è il momento propizio per rifinire ad arte l’educazione ricevuta, raccoglierne il meglio con gratitudine e prendere le consapevoli distanze dagli errori compiuti dagli educatori incontrati. Non è adolescenza e non va confusa con essa: gli adolescenti sono minorenni, devono vivere con i genitori e devono stare alle regole, purché ci siano, della comunità educante.

La domanda è: siamo produttori o consumatori in internet? Siamo consumatori consapevoli (vado a vedere quella cosa lì perché… punto) o passivi (Tizio mi manda questo, poi Caio quello, Sempronio quest’altro ed infine è Google in persona che mi rimpinza con i suoi suggerimenti)? L’essenziale è davvero minacciato senza sosta dall’insignificante.

L’utilizzo di smartphone, internet e social network modifica la materia bianca cerebrale, e per il cervello in età evolutiva il rischio dipendenza è triplo rispetto agli adulti. Il digitale altera il concetto di tempo, accelerandolo e consumandolo, e di spazio, riducendo e annullando le distanze. Rende più impulsivi nell’iniziare le cose, ma più lenti a terminarle.