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Educare non è imparare a memoria una sequenza di nozioni

Educare è essere maestri per rendere l’altro maestro di se stesso, in grado cioè di cercare, trovare e inventare, non solo memorizzare, ciò che gli serve per la vita

Parole chiave: concorso (41), scuola (569), educazione (65)
Educare non è imparare a memoria una sequenza di nozioni

Ho sentito parlare persone preparatissime, culturalmente e umanamente, del “quizzone” a crocette con domande nozionistiche piuttosto improbabili, attualmente conosciuto come “concorso”.
Un sistema basato sul precariato e sul quiz come valutazione della cultura e della predisposizione per la docenza, non credo testimoni di possedere in sé il motivo fondante di ogni insegnamento: la passione per la crescita, lo sviluppo, la realizzazione dei ragazzi.

Ciò che viene sottoposto ai futuri insegnanti sembra solo la versione macro di ciò che spesso devono affrontare gli studenti, lì dove la cosa più importante per imparare e amare ciò che si impara, la relazione educativa, è ritenuta un optional.
Per tutti i “quizzoni” ciò che conta è riempirsi in quel momento di informazioni e subito misurarle per poi rilassarsi e poterle dimenticare: a questo e a nient’altro servono, non certo a imparare a conoscere il mondo, e se stessi, attraverso lo studio.

E’ appena uscito il film candidato come miglior straniero agli Oscar dal titolo “Lunana: il villaggio alla fine del mondo” dove un giovane insegnante del Bhutan moderno viene inviato a 4.800 metri di altitudine, per completare il suo tirocinio.
Una storia in un ambiente estremo dove l’insegnamento non può che essere il più puro distillato della relazione educativa: le persone, il dialogo, niente tecnologie-metodologie-strategie.

Ciò che si insegna viene scelto, certamente all’interno di un programma, perché utile alla crescita delle persone.
I necessari programmi sono la cornice, ma non l’opera d’arte stessa: i programmi, parafrasando, sono per le persone e non il contrario.

Tutti i “quizzoni” del mondo, quelli per docenti come quelli per alunni, hanno completamente sradicato l’insegnamento dall’educazione.
Insegnare come educare significa infatti dare ai ragazzi gli strumenti per raggiungere la versione maggiormente consapevole ed evoluta di sé, prendersi cura di loro affinché imparino a prendersi cura di sé e del mondo, renderli autonomi nell’apprendimento e nella ricerca delle conoscenze utili alla vita e alla professione.

Educare è essere maestri per rendere l’altro maestro di se stesso, in grado cioè di cercare, trovare e inventare, non solo memorizzare, ciò che gli serve per la vita.
Per un giovane non esiste e-mozione, letteralmente “mi muovo da”, più potente che scoprire di poter dare forma, in prima persona, alla propria esistenza.

Quando Ugyen, il maestro tirocinante del film, chiede ai bambini di Lunana perché vadano a scuola, uno di loro risponde che vuole diventare insegnante come lui, perché il maestro “tocca il futuro”.
In Bhutan per diventare insegnanti serve un percorso universitario di cinque anni con un tirocinio pratico, parallelo e contestuale allo studio, esattamente di cinque anni.

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