Stile di famiglia
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Evitiamo il pressing sui figli

Quando un bambino e ancor più un adolescente escono da scuola sono proprio stufi e hanno decisamente bisogno di cambiare aria. In fondo, si tratta di comprendere che tutti gli esseri umani, studenti compresi, hanno bisogno di quel delicato gesto d’attenzione racchiuso nella quasi impercettibile domanda “Come stai?”

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Evitiamo il pressing sui figli

Ricomincia la scuola e con essa il tormentone di genitori, nonni, perfino baby-sitter “Com’è andata oggi la scuola?” che è l’equivalente che qualcuno ci venga a prendere ogni santo giorno in ufficio e puntualmente, con una gamba ancora fuori dall’auto, ci chieda “Com’è andato oggi il lavoro?”

Proprio come un adulto, quando un bambino e ancor più un adolescente escono da scuola, che è a tutti gli effetti il loro posto di lavoro, sono proprio stufi e hanno decisamente bisogno di cambiare aria. Altro che voglia di raccontare tutto per filo e per segno, è l’espressione del viso che in fondo parla da sola e può comunicare, assieme all’ovvia stanchezza, sia soddisfazione, interesse, divertimento, come apatia, rabbia o tristezza. E allora lanciamo un saluto e un sorriso e mettiamo in auto la sua musica, magari raccontiamo due cose ed evitiamo il pressing. Lasciamo passare un po’ di tempo per poi fare qualche domanda qua e là, evitando quelle che possano avere come risposta un semplice “sì” o “no”. Perché non esistono figli sbagliati, ma domande mal poste che implicano solo questi due unici monosillabi! Anche a un adulto se chiedi “Hai mangiato la merenda?” non può che rispondere “sì” o “no”, punto.

Certo, per le questioni veramente urgenti si deve parlare subito, ma per quelle importanti è decisamente meglio aspettare la sera o il fine settimana. Fondamentale anche accettare di interrompere (ragionevolmente) quello che si sta facendo, se abbiamo la “grazia” di essere interpellati.
Ma, in fondo, si tratta di comprendere che tutti gli esseri umani, studenti compresi, hanno bisogno di quel delicato gesto d’attenzione racchiuso nella quasi impercettibile domanda “Come stai?”.

Se è sincera, questa domanda rivela interesse per l’“essere” di una persona prima che per il suo pur importante “produrre”. Se è vera, non è posta col cronometro oltre il quale la risposta è sbagliata o fuori tempo.
Anche tra adulti dovremmo salutarci con un semplice “Buongiorno” e non con uno sbrigativo e non interessato “Tutto bene?”.

“Come stai?” è forse la più bella e impegnativa delle domande perché racchiude l’essenza di una relazione. E’ lo sguardo verso l’altro, andando oltre la frenesia della montagna delle cose da fare per coltivare un rapporto che se trascurato cede il posto ad altri argomenti e priorità. E se proprio la curiosità, ma anche il legittimo interessamento ci possiede, sotto col kit delle domande insospettabili tipo: “C’era qualcuno che aveva voglia di scherzare oggi in classe?”, “La prof, tranquilla o coi nervi?”, “L’insegnante vi ha caricato di compiti o una roba decente?”, “La cosa migliore di oggi, dai”, “Oggi ti sei innervosito con… oppure è filata liscia?”, “Il posto che ti hanno dato, lo cambieresti o ti va bene?”, “Ti hanno messo a lavorare con quel compagno simpatico… come si chiama?”, “C’è qualcosa che vorresti fare anche domani?”, “Chi vorresti chiamare a casa?”
E molte altre. Naturalmente, non tutte assieme.

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