Stile di famiglia
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Le parole e i gesti dell'amore

L’amore esiste ma va dimostrato. Anzi, l’amore esiste solo quando è dimostrato cioè comunicato con parole e gesti. Con parole e gesti quotidiani e non sporadici, mica “dai dai che te l’ho già detto” e “dai dai che te lo dimostro sempre”. Con parole e gesti che nutrono e, quando serve, riescono a curare - sì curare, perché chi guarisce è l’Altro - le ferite.

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Le parole e i gesti dell'amore

L’amore esiste ma va dimostrato. Anzi, l’amore esiste solo quando è dimostrato cioè comunicato con parole e gesti. Con parole e gesti quotidiani e non sporadici, mica “dai dai che te l’ho già detto” e “dai dai che te lo dimostro sempre”. Con parole e gesti che nutrono e, quando serve, riescono a curare - sì curare, perché chi guarisce è l’Altro - le ferite.

Facendo sentire chi si dice di amare una persona unica, insostituibile, riconosciuta e accolta proprio per ciò che è – luci e ombre - e non per ciò che fa o che ha.

L’amore va dimostrato, non sottinteso, intuito, percepito, persino immaginato, mai implorato e men che meno preteso.

L’attenzione, l’amicizia, l’affetto non vanno di certo elemosinati perché, diciamola tutta, non esiste la mancanza di tempo, ma la mancanza di interesse. Nelle relazioni, poi, le persone che decidono di amare rischiano comunque di dare agli altri ciò di cui hanno in realtà bisogno loro. In pratica, dire le parole che si vorrebbero sentire, abbracciare perché si ha bisogno di essere abbracciati, senza nemmeno sincerarsi che per l’altro sia un gesto gradito, regalare un oggetto che ci piacerebbe a nostra volta ricevere o schizzare in mille servizi, mentre la persona ha semplicemente bisogno di presenza e ascolto.

Viceversa, le parole usate dovrebbero essere poche ma capaci di vitalizzare (che è il contrario di mortificare); il contatto fisico sempre tenero, cioè a partire dagli occhi e magari per fermarsi lì. Il tempo dedicato autentico, ossia mai multitasking; i gesti di servizio non come dimostrazione di “quanto sono bravo a sacrificarmi per te”, ma sentiti e adatti a sollevarti da qualche incombenza e fatica.

Infine, anche i doni materiali, non come dimostrazione della propria generosità e ricchezza, ma come segno che si sa comprendere bisogni e desideri di chi si ama, senza delegare a nessuno alcun passaggio (pensare, fare o comprare, scrivere la dedica, consegnare). Riconosciamo tra queste righe i così detti cinque linguaggi dell’amore, tutti necessari, pur sapendo che ciò che fa sentire amata una persona, potrebbe non valere esattamente per l’altra.

C’è anche un sesto modo per dimostrare l’amore, che è quello di aprirsi, lasciarsi vedere e lasciarsi amare, dando accesso alla nostra anima e alla nostra vulnerabilità. Se mai accade, potremmo essere campioni di generosità ma diverremmo “inamabili”, rendendo chi ci vuol bene una presenza inutile, e per giunta facendolo sentire inadeguato. Saper ricevere, che non è certamente l’equivalente di prendere, è la competenza che non rende vano l’Amore, umano e divino.

In fondo, quando ci diciamo reciprocamente “Buon Natale” stiamo proprio invocando questa decisiva apertura alla Vita, che rende possibile ogni rinascita e ogni riscatto.

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