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"Le Iene" della discordia

Non è giornalismo televisivo, ma le indagini spesso hanno grande spessore

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"Le Iene" della discordia

Fra i programmi televisivi di lunga data, un posto di rilievo spetta a “Le Iene”, se non altro proprio per la longevità televisiva: la trasmissione firmata da Davide Parenti è in onda dal 22 settembre 1997 e sembra non aver ancora esaurito la sua verve per le stagioni a venire. Il format - versione italiana dell’argentino “Caiga quien caiga” - prende il titolo dall’omonimo film di Quentin Tarantino, ma le uniche citazioni effettive della celebre pellicola sono gli abiti di inviati e conduttori (giacca e cravatta, in bianco e nero) e la scritta della sigla, identica a quella della locandina italiana del film.Alla guida della prima edizione fu chiamata una Simona Ventura allora all’apice del successo, che passò poi il testimone ad Alessia Marcuzzi - affiancata da Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu - quando la prima andò a lavorare in Rai. Fra una girandola di conduttrici e conduttori, si è arrivati alla versione attuale, che vede in studio Ilary Blasi e Teo Mammucari (ex inviato del programma) e in regia la Gialappa’s Band che interagisce con i due in voce fuori campo.Più di qualche protagonista ha trovato in questa trasmissione un trampolino di lancio per la sua carriera nel mondo dello spettacolo: Luca e Paolo, Marco Berry, Alessandro Sortino, Peppe Quintale, Fabio Volo, Marco Maccarini, Max Laudadio, Nicola Savino, Pif, Alessandro Cattelan, Andrea Pellizzari, Debora Villa, Claudio Bisio, Fabio Canino, Enrico Bertolino, Fabio De Luigi (con poco spazio per le “quote rosa”, sono tutte “quote blu”, anzi… “nere”).Con il passare degli anni, le rubriche e i servizi si sono fatti sempre più incisivi dal punto di vista “giornalistico”. Spesso capita che le telecamere (solitamente nascoste) documentino truffe, raggiri, irregolarità e malcostumi di vario segno, aprendo la strada alle inchieste giudiziarie e all’accertamento delle responsabilità dei colpevoli. Il che ci può anche stare, a patto di non confondere il programma di Parenti con una testata giornalistica televisiva: molti inviati non sono professionisti dell’informazione, anche se va loro riconosciuta una pervicacia investigativa degna dei migliori reporter d’assalto.L’altro filone che affianca le inchieste è quello delle provocazioni, che negli anni sono passate dalle domande incomprensibili di Mammucari, alle interviste lasciate a metà durante le risposte, all’organizzazione di scherzi anche pesanti ai danni dei vip, agli assalti a base di “twerking” che sono una delle novità di quest’anno. E qui si esce dall’ordinario, per andare a scadere nella risata greve se non, addirittura, volgare.Una terza pista consolidata, ma dagli esiti discutibili, è quella che porta a cavalcare i casi di cronaca e di attualità in modo speculativo, con un occhio sempre rivolto all’audience, e che sotto il pretesto della denuncia o della lotta in favore dei deboli nasconde in realtà ideologie pericolose. È l’esempio del caso Stamina, che proprio “Le Iene”, nella persona di Giulio Goria, avevano sollevato sposando senza riserve la terapia del “professor” Vannoni rivelatasi poi una bufala (e molto probabilmente una truffa).Non di rado è capitato che alcuni servizi troppo al di là delle regole e, soprattutto, della tutela della privacy siano stati bloccati o censurati, mentre miglior sorte hanno avuto alcune “rubriche” che anche altre trasmissioni hanno imitato nel corso degli anni, come per esempio l’intervista doppia, le classifiche della settimana, le incursioni a sorpresa per smascherare i malandrini, i litigi provocati ad arte.Alcune “perle” sono entrate nella storia, dai reiterati insulti di Vittorio Sgarbi al Trio Medusa alle ciniche interviste di Enrico Lucci (lui sì, giornalista), dalle botte prese da Luca Barbareschi e da qualche personaggio famoso arrabbiati all’imbarazzo dei parlamentari nostrani di fronte alle domande di cultura generale di Sabrina Nobile.

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