Viaggi e Pellegrinaggi
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A piedi sulle orme di Enrico da Bolzano

Quattro pellegrini trevigiani sono partiti da Biancade, passando per la Cattedrale di Treviso, hanno percorso circa 240 chilometri per giungere otto giorni dopo nella terra natale del beato di cui ricorre quest'anno il settecentenario della morte.

Parole chiave: pellegrinaggio (42), treviso (1800), bolzano (8), beato enrico (19)
A piedi sulle orme di Enrico da Bolzano

Abbiamo attraversato con il nostro stendardo raffigurante il beato Enrico pianure e valli, fiumi e torrenti, tratti di antiche vie consolari, sentieri a mezza costa in collina tra vigneti e boschi, abbiamo macinato circa 240 chilometri in una settimana, sudando, chiacchierando, anche litigando, sotto il sole e in mezzo a qualche temporale ed arrivati finalmente a Bolzano ci pare quasi di averlo riportato a casa. A qualche kilometro da qui lo stesso  beato Enrico visto, casualmente, in un capitello di campagna con la zappa in mano, sotto le braccia del Crocifisso, è sembrato dirci grazie e darci il benvenuto nella sua terra natale.
Quando ho saputo in Consiglio pastorale diocesano che il programma delle celebrazioni del beato Enrico prevedeva un pellegrinaggio a Bolzano ho pensato: un pellegrino iacobeo non può che andare a piedi, magari portando l’immagine del Beato per strade e pianure e valli. Ho verificato le disponibilità di alcuni amici, anch’essi pellegrini iacobei, a camminare con me verso la meta di Bolzano ed ho lavorato un po’, consultandomi con studiosi della vita del Beato, al fine di identificare un itinerario che avesse una qualche plausibilità storica e potesse anche rappresentare per un futuro prossimo una traccia per altri pellegrini, che, sulle orme del beato Enrico, ma anche su quelle di Pietro o di Giacomo o di Antonio, intendessero da Nord arrivare od attraversare le nostre terre venete.
Ho cercato nel contempo di trovare luoghi di ospitalità povera lungo il cammino e di identificare tratti di strada percorribili a piedi in sicurezza e libertà.
Il 12 giugno siamo partiti in quattro amici da Biancade di fronte al tempietto del beato Enrico ed abbiamo percorso un itinerario che si è snodato in otto tappe.
La prima da Biancade a Treviso in Cattedrale, alla tomba del beato, dove abbiamo ricevuto la benedizione, poi al tempietto del beato Enrico, per arrivare attraverso la ciclabile dell’Ostiglia e il parco del Sile fino a Castelfranco.
La seconda tappa Castelfranco-Bassano: lungo il sentiero degli Ezzelini siamo arrivati ad Asolo, seguendo poi fino a Bassano l’antica pista dei Veneti, che collegava le valli del Brenta e del Piave.
La terza tappa Bassano–Grigno: abbiamo seguito un bellissimo sentiero sulla destra Brenta fino a Valstagna dove abbiamo partecipato alla messa, poi sotto rovesci di pioggia e grandine siamo arrivati al rifugio Tombion, da dove ci siamo immessi sulla ciclabile del Brenta fino a Tezze di Grigno.
La quarta tappa Tezze di Grigno-Levico. Abbiamo seguito la pista ciclabile del Brenta e siamo arrivati a Levico di nuovo sotto la pioggia.
La quinta tappa Levico-Lavis si è snodata lungo un bellissimo itinerario a partire dal lago fino al castello di Pergine e da qui proseguendo per Civezzano e i forti per salire a mezza costa tra vigneti, ciliegi carichi di frutti e boschi fino alla discesa verso Lavis. Non posso, però, non citare un aneddoto che mi ha colpito: durante le mie peregrinazioni volte a trovare una strada che mi consentisse di evitare le “gallerie” di Trento, sull’asse della Valsugana ho chiesto informazioni all’ufficio anagrafe del Municipio di Civezzano, un paesino che sovrasta la valle proprio sopra le gallerie; i due impiegati Federica e Danilo, sapute le motivazioni della mia richiesta, mi hanno preparato una dettagliata mappa, consegnandomela, non senza prima averla testata di persona!
La sesta tappa Lavis-Egna: itinerario lungo la assolata ciclabile che costeggia il grande fiume Adige, gonfio d’acqua per le piogge abbondanti.
La settima tappa Egna-Caldaro: siamo usciti dalla ciclabile e ci siamo diretti a Termeno per visitare la splendida chiesetta di san Giacomo che domina la valle, con antichi e misteriosi affreschi duecenteschi tra i quali non manca la rappresentazione del famoso miracolo del gallo, che la Leggenda Aurea attribuisce a san Giacomo. Da qui ci siamo inoltrati per bellissimi sentieri erbosi con salite e strappi improvvisi, seguiti da discese e di nuovo salite, fino a Sella e Castelvecchio, per arrivare la sera nel Convento francescano di sant’Antonio da Padova di Caldaro. A Caldaro abbiamo perso un compagno di cammino che, sopraffatto dalle vesciche, non riuscendo più a camminare, ha deciso di ritornare a casa.
L’ultima tappa Caldaro-Bolzano: partiti presto, dopo la colazione nel refettorio del Convento, ci siamo diretti lungo una ciclabile ricavata dal tracciato di una vecchia ferrovia fino a Bolzano dove siamo arrivati in tarda mattinata del 20 giugno. Per Alessio, Pompeo, Egidio, Paolo è stato un cammino di fatica e un cammino dell’anima; chilometro dopo chilometro, nelle soste e nei silenzi di ciascuno o nei momenti di preghiera comune di fronte a chiesette o edicole campestri, in qualche messa al mattino, ci pareva di sentire l’eco delle parole dei discepoli di Emmaus: “Non ci ardeva il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino…?”.
Un’esperienza forte anche sul piano umano e culturale, senza dimenticare il valore aggiunto della sperimentazione di un percorso che, definiti con precisione i siti di ospitalità “povera”, ed i numerosi  “visitanda sunt” che punteggiano il percorso, potrebbe essere proposto alle persone che sempre più numerose, decidono di spendere parte del loro tempo per camminare verso luoghi sacri.

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