Viaggi e Pellegrinaggi
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Camino di Santiago, novecento chilometri che cambiano la vita

Bruno Cendron pensionato di Paese, ex vigile municipale, ha compiuto il cammino dalla Francia fino a Santiago de Compostela.

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Camino di Santiago, novecento chilometri che cambiano la vita

Circa 900 chilometri a piedi, a 64 anni. Bruno Cendron pensionato di Paese, ex vigile municipale, dal 30 aprile al 29 maggio, ha attraversato la Spagna a piedi, con il sole o la pioggia, da Saint Jean Pied de Port, sui Pirenei (Francia), a Santiago di Compostela e poi Finisterre in riva all’Atlantico.
“Da questa viaggio è tornato un altro  Bruno”, così sintetizza la sua esperienza Cendron, che è anche un dinamico escursionista di montagna, nonché un ottimo ciclista che ha percorso l’Europa con altri amici.
Il Camino di Santiago, un progetto coltivato per 12 anni, dal 2002, da quando gli avevano regalato un libro sul tema. Da allora è stato un tormento continuo finché si è deciso a togliersi questo sfizio. Lasciata dunque la famiglia, in particolare la moglie Mirka, messo sulle spalle uno zaino di 15 chili, si è incamminato solo con se stesso. Sì, perché questa è un’esperienza che serve soprattutto a scoprire se stessi. “Lo strappo più grande è stato soprattutto nei confronti degli affetti – aggiunge -, nei primi giorni mi è infatti mancata soprattutto la famiglia”. Lui e la moglie hanno sempre condiviso ogni esperienza: entrambi appassionati di montagna hanno conquistato tante mete insieme, ma questa volta hanno scelto di separarsi.
“Si incontrano tante persone, di tante nazionalità ed estrazioni, compresi ingegneri, primari ospedalieri, dirigenti aziendali, ognuna con una visione e scopo diversi”, assicura Cendron, che, dunque, si è incamminato senza sapere veramente perché lo faceva. Pur essendo un credente non era mosso prioritariametne dalla fede, o dal desiderio di compiere un’impresa sportiva, e neppure per raggiungere la bramata “Compostela”. Semplicemente voleva vivere un’esperienza diversa, forse per saziare una curiosità.
Però, dopo un po’ scatta in lui qualcosa: nella fatica, nei disagi, nelle persone e nelle bellezze naturali che incontra comprende che è ciò che hai già dentro che si rivela. Gli capita spesso di meravigliarsi delle cose semplici, la preghiera serale e i sentimenti condivisi con pellegrini di ogni continente lo commuovono e piange. “Vedi nelle persone tanta luce, amicizia, spontaneità, gente che prosegue nonostante le vesciche e ti saluta con un sorriso. Comprendi che si può vivere con poco, in modo diverso, in pace con il mondo che è di tutti: è un salto di vita”.
E’ straordinario ciò che accade intorno: c’è Federica da Varese, caporal maggiore dell’Esercito; Pino da Como, al 12° Camino, ed Efisia; Romano da Cervia; Anthony cuoco a New Orleans; Louis il brasiliano; Carlo di Brendola; Dario e Stefano dalla Puglia; Davide e Maria dal Centro Italia; c’è perfino un giovane vietnamita dal nome impronunciabile. A sera condividono il desco insieme. Ciò significa che il mondo è di tutti e si può essere tutti amici, perché in ognuno c’è una luce che brilla. Lo rattrista soltanto di non poter condividere con la sua metà una gioia così interiore. Bruno Cendron ci fa capire che il Camino non è un’impresa (“ognuno ha i suoi tempi”), non è nemmeno un miracolo, è solo un pretesto per cogliere i “segni”, per caricarsi interiormente, per vedere la vita da un’altra angolazione e scoprire che si può ben vivere da fratelli.

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