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Terrasanta: il coraggio della testimonianza

Terra di contrasti politici e religiosi molto forti come hanno potuto appurare e verificare i pellegrini della parrocchia di Castello di Godego che hanno avuto l’opportunità di un viaggio nella terra di Gesù.

Terrasanta: il coraggio della testimonianza

Accompagnati dal parroco don Gerardo Giacometti, guidati da don Michele Marcato, biblista della diocesi di Treviso e con la stella polare del Vangelo di Matteo, i pellegrini hanno toccato con mano questa difficile ed affascinante realtà fatta di miserie, terre rigogliose, deserti… pietre.  A don Michele il compito di far “parlare” proprio queste pietre e soprattutto l’importanza del deserto nel vecchio testamento. “Nel deserto si fa esperienza di fede, del bisogno di Dio” ha spiegato a Masada, nel Mar Morto, a Gerico. Dal silenzio alla meditazione alla vita a Betlemme (attraversando il muro che separa lo stato israeliano da quello palestinese) da dove arriva la buona novella ed entrando nella basilica della natività: “I segni della presenza di Dio sono segni semplici, come quello di inchinarci” ha spiegato. Ma a Betlemme  anche l'incontro, molto interessante, con don Rami Asakrieh, prete francescano parroco di Betlemme. Lui giordano di madre siriana, battezzato ortodosso melchita, quindi prete cattolico diocesano e poi francescano. I cristiani sono una netta minoranza ed i turisti i pellegrini sono una risorsa indispensabile per sopravvivere. Ha spiegato la difficile vita dei cristiani, i problemi sociali e politici. “La vostra presenza ci dà sicurezza -  detto - ed il muro blocca la nostra libertà. Nel giro di 10 anni avremo una chiesa anziana e senza giovani qui. Come faremo? Ci servite voi.” E poi la dura conclusione: “Non è importante essere musulmano o cristiano, l’importante è essere umano”. E per essere “umani” c’è l’assoluto bisogno di rinnovarsi quasi un nuovo “battesimo”. Ecco l’esperienza sulla riva del fiume Giordano. “Toccare l’acqua è fare memoria del nostro battesimo, rinnovare l’adesione a Cristo” ha spiegato don Gerardo. Così come è successo sul Monte Tabor con la trasfigurazione: “Esperienza grande e straordinaria” l’ha definita il parroco. Grande come gli accadimenti di Nazareth: “Nazareth dà un senso a tutte le cose che facciamo ogni giorno” ha spiegato nella sua omelia in basilica don Gerardo: “E' il luogo delle nostre domande quotidiane”. Il luogo dove si è celebrata la grande processione internazionale ma anche il luogo dove i pellegrini hanno incontrato don Marco, giovane prete di La Spezia che ha lasciato tutto per ritirarsi a pregare nel centro fondato da Charles de Foucauld: una scelta radicale. Come è stato radicale il messaggio delle beatitudini commentato il Galilea durante la messa: “Quale beatitudine siamo chiamati a realizzare? - ha chiesto il parroco -, il Signore ci chiede fedeltà nonostante tutto”. Quella fedeltà estrema che ha testimoniato  suor Esther Maria che vive e lavora nella casa dei carmelitani sul Monte Carmelo:  “Dobbiamo essere ambasciatori di Cristo, testimoniare il Vangelo, questo è il tempo dei laici”. E poi la conclusione, a Gerusalemme: “Una parte importante della nostra storia cristiana” l’ha definita don Michele mentre don Gerardo nella messa in Basilica: “Rischiamo di essere devoti al Crocifisso dimenticandoci di essere testimoni del Risorto…Dio vive accanto ai crocifissi della storia…ma Dio qui ci dice anche: Io ci sono”. Affermazione importante per i pellegrini godigesi per portare a casa il coraggio della testimonianza.

Allegato: incontro ts.jpg (101,44 kB)
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