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1991-2021. Com'è cambiata la terra delle aquile

Trent'anni fa, a Brindisi, approdarono due navi e una chiatta. A bordo c'erano 27 mila albanesi ammucchiati l'uno sull'altro senza cibo né acqua. Una scena che si ripeté nel mese di agosto. Fu la prima prova di accoglienza del nostro Paese. Il ricordo e le immagini

1991-2021. Com'è cambiata la terra delle aquile

Tra il 6 e il 7 marzo del 1991, esattamente 30 anni fa, a Brindisi approdarono due navi e una chiatta. A bordo c’erano 27mila albanesi, ammucchiati l’uno sull’altro senza cibo né acqua. Migranti in fuga da crisi economica e dittatura.

Due settimane prima, il 20 febbraio del 1991 in piazza Skanderbeg, nel cuore della capitale albanese Tirana, una folla oceanica composta da studenti e operai abbatté la statua bronzea di Enver Hoxha. Hoxha, l’artefice di uno dei regimi comunisti più totalitari e chiusi che siano mai esistiti, era morto nel 1985. Le redini del potere erano nel frattempo passate nelle mani del delfino Ramiz Alia, che in suo onore fece costruire quella statua alta dieci metri, e stava in quel momento facendo pressione sull’Occidente – affinché questo lo aiutasse economicamente – utilizzando come strumento di pressione le decine di migliaia di albanesi pronti a partire.

In pochi giorni, un regime basato sul più assoluto isolamento andò in frantumi. Fuggivano da un’Albania sull’orlo del collasso economico, in uno dei primi grandi sconvolgimenti dell’Europa post caduta del Muro di Berlino, avvenuta solo due anni prima. Trovarono sull’altra sponda dell’Adriatico un Paese impreparato a gestire un esodo di quel tipo e un’Europa silente.

Fu un’emergenza umanitaria senza precedenti: da Durazzo e Valona attraccarono decine di piccole imbarcazioni e grosse navi mercantili gremite di uomini, donne e bambini nei porti pugliesi di Brindisi, Bari e Otranto.

Da allora, la nostra percezione del Mediterraneo e del fenomeno migratorio si è profondamente trasformata e, forse, ci siamo anche assuefatti da immagini e notizie di sbarchi. Alcune dinamiche di pressione politica si ripetono e spesso i regimi chiedono soldi per non far partire i migranti. I “boat people” albanesi negli anni sono stati sostituiti dai somali piuttosto che dai curdi o siriani che prendono il largo del Mediterraneo o dell’Egeo con i motori in panne e lanciando disperati SOS.

Tuttavia a materializzare l’immagine dell’esodo davanti ai nostri occhi non furono tanto quei viaggi dei primi di marzo di 30 anni fa, quanto l’approdo del mercantile Vlora nel porto di Bari la mattina dell’8 agosto del 1991. A bordo, stipati in ogni anfratto della nave, c’erano oltre 16mila persone. Molti si gettarono in mare per tentare di raggiungere la banchina a nuoto. Quasi tutti vennero rimpatriati, dopo essere stati ammassati nello stadio cittadino per alcuni giorni.

A trent’anni di distanza oltre mezzo milione di uomini e donne provenienti dal Paese delle aquile si sono integrati nella società italiana. In particolare, si è formata una nuova generazione italo-albanese, perfettamente bilingue, che vive in bilico tra le due sponde dell’Adriatico. Frequenta le nostre scuole e lavora nelle nostre fabbriche, ritornando nel mese di agosto per le ferie a casa. Molti di loro hanno preso anche la cittadinanza italiana. Alcuni hanno scelto la strada del ritorno.

L’Albania oggi è un Paese vitale e giovane con poco meno di 3milioni di abitanti. L’età media è di poco più di 37 anni, contro i 46 dell’Italia. La forza lavoro è flessibile e costa poco, motivo per il quale migliaia di italiani hanno investito nel Paese delle aquile soprattutto nei settori agro-alimentare, tessile e terziario, grazie a una tassazione generale favorevole.

L’Albania è per dimensioni una volta e mezza la superficie del Veneto, ma nonostante ciò la varietà del suo territorio è straordinaria sia dal punto di vista geografico, sia sotto il profilo storico e culturale. Per questo ha un forte potenziale turistico.

Il Paese ha intrapreso da tempo un processo di riforme interno teso ad avvicinare il suo impianto istituzionale, amministrativo e giuridico agli standard europei e attende di essere parte dell’Unione europea.

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