Società e Politica
stampa

30º rapporto Eurispes: l’Italia deve ricucire il Sistema con il Paese

“Il Sistema - afferma il presidente dell'istituto di ricerca Gian Maria Fara - è fragile sotto molti punti di vista, ma non debole. L'Italia ha molte frecce nel suo arco, enormi potenzialità ma ha grandi difficoltà a trasformare la sua potenza in energia”. Di questo ha una particolare responsabilità la classe dirigente.

Parole chiave: eurispes (2), sistema (6), paese (83), italia (54), società (29)
30º rapporto Eurispes: l’Italia deve ricucire il Sistema con il Paese

Ricucire. E’ questo ciò di cui l’Italia ha bisogno. Ricucire il Sistema con il Paese, quei due elementi che solitamente si accostano nella fortunata espressione “Sistema Paese” e invece oggi appaiono divisi. Separati in casa. Convivono faticosamente sotto lo stesso tetto, ma si guardano in cagnesco e si rimproverano continuamente. Il Rapporto 2018 dell’Eurispes, il n.30 della serie, punta su questa immagine per descrivere l’Italia che ha appena archiviato il 2017 e ha già consumato il primo mese del nuovo anno. Il Sistema, afferma il presidente dell’istituto di ricerca, Gian Maria Fara, è fragile sotto molti punti di vista, ma non debole. “L’Italia ha molte frecce nel suo arco, enormi potenzialità – spiega Fara – ma ha grandi difficoltà a trasformare la sua potenza in energia”. Di questo ha una particolare responsabilità la classe dirigente che si dimostra incapace di indicare e perseguire “obiettivi comuni”.

La stessa ripresa economica – osserva il presidente dell’Eurispes – “non è il frutto di uno slancio collettivo, ma della spinta e delle performance di alcuni settori che da soli possono produrre risultati, ma non riescono ancora a svolgere una funzione aggregante, coinvolgente e motivante”. Il Paese, a sua volta, “è confuso sul piano politico e ondeggia indeciso tra conservazione e cambiamento”, tra “desiderio di stabilità e spinte populiste”.

Si confrontano due tendenze fondamentali: “l’etica della responsabilità” e “l’etica della convinzione”. La prima si affida alla testa, la seconda alla pancia. La prima valorizza la riflessione razionale, il rapporto proporzionato tra mezzi, fini e risultati possibili. La seconda si rifugia in una sorta di fideismo politico, nella chiusura autoreferenziale, nella rabbia indiscriminata verso l’esistente. E si alimenta di paure. Il Rapporto elenca così le minacce più sentite dagli italiani: corruzione (87,7%), politici incompetenti (86,2%), organizzazioni mafiose (85,6%), inquinamento dell’aria (81,1%), attentati (78%) e crisi dell’acqua (74,1%). Questioni serie, serissime. E colpisce che ai primi posti si collochino anche due minacce “ecologiche”, segno di una crescente sensibilità per questi temi.

Le paure in sé meritano sempre attenzione e presa in carico, ma possono innescare dinamiche sociali pericolose quando diventano il movente principale e il criterio dell’agire. Ancor di più quando sono indotte da un’errata percezione della realtà. Il caso più eclatante – e l’Eurispes lo conferma – è quello degli immigrati.

Più della metà del campione intervistato sovrastima abbondantemente la loro presenza, il 25,4 ritiene addirittura che un residente in Italia su quattro sia straniero. Appena il 31,2 è in grado di valutare correttamente quanti stranieri siano di religione islamica mentre il 27,4 è convinto che la maggior parte degli immigrati provenga dall’Africa del Nord, quando soltanto il 12,9% arriva in Italia da quella regione.

L’altra faccia delle paure è il bisogno di protezione. Nella lenta e faticosa ripresa di fiducia nelle istituzioni, che l’Eurispes registra positivamente (+13% rispetto all’anno precedente), a fare la parte del leone sono le forze armate, le forze di polizia e i servizi di intelligence, con valori superiori al 60%. Il picco è per i vigili del fuoco (86,6%) e per la protezione civile (76,3%). Quasi a conferma di questa tendenza, l’unico campo in cui il governo raggiunge il 50% del gradimento è nel contrasto al terrorismo internazionale. Per il resto si ferma al 21,5%, ma non molto di più ottiene il Parlamento (22,3%). L’unico che si salva è il presidente della Repubblica.

Sul versante economico il Rapporto conferma il contrasto tra la ripartenza dei consumi e le persistenti difficoltà di tante famiglie: 4 su 10 dichiarano di essere ancora costrette a intaccare i risparmi per arrivare alla fine del mese. Evidentemente c’è una parte della società italiana che ha cominciato a beneficiare della ripresa economica e un’altra che invece sta ancora scontando le conseguenze della crisi.

Anche sotto questo profilo, dunque, c’è l’urgenza di “ricucire”. L’idea che Fara mette sul tavolo è quella di ricominciare dalla Costituzione, che dopo settant’anni resta il riferimento comune per il Sistema e per il Paese. Per il presidente dell’Eurispes non c’è “un sistema valoriale e orientativo migliore” di quello iscritto nella Carta del 1948, “purchè si abbia il coraggio di reinterpretarla.

Fonte: Sir
Tutti i diritti riservati
30º rapporto Eurispes: l’Italia deve ricucire il Sistema con il Paese
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento