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5G: l'associazione Comuni vara il piano contro le "antenne selvagge"

In undici si sono messi insieme per programmare. A spiegare i dettagli Fabio Maggio, assessore all'Ambiente di Pederobba

5G: l'associazione Comuni vara il piano contro le "antenne selvagge"

Saranno anche piccoli, gli 11 Comuni che hanno concertato assieme i “Piani antenne”, consultando i cittadini e accordandosi con le compagnie telefoniche, ma assieme coprono un’area di più di 200 chilometri quadrati, che va dalla Pedemontana trevigiana alla Sinistra Piave, con circa 40 mila abitanti. Non è piccolo il risultato raggiunto da Pederobba, Cornuda, Cavaso del Tomba, Possagno, Monfumo, Castelcucco, Segusino, Maser, Giavera del Montello, Cappella Maggiore e un Comune della provincia di Belluno, Alano di Piave. L’iniziativa è stata portata avanti dal centro studi dell’Associazione dei Comuni della Marca trevigiana e, di fatto, ha garantito ai cittadini uno sviluppo ordinato delle antenne, senza spese legali né forzature da parte delle compagnie di telecomunicazione, con controlli garantiti e costanti sulla salubrità delle installazioni.

“Avevamo capito subito che la questione era complessa e poteva sfuggire di mano - spiega Fabio Maggio, assessore all’Ambiente del Comune di Pederobba e consigliere provinciale -. La legge nazionale ci consentiva poco margine di manovra, e quel poco lo dovevamo sfruttare tutto a beneficio dei nostri territori e dei nostri cittadini”.
L’idea è partita nel settembre del 2020, in piena campagna anti 5G. Invece di pensare a nuove ordinanze di blocco, i Comuni si sono coordinati e hanno scelto come capofila Pederobba. Tramite un bando, hanno individuato la società di consulenza, Leganet, il braccio operativo di Ali (Autonomie locali italiane), per sviluppare una regolamentazione compatibile con il Decreto semplificazioni.

“Il provvedimento paralizza tutti gli strumenti di difesa dei Comuni ed era necessario invece governare il fenomeno - continua Maggio -. L’unico spazio di manovra si apriva proprio con l’avvio della concertazione con le compagnie; in quel caso il Governo autorizza il congelamento di tutte le concessioni. Proprio durante il confinamento per la pandemia abbiamo messo in campo tutte le possibili iniziative, a partire da un collegamento in diretta con i cittadini tramite Facebook per far conoscere la questione e raccogliere i pareri. Nei diversi Comuni li abbiamo informati e consultati. Abbiamo raccolto le energie disponibili nei nostri uffici tecnici - devo dire che abbiamo scoperto risorse inaspettate e l’alta qualità del nostro personale -. Abbiamo costituito un ufficio legale, guidato dal vice segretario del Comune di Pederobba, l’avvocato Graziano Forlin. L’incarico affidato a Leganet, costo di circa 50mila euro, ha poi permesso di completare il gruppo di lavoro e nel giro di un anno siamo riusciti a realizzare un regolamento preciso di 18 articoli e a mappare in ciascuno degli 11 Comuni le stazioni radio base presenti, e infine abbiamo individuato i siti idonei, dal punto di vista della salute e del paesaggio, per le installazioni. La legge nazionale ci consentiva poco margine di manovra e quel poco lo abbiamo sfruttato tutto a beneficio dei nostri territori e dei nostri cittadini”.

Grazie a questa operazione i siti scelti sono su terreni pubblici, il guadagno derivato dagli affitti di questi terreni va a beneficio di tutti i cittadini. “Anche se lo Stato ha fortemente calmierato gli affitti, forse in maniera eccessiva, abbiamo ottenuto che tutto vada a beneficio della collettività, senza avvantaggiare nessuno, tanto meno privati che si sarebbero potuti mettere disposizione senza alcun criterio e con poca trasparenza”. I Consigli comunali stanno in questi giorni procedendo all’approvazione dei piani antenne. I piani garantiscono, oltre al normale controllo da parte dell’Arpav, la possibilità di avvalersi di consulenze esterne per monitorare le emissioni di onde elettromagnetiche. Si prevedono con questi piani dalle cinque alle sette antenne per Comune, coprendo nella maniera migliore zone come la Pedemontana, che non hanno avuto vita facile con le comunicazioni digitali: la fibra sta arrivando con il contagocce e per quanto riguarda la telefonia mobile, sono molte le aree non coperte e del tutto in ombra. Mediamente ogni comune avrà due antenne in più rispetto all’attuale situazione. “Si deve ricordare che più di tanti ripetitori per palo non ci possono stare, abbiamo quindi dovuto consentire qualche nuova installazione. Non sono diffuse sui tetti, non sono troppe, non sono sui lampioni pubblici, ma in aree lontane dai centri abitati e a una discreta altezza, per consentire l’emissione precisa del segnale. Crediamo di aver governato in maniera intelligente e trasparente un fenomeno che invece poteva sfuggire di mano”, conclude Maggio.

Lo conferma anche Mariarosa Barbazza, presidente dell’Associazione comuni della Marca Trevigiana. “Il nostro obiettivo - dice - non era quello di fare la guerra ai gestori di telefonia: tutti utilizziamo i telefonini e internet. Le antenne di nuova generazione sono l’infrastrutturazione necessaria a cui è legato lo sviluppo futuro dei nostri territori. Per noi era fondamentale riuscire a dare certezza a tutti gli attori in gioco: i cittadini, sensibili al tema della salute, i gestori a cui lo Stato ha affidato il compito di creare questa rete di infrastrutture essenziali e che devono garantire una copertura ottimale, gli amministratori locali, interessati sia a proteggere i cittadini che il proprio territorio sotto il profilo paesaggistico”.
Alla fine sul territorio degli 11 Comuni ci sono 186 antenne già installate e 86 siti idonei identificati, di cui circa la metà nuovi, che potranno ospitare in media da 2 a 3 nuove antenne per Comune.

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