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A breve l'arrivo del nostro vaccino Johnson & Johnson

L'intervista al presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi: "Fortunatamente la corsa contro il tempo per arrivare ai vaccini è stata vinta. Ora si corre contro il tempo per averne una produzione adeguata"

A breve l'arrivo del nostro vaccino Johnson & Johnson

Il 10 febbraio la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha espresso apprezzamento per l’andamento della campagna vaccinale nel nostro Paese, ma ha ammesso: “Abbiamo sottovalutato la difficoltà della produzione di massa… In un certo senso, la scienza ha superato l’industria”. Concetto su cui concorda Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria e amministratore delegato di Janssen Italia, gruppo Johnson & Johnson, che dice: “Fortunatamente la corsa contro il tempo per arrivare ai vaccini è stata vinta. Ora si corre contro il tempo per averne una produzione adeguata”.

Presidente, i vaccini sono stati sviluppati in tempi rapidissimi. E’ possibile aumentarne la produzione industriale?

La scoperta e lo sviluppo dei vaccini sono il frutto della cooperazione della comunità scientifica globale e dell’industria mondiale. La scienza ha corso molto più dell’industria, ma un vaccino non è un farmaco basato su sintesi chimica, del quale in tempi brevissimi si possono produrre miliardi di unità. Il vaccino anti Covid-19 è un prodotto biotecnologico estremamente complesso, il cui ciclo di produzione prevede più fasi, dura diversi mesi e deve essere effettuato in impianti dotati di bioreattori all’interno dei quali immettere il principio attivo che deve essere costruito con la tecnologia mRNA o del vettore virale non replicativo. Se per far fermentare la birra ci vogliono un paio di mesi, si figuri quanto tempo ci vuole per un vaccino. La produzione è partita, ma non può essere già a regime. Va sottolineato inoltre che se abbiamo i vaccini nel momento in cui l’autorizzazione è arrivata, è perché molte aziende si sono assunte il rischio di produrli in anticipo. Tra sei mesi – un anno, le industrie saranno probabilmente a regime ma occorre tenere conto anche di una domanda mondiale di diversi miliardi di dosi.

Come si colloca l’industria farmaceutica italiana nel panorama europeo?

Al primo posto per produzione, ma non sempre ci sono bioreattori disponibili. Molte aziende hanno fatto scouting a livello mondiale per cercare industrie compatibili con la produzione di vaccini. Alcune fasi del processo potranno essere eseguite anche in Italia. Ad esempio un impianto di Anagni è in grado di fare l’infialamento, che sembra un processo banale, ma deve essere effettuato a determinate condizioni. Altre aziende italiane si sono proposte per effettuare alcune parti della produzione. Vi sono contatti in corso.

Per accelerare i tempi potrebbe essere utile liberare i brevetti?

Non servirebbe. Togliere il brevetto non significherebbe avere i vaccini domani. Non tutte le aziende farmaceutiche dispongono dei bioreattori indispensabili, inoltre il brevetto è sinonimo di ricerca: non può essere abolito perché la ricerca richiede investimenti di tempo, persone, risorse economiche. Il brevetto è una garanzia senza la quale nessuno farebbe ricerca. Alcune aziende – AstraZeneca e Johnson & Johnson – hanno messo a disposizione i vaccini in maniera non profit, praticamente a prezzo di costo: prodotti nel mondo occidentale, hanno il prezzo di un pacchetto di caramelle.

Oltre a quelli già in uso, dovrebbe arrivare a breve il vaccino Johnson & Johnson per il quale è stata richiesta alla Fda l’autorizzazione in fase di emergenza. Di che tipologia di vaccino si tratta e quali potrebbero essere i tempi?

Abbiamo completato la fase III su quasi 44mila persone in diverse parti del mondo, dagli Usa all’America latina al Sudafrica, e sembra funzionare anche sulle varianti. Si tratta di un vaccino monodose a vettore virale, facile da conservare: a 2/8 gradi rimane stabile per tre mesi, a -20 gradi per due anni. I dati – copertura del 100% contro il rischio di ospedalizzazione o morte, dell’85% contro le forme gravi di Covid – sono stati resi pubblici circa 10 giorni fa. L’autorizzazione della Fda dovrebbe arrivare entro febbraio; a giorni sottoporremo il dossier anche all’Ema. Ma la submission all’Agenzia europea è iniziata già da tempo con la procedura di rolling review: man mano che sono arrivati i dati di fase I e II sono stati depositatiti all’Ema. Ora consegneremo i dati di fase III e se tutto andrà bene ci aspettiamo un’approvazione entro fine marzo-primi aprile. I dati ci portano a essere ottimisti.

Fonte: Sir
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