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Adozioni: attenti al "dopo"

Undici enti autorizzati, sette dei quali presenti a livello triveneto, uniscono le forze per costruire una rete di supporto alle famiglie e ai giovani adottati. Il progetto è del coordinamento "Oltre l'adozione". Previsti colloqui e gruppi di ragazzi e genitori. Il servizio è gratuito per i figli, a prezzo calmierato per gli adulti. 

Adozioni: attenti al "dopo"

Quattromila nel 2010, l’anno record. Poco meno di mille nel 2019. 526 lo scorso anno, ma in questo caso era inevitabile, per la pandemia in atto e gli aeroporti e le frontiere chiuse. Sono i numeri delle adozioni internazionali in Italia. Un precipizio del quale si è parlato tante volte, ipotizzando diverse motivazioni. Sta di fatto che, nelle difficoltà, si intravedono anche segni di speranza, a partire da una maggiore volontà di collaborazione da parte degli enti autorizzati. Per la verità, già dal 2004 alcuni di questi hanno dato l’esempio e costituito il coordimento Oltre l’adozione. Si tratta di Enti medio-piccoli (anche se il recente calo ha avuto come effetto che i “colossi”, tra gli enti autorizzati, non esistano più), spesso di ispirazione cattolica (anche se non è questo l’elemento che ha messo insieme in modo esplicito tali soggetti). Attualmente sono 11: Amici missioni indiane, Amici di Don Bosco, gli ultimi ad aver aderito qualche settimana fa, Associazione famiglie nuove, Fondazione Avsi, Centro italiano aiuti all’infanzia, Il Conventino, International Adoption, Istituto La Casa, La Maloca, Mehala, Nova. Sette di questi sono presenti con proprie sedi o punti d’appoggio a livello triveneto. E’ proprio la copertura del territorio a consentire il nuovo progetto messo insieme da Oltre l’adozione, mirato sul “post”, in particolare sui ragazzi adottati ormai grandi, e sulle loro famiglie.

Del resto, se il 2010 è stato l’anno record, vuol dire che ora quei bambini sono diventati ragazzi, giovani, giovani adulti. Ma non mancano, in quei giovani e nelle loro famiglie, interrogativi da sciogliere, sfide aperte, desiderio di confronto. Spesso, anche problematiche complesse.

Spiega Veronica Bonfardini (Avsi), supervisor del progetto: “L’idea, di per sé è semplice; unire le forze per costituire una rete di supporto alle famiglie e ai giovani adottati, cercando di coprire tutto il territorio, cosa che ogni singolo ente non può fare. Tra di noi, enti autorizzati che facciamo parte di questo coordinamento, ci conosciamo, ci stimiamo, sappiamo di poter mettere a disposizione personale competente”. I costi sono calmierati per i genitori, per i ragazzi è prevista la gratuità. “Avremmo potuto fare di più se le risorse messe a disposizione dalla ministra Bonetti fossero state superiori”, aggiunge Pietro Ardizzi, sempre dell’Avsi, uno dei referenti di Oltre l’adozione.

“Sia chiaro - prosegue Massimo Vaggi, presidente di Nova, ente di Torino con una sede periferica veneta, finora a Martellago -, non abbiamo inventato niente. La struttura del progetto è piuttosto semplice: prevediamo incontri individuali, di coppia, con bambini e ragazzi adottati. Ma anche gruppi di ragazzi, o gruppi di genitori. Oppure possiamo dare una consulenza nel caso di viaggi nel Paese d’origine. Tutte cose che finora avremmo voluto fare, ma da soli non ci riuscivamo”.

Ci sono problematiche che spesso ricorrono, spiega ancora Bonfardini: “Le origini, i legami, la doppia appartenenza. Ma spesso è necessario aiutare mamme e papà adottivi a riconoscere che alcuni processi sono tipici di qualsiasi genitorialità. E’ anche importante sottolineare che la competenza specifica, in questo campo, è importante”.

L’attenzione al “post-adozione” e ai ragazzi grandi costituiscono anche un segno forte per quelle famiglie che, nonostante tutto desiderano adottare: sono ben 3mila attualmente le coppie in carico al sistema, ed è quindi fondamentale che la “macchina” riparta, sottolinea Ardizzi. “Ma va sciolto un equivoco di fondo - aggiunge Vaggi -. Il sistema italiano continua a creare coppie idonee ad adottare bambini che non esistono. Certo, che ci sono nel mondo tanti bambini in abbandono, ma oggi il bambino di 5 anni da dare in adozione non c’è quasi più, l’età si è innalzata. Bisogna adeguare la «disponibilità» alla «situazione internazionale»”.

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