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Agesci, la libertà che fa paura alla mafia

Cinque atti di vandalismo in pochi giorni a delle sedi scout siciliane, alcune delle quali si trovano in beni confiscati alla mafia. Da tutto il Paese è partita una gara di solidarietà. La testimonianza di scout e le ragioni della loro forza educativa.

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Agesci, la libertà che fa paura alla mafia

Non solo non hanno ottenuto ciò che forse volevano, ma, anzi, hanno innescato una reazione a catena di vicinanza e solidarietà. Una reazione che forse i responsabili degli attacchi non si aspettavano. Con l’hashtag #piubellediprima, è partita, infatti, nei giorni scorsi in tutta Italia la campagna nazionale a favore delle sedi scout vandalizzate in Sicilia.

In pochi mesi si sono ripetuti ben cinque attacchi a sedi dell’Agesci nell’isola. “La nostra legge scout ci insegna ad affrontare la vita: abbiamo imparato a sorridere e a cantare anche nelle difficoltà. Le nostre attività non si fermeranno”: è con questa speranza che Catania risponde all’atto vandalico messo a segno contro la sede Agesci di Belpasso, arrivata poco dopo gli episodi di Marsala, di Mineo e, la scorsa settimana, di Ramacca (dove si erano già verificati degli altri epsodi). Se ne è fatto portavoce il capo scout Domenico Rapisarda che spiega all’agenzia Sir che “quella sede è logisticamente importante per gli scout perché è una base di partenza per campi e pernottamenti. Serve anche – aggiunge – a ospitare diversi gruppi, di altre associazioni che da lì partono alla scoperta della nostra montagna”.

La sede presa di mira non è, dunque, quella degli incontri settimanali, ma è utilizzata soprattutto la domenica e in estate. Chi l’ha colpita ha fatto un grosso foro, ha distrutto i sanitari e ha rubato la rubinetteria, gli infissi e pure i fili della luce, e ha portato via dalla cucina un fornello portatile e altri utensili. Le indagini relative ai diversi episodi sono tuttora in corso.

Nei giorni scorsi con un comunicato stampa l’Ufficio regionale per i Giovani della Conferenza episcopale siciliana ha condannato “senza alcuna remora” gli attacchi ed ha espresso solidarietà alle comunità – cinque in tutto – che di recente sono state vandalizzate “perché beni confiscati alla mafia”. Nella nota, a firma dei direttori regionali, don Gaetano Gulotta e Umberto Confalonieti e di mons. Pietro Maria Fragnelli, vescovo di Trapani e delegato regionale per i Giovani, si legge che “l’attacco non è diretto solo all’Agesci, ma, inevitabilmente, alla Chiesa tutta e alla società civile”. Per questo motivo, “oltre che invitare tutti i servizi diocesani, vicariali e parrocchiali della Pastorale dei Giovani, i movimenti e le associazioni a pregare e a mostrare solidarietà alla comunità Agesci siciliana, è impellente una decisa presa di posizione contro la mafia e contro ogni ignobile azione volta a minare la comunione tra gli uomini”. “La mafia agisce e opera nel silenzio – scrive il direttivo dell’Ufficio regionale per i Giovani -, spesso servendosi dei colletti bianchi. Occorre allora prendere le distanze apertamente da questo modo di agire che uccide la vita e il futuro. Occorre altresì un serio impegno educativo che possa eliminare i nuovi germi di razzismo che, in modo sempre più frequente, si stanno diffondendo tra le nuove generazioni e non solo”. Nel messaggio la sottolineatura che a dare fastidio è il nostro modello di educazione”

A DARE FASTIDIO E' IL NOSTRO MODELLO DI EDUCAZIONE

Abbiamo raggiunto il responsabile regionale Agesci Sicilia, Giulio Campo per un commento in merito alle intimidazioni e agli atti di vandalismo subiti in alcune sedi scout: “In questo momento stiamo operando una riflessione su quanto è avvenuto – ha dichiarato –. Nei prossimi giorni ci incontreremo anche con i vertici regionali per capire come muoverci e che iniziative portare avanti. Non possiamo ancora avere la certezza di chi ci attacca perché le indagini sono in corso, ma possiamo immaginare che a dare fastidio sia il nostro modello di educazione sul territorio che si ispira alla fratellanza, alla solidarietà all’accoglienza e alla legalità. I nostri valori positivi che tolgono tanti ragazzi dalla strada. Probabilmente organizzeremo una manifestazione a Ramacca dove è stata danneggiata una nostra sede che trova spazio in un edificio confiscato alla mafia. Manifesteremo secondo il nostro stile, non attaccando nessuno, ma portando avanti una riflessione per dare forza al lavoro che facciamo sul territorio. I danni che abbiamo subito sono onerosi soprattutto dal punto di vista economico e per fortuna le Istituzioni ci sono vicine e tutte ci hanno espresso la loro solidarietà. Abbiamo già un appuntamento con la vice presidenza della Regione e speriamo che ci sostengano economicamente. Nel frattempo è stata lanciata la campagna nazionale «#piubellediprima» con una raccolta fondi. Sappiamo che anche i genitori degli scout Agesci siciliani si stanno mobilitando, tuttavia non abbiamo ancora idea di quanto sia stato raccolto”.e “l’educazione, la formazione e l’esperienza della fede fanno paura, minacciano chi, ancora oggi, vive nel buio dell’illegalità e dell’ignoranza”.

“Ci ritroviamo di fronte a un atto che ci mortifica come gruppo e come cittadini e ci fa tanto riflettere: siamo davvero in grado di lottare contro un sistema che non fa altro che svilire ciò che viene creato per il bene comune? Noi, dal canto nostro – scrivono gli scout di Ramacca nella loro pagina Facebook all’indomani dell’ultimo episodio -, assieme ai nostri ragazzi e al sostegno delle varie Amministrazioni comunali che si sono succedute in questi anni, abbiamo investito tempo e denaro in questo luogo, cercando di renderlo migliore, fruibile a tutti, simbolo di lotta alla mafia”.

Lanciando la campagna di solidarietà, rilanciata anche da Agesci Veneto, per rimettere in ordine le sedi vandalizzate, il comitato nazionale Agesci ricorda che questi gesti “colpiscono non solo la singola struttura, ma l’intera comunità” e che questi “episodi non possono in alcun modo intimorirci o farci indietreggiare nella nostra azione educativa, certi che la testimonianza e l’impegno a sentirsi responsabili del bene comune, rappresentino un’importante dimostrazione di coraggio, partecipazione e cittadinanza”.  (Manuela Mazzariol)

 

IL RISCATTO DEL SUD PASSA SPESSO DA ORATORI E ASSOCIAZIONI

La nostra sede scout, quella del gruppo in cui siamo cresciuti ad Agrigento, si trova vicinissima al luogo dove la mafia ha ucciso il giudice Rosario Livatino. In linea d’aria circa sette chilometri.

La nostra sede scout è ancora più vicina, invece, al posto in cui hanno arrestato Giovanni Brusca, il mafioso che ha ucciso Giovanni Falcone, Rocco Chinnici e il piccolo Giuseppe di Matteo. Una distanza di circa tre chilometri.

Un territorio di certo complicato. Perché periferia e perché Sud. Che ha potenziali enormi, tanti limiti e una voglia di riscatto che, spesso, passa dagli oratori, dalle scuole, dai gruppi e dalle associazioni.

Col fazzolettone al collo, per molti anni il 23 maggio (è il giorno in cui hanno ucciso Giovanni Falcone e la sua scorta), ci siamo ritrovati davanti all’albero sotto la casa di Falcone a Palermo, in via Notarbartolo. Con migliaia di scout, per dire che la mafia fa schifo e che la paura non ci avrebbe mai impedito di urlarlo a gran voce.

La libertà fa paura alla mafia e alla malavita in generale. Fa paura un movimento, nel nostro caso lo scoutismo, che educa a reagire, che educa al bene comune. Lo scoutismo educa uomini e donne ad aprire la mente e il cuore e a proiettarli verso orizzonti di giustizia. E tutto ciò non può lasciare indifferenti le organizzazioni criminali che, per avere manovalanza, necessitano di schiavi.

Lo scoutismo è una modalità con cui vivere la vita di ogni giorno secondo i valori della solidarietà, della condivisione e dell’equità. Valori che sovvertono, letteralmente, non solo i giovani che ne sposano la causa, ma anche e soprattutto le loro famiglie.

Riuscire a rovesciare l’ordine costituito, senza violenza, senza incutere terrore, senza schiavitù è di certo in antitesi con la mafia. Ecco perché tante sedi distrutte e vandalizzate nella nostra amata terra: gli scout sono forti senza mostrare i muscoli!

Un fazzolettone al collo e un paio di calzoncini corti, in Sicilia, sono di certo un’arma. Che non ferisce. Ma, di certo, salva. (Maria Cibella e Giovanni Affatigato - Noale)

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