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Agrovoltaico: una legge regionale definisce i limiti

Individuate in Veneto le aree idonee e non idonee, ma senza divieti assoluti

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Agrovoltaico: una legge regionale definisce i limiti

Dal 29 aprile 2022, quando sulla Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato il decreto legge n° 17, denominato “decreto Energia”, che semplifica le procedure per gli impianti fotovoltaici, è ripartita la corsa a questo tipo di energia: del resto, ce lo chiede l’Europa, ce lo chiede la nostra situazione: servono le rinnovabili.

Come in tutte le corse c’è, però qualcuno che cerca di andare più veloce con il trucco, così i controlli non sono mai sufficienti e un particolare settore del fotovoltaico, quello che viene definito “a terra”, per le semplicità di installazione e per gli enormi volumi di kilowattora che può produrre, va attentamente monitorato. Siamo un Paese in cui il consumo di suolo è un problema: per ogni italiano, ci sono 360 mq di terreno edificato, quattro anni fa erano 350. Ricopriamo 2 mq al secondo. 302.073 chilometri quadrati dell’Italia sono coperti da asfalto o cemento. Fra i campioni proprio il Veneto, che è medaglia d’argento dopo la Lombardia. Nell’ultimo anno, esattamente dal 4 marzo del 2021, quando fu presentato il primo progetto di legge per regolamentare le aree idonee e quelle non idonee, le domande pervenute alla Regione Veneto per realizzare questi impianti sono decuplicate, temendo una stretta per il settore.

Nelle riviste si sono rincorse le pubblicità che decantavano le opportunità del fotovoltaico a terra, si parlava di 2.000 o 4.000 euro di ricavi all’anno per ettaro, anche se ci vuole una decina di ettari per ammortizzare l’investimento. Sul Delta del Po, a Loreo, sta nascendo un contestato impianto fotovoltaico di ben 50 ettari, con pannelli sollevati da terra 4 metri: la Regione e, poi, il Tar hanno autorizzato l’impianto, che dovrebbe consentire la vita delle piante sotto i pannelli.
Ora, finalmente, arriva, dopo quasi un anno, la legge regionale, per definire le aree idonee e quelle non idonee. Relatore di maggioranza delle “Norme per la disciplina per la realizzazione di impianti fotovoltaici con moduli ubicati a terra” è stato il consigliere regionale della Lega, Roberto Bet. Vengono considerate idonee le aree a destinazione industriale, artigianale, per servizi e logistica, anche dismesse; i terreni agricoli abbandonati o incolti da almeno cinque annate agrarie; le superfici di tutte le strutture edificate; le aree interessate da discariche o lotti di discarica chiusi e ripristinati, da miniere, cave o lotti di cave; le aree già interessate da processi di urbanizzazione.

Basterebbe questo, ovviamente tutto il resto risulterebbe non idoneo. Invece il legislatore compie un passo in più e definisce anche gli indicatori di “presuntiva” non idoneità delle aree utilizzabili. L’aggettivo “presuntiva” non indica un divieto assoluto, tanto che il relatore Roberto Bet dichiara: “La legge non individua aree non idonee, ma unicamente indicatori di presuntiva non idoneità di aree. Indicatori la cui ricorrenza non determina, pregiudizialmente, l’esito dell’istanza, dovendo la valutazione della istanza medesima essere esperita nell’unica sede ammessa: quella del procedimento amministrativo, in cui viene operato il contemperamento fra gli interessi in gioco”.

Maggiori interviste e approfondimenti sul numero di Vita del Popolo in uscita domenica 24 luglio 2022.

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