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Aiuto agli uomini violenti

Dopo i femminicidi di Vicenza, cerchiamo di comprendere come funzionano gli spazi di ascolto per uomini che commettono violenza nei confronti delle donne. In diocesi sono a San Donà e a Montebelluna

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Aiuto agli uomini violenti

Non si arresta la tragica cronaca dei femminicidi. Quello più vicino a noi, nello spazio, è il duplice omicidio di Vicenza. Lidjia Miljcovic e Gabriela Serrano sono state uccise da Zlatan Vasiljevic, che poi si è tolto la vita. Ma la cronaca degli ultimi giorni ci ha portato anche in provincia di Modena e a Codroipo. Proprio mentre si consumava il delitto di Vicenza, la Regione Veneto presentava un piano per il potenziamento della rete antiviolenza. Il presidente della Regione Luca Zaia ha annunciato uno stanziamento di 3,3 milioni di euro.

Piano antiviolenza della Regione
Il piano prevede iniziative per superare le difficoltà connesse all’emergenza Covid e sostenere la ripartenza sociale ed economica delle donne nel loro percorso di fuoriuscita dal circuito di violenza; il rafforzamento dei servizi pubblici e privati; interventi per il sostegno abitativo e il reinserimento lavorativo; azioni per migliorare la capacità di presa in carico delle donne migranti vittime di violenza; progetti rivolti a donne minorenni vittime di violenza o di violenza assistita; azioni di formazione, comunicazione e informazione; programmi rivolti agli uomini maltrattanti. A tutto questo, si aggiunge una rete antiviolenza composta da più di 90 strutture, che vanno dagli sportelli fino alla disponibilità di residenze a indirizzo protetto. Oggi in Veneto sono operanti 26 centri antiviolenza (Cav) e 38 sportelli; complessivamente 64 punti di ingresso a cui le donne possono rivolgersi. La rete comprende, poi, 28 case rifugio per un totale di 76 camere per donne e figli minori.

Servizi rivolti a uomini violenti
Oltre alle strutture per mettere in sicurezza le donne che subiscono violenza, esistono dei progetti per promuovere il cambiamento negli uomini autori di violenza nei confronti delle donne. Se ne è parlato, con fare polemico, nella circostanza dei femminicidi di Vicenza, poiché l’assassino aveva frequentato uno di questi corsi. Siamo andati a vedere di cosa si tratta. In Veneto esistono sette centri per il trattamento di uomini autori di violenza, due in provincia di Venezia, e uno rispettivamente nelle province di Padova, Rovigo, Treviso, Vicenza e Verona. In questi centri lavorano équipe di psicologi, psicoterapeuti, educatori e sociologi. Nel corso del 2020 sono stati 297 i primi contatti con i diversi centri, di cui 182 seguiti da un colloquio di conoscenza iniziale. Gli uomini presi in carico sono stati in totale 248, di cui 169 nuovi. Vi si accede spontaneamente, oppure sollecitati da vittime o servizi sociali, consultori, Ufficio esecuzione penale esterna, tribunale, carcere, azienda sanitaria o forze dell’ordine. Nelle persone che seguono il percorso, la recidiva (secondo un dato rilevato da 6 dei sette centri) sia per quanto riguarda violenza fisiche che psicologiche, riguarda il 16% degli uomini presi in carico. Tra chi ha usufruito del servizio nel 2020, l’80% è di nazionalità italiana, la classe sociale è molto trasversale.
Sul territorio diocesano

Sul nostro territorio sono due i centri che propongono il servizio, uno a Montebelluna, gestito dalla cooperativa sociale Una casa per l’uomo, e uno a San Donà di Piave, il Centro educativo alle relazioni affettive, gestito da fondazione Eugenio Ferrioli e Luciana Bo onlus. Ad aiutarci a comprendere meglio il tema il presidente di quest’ultima, cavalier Roberto Bellio. “Il Centro - ha spiegato - nasce sei anni fa, nel momento in cui ci siamo resi conto che lavorare solo con le vittime era riduttivo, perché non arginava il fenomeno della violenza. Gli uomini maltrattanti finiscono in carcere, ma poi escono, e se non si fa qualcosa per cambiare il modo di pensare, per renderli consapevoli delle loro azioni e responsabilità, saremo sempre punto e a capo”. Così il Centro, che già si occupava delle donne vittime di violenza, ha iniziato una collaborazione con il dipartimento di Psicologia dell’Università di Padova, per lavorare sui comportamenti maschili. “Gli uomini ci arrivano inviati da avvocati, per un procedimento pendente, o dalla magistratura, dopo una condanna - ha proseguito Bellio -. Il primo passo per noi è far acquisire consapevolezza. In molti colpevolizzano la donna, che «li ha provocati», dunque questa è la prima cosa su cui lavorare. Un cambio di mentalità, perché non esistono giustificazioni alla violenza. Non accettiamo di proseguire il percorso con tutti, se dopo tre incontri l’équipe di psicologi ed educatori non nota una volontà di cambiamento, si sospende il percorso. E non rilasciamo attestati, siamo di fronte a essere umani, le variabili di comportamento possono essere infinite. Il lavoro per cambiare è lungo e faticoso, i percorsi durano almeno un anno, con incontri individuali e di gruppo. Il cambiamento maschile è una questione prima di tutto culturale e questo è il motivo per cui lavoriamo molto anche nelle scuole, le nuove generazioni devono essere educate al rispetto reciproco e a non perpetrare differenze di genere”.

Attualmente il Centro, che ha come bacino di utenza tutto il Veneto orientale, segue 18 uomini nel loro percorso di cambiamento, di chi si presenta o viene inviato, solo un 60% rimane e decide di lavorare davvero su se stesso. Per capire se effettivamente il lavoro svolto sta portando qualche frutto, ha concluso il presidente, è fondamentale il riscontro da parte della vittima, quando questo è possibile, poiché “il lavoro che facciamo sugli uomini deve servire alle donne. Una vittima che ha ancora contatti con l’ex per l’affido dei figli , ad esempio, ci può confermare il miglioramento dei comportamenti. Questa è la nostra più importante cartina tornasole sui risultati del percorso terapeutico”. Il servizio è pubblico e gratuito. Uomini e donne che pensano di averne bisogno possono rivolgersi allo 0421596104 o al 345 9528685 per il Montebellunese.

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