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Allarme Ascom: "Aziende ormai annichilite, preoccupano i tempi della politica"

Presentata una ricerca sulla provincia di Treviso. Il dato che più impressiona è la stima delle chiusure entro la fine del 2021: Unascom infatti ne ipotizza circa 4.000, poiché a quelle fisiologiche che avvengono ogni anno andranno a sommarsi le chiusure delle aziende già inattive.Pesanti effetti sull'occupazione.

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Allarme Ascom: "Aziende ormai annichilite, preoccupano i tempi della politica"

“Imprese zombie” e “annichilimento”. Sono i due termini con i quali Tullio Nunzi, commissario pro tempore di Unascom, ha esordito, nel descrivere gli effetti del Covid sul terziario trevigiano.

Lo studio del fenomeno è stato presentato lo scorso 7 aprile in conferenza stampa da Pierluigi Ascani, responsabile di Format e autore del “Report Covid” dell’Osservatorio congiunturale sulle imprese del Terziario della provincia di Treviso. Appuntamento che diventerà trimestrale, allo scopo di monitorare l’andamento economico del settore.

La ricerca è stata realizzata nel mese di marzo, al 13° mese di pandemia, e ha indagato il pensiero di un campione rappresentativo di 800 imprese dell’universo terziario (41.422 nell’intera provincia)i. Cinque gli ambiti elaborati nell’indagine: effetti della crisi sul tessuto imprenditoriale, clima di fiducia, consumi e ricavi, occupazione, liquidità e credito. Ne esce una fotografia a tinte fosche. Incertezza, mancanza di fiducia, crollo della voglia di fare impresa, sono le tendenze dominanti che ora si fanno sentire.

Nella provincia di Treviso, tra le più colpite in assoluto dalla crisi sanitaria, il terziario era, fino al marzo 2020, un settore in crescita (+4% in 10 anni). I dati dell’ultimo anno ci parlano invece di un settore in profonda crisi. In pochi, in questo clima di precarietà, hanno voglia di fare impresa e le nuove aziende sono crollate del 17% nel 2020 rispetto al 2019. Diminuiscono anche le cessazioni, ma Ascani ha chiarito che non si tratta di un fenomeno virtuoso: aumentano le cosiddette “imprese zombie”, che sono 1.500 nel territorio. Si tratta di aziende inattive, che tuttavia non hanno ancora chiuso per questioni burocratiche ed economiche. Il saldo tra aperture e chiusure del 2020 è di 390 attività in meno, ma il dato che più impressiona è la stima delle chiusure entro la fine del 2021: Unascom infatti ne ipotizza circa 4.000, poiché a quelle fisiologiche che avvengono ogni anno andranno a sommarsi le chiusure delle aziende già inattive.

Si registra un netto calo di fiducia degli imprenditori: 3 su 4 considerano peggiorata sia la situazione sia dell’economia, sia della propria impresa (circa il 60%). Il contesto congiunturale generale conferma la discesa del Pil su base tendenziale: -8,8% e i consumi, in Veneto, registrano un segno meno pari al -15% sul 2019. Ammonta a 1,6 miliardi di euro il valore aggiunto perso col primo lockdown, mentre i ricavi del terziario trevigiano calano in media di 16 punti. Nonostante i segni meno, pur a fronte della gravità della pandemia, la provincia, rispetto al Nordest e all’Italia, presenta indicatori leggermente migliori per l’andamento dei ricavi (26,5 rispetto al 23 nazionale). I settori più colpiti risultano la ricezione turistica (-66%), la ristorazione (-63%) e il dettaglio non alimentare (-44%).

Preoccupa lo scenario occupazionale, nonostante il blocco dei licenziamenti fino a giugno. A fine 2021 gli organici potrebbero ridursi del 18%, con punte del 40% in ristorazione e ricezione turistica. A rischio sono circa 27 mila posti di lavoro, di cui quasi 10 mila in bar, ristoranti, strutture ricettive. La questione, oltre a ripercuotersi sul tessuto sociale, andrà anche a penalizzare la ripartenza delle aziende, che perdono personale qualificato e, di conseguenza, qualità del lavoro. Sul fronte del credito, l’emergenza liquidità è diffusa e almeno il 43% sta vivendo un peggioramento della situazione finanziaria, dovuta anche a ritardi di pagamento. La domanda di credito è aumentata e le banche hanno aumentato (+8%) l’erogazione dei prestiti in favore delle imprese.

“Le imprese del terziario sono state annichilite, umiliate – ha commentato Tullio Nunzi –. Ora è importante pianificare le riaperture, altrimenti l’intero sistema rischia di saltare, è necessario un cambio di passo, la politica deve adeguarsi al tempo dell’impresa”.

Tra le richieste lanciate al Governo dai vari presidenti dei mandamenti territoriali di Ascom (Treviso, Vittorio Veneto, Castelfranco e Oderzo) una sospensione del pagamento delle tasse per i servizi di cui non si è usufruito, come ad esempio Siae o tassa asporto rifiuti di locali chiusi, ma anche un rapido accesso alla liquidità e la fine delle disparità fra chi poteva rimanere aperto e chi è stato costretto a chiudere. Federico Capraro, presidente Ascom Treviso, chiede inoltre un progetto di legge per sostenere le attività di vicinato e il “coraggio di realizzare un piano di rilancio per il Paese che parta dal turismo e dal suo indotto”.

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