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Anche gli studenti universitari sono con l'acqua alla gola

L’Università subisce il contraccolpo dell’emergenza sanitaria, che si ripercuote sull’economia delle famiglie e degli studenti, che spesso svolgono lavori precari o non contrattualizzati per pagarsi gli studi. Con l’arrivo della terza rata della retta universitaria le problematiche si sono accentuate. Ma è dialogo con i rettorati.

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Anche gli studenti universitari sono con l'acqua alla gola

L’Università subisce il contraccolpo dell’emergenza sanitaria, che si ripercuote sull’economia delle famiglie e degli studenti, che spesso svolgono lavori precari o non contrattualizzati per pagarsi gli studi. Con l’arrivo della terza rata della retta universitaria le problematiche si sono accentuate.

Come ha fatto notare anche il rettore di Ca’ Foscari Michele Bugliesi, non tutti gli studenti pagano l’ultima rata, ma solo quelli che hanno presentato un Isee superiore ai 30 mila euro, quelli che non hanno presentato un Isee e gli studenti degli anni successivi al primo che non abbiano raggiunto i requisiti di merito (un numero di esami sufficiente).

Tuttavia questo periodo di chiusure ha eroso la capacità di spesa delle famiglie, mettendo a rischio la possibilità di pagare non solo la terza rata di quest’anno, ma anche la prima rata del prossimo, che devono versare tutti. Inoltre le difficoltà della didattica online e le biblioteche chiuse rischiano di influire sulla capacità di dare esami e quindi regolarizzare i requisiti di merito. A questo si aggiungono i problemi nel pagare gli affitti degli studenti fuori sede.

 

Un tavolo regionale

I rappresentati degli studenti universitari veneti hanno chiesto ai propri atenei di sospendere le rate universitarie, ma questo non è stato possibile: non ci sono i soldi. Tuttavia le rate sono state posticipate. Il rettore di Ca’ Foscari si è detto consapevole delle difficoltà e ha annunciato misure a sostegno degli studenti che verranno comunicate quando messe a punto.

Dopo una forte pressione da parte dei sindacati studenteschi la Regione ha aperto un tavolo con l’assessore Elena Donazzan per chiedere tra le altre cose la sospensione dei canoni di locazione degli studenti e un contributo per gli affitti dei fuori sede; la copertura totale delle borse di studio, eliminando così gli “idonei non beneficiari”, che, se non coperti dalla buona volontà dell’ateneo che anticipa il denaro, rimangono privi dei soldi che gli spetterebbero di diritto; aiuti per garantire a tutti l’accesso alla didattica online; revisione dei requisiti di merito per le borse di studio. Da Padova a Venezia a Verona gli studenti sono concordi nel dichiarare che il tavolo è stato un buco nell’acqua e le richieste sono rimaste inascoltate.

 

Le richieste degli studenti

“Per molti studenti pagare le tasse è insostenibile – ha spiegato Irene Pizzolotto, dell’Unione degli universitari di Venezia –. Non sono tuttavia aumentate, come aveva dichiarato qualche studente. Durante l’assemblea con i rappresentanti degli studenti abbiamo chiesto all’ateneo l’esonero dalla terza rata e dalla prima del prossimo anno, ma l’ateneo ci ha risposto che la misura era insostenibile. L’ultima rata in ogni caso è stata posticipata al 15 giugno. Siamo consapevoli che l’università non può risolvere da sola i problemi economici di tutti, per questo ci siamo mossi con la Regione e ora speriamo nell’apertura da parte del ministero, ma dovrà esserci la volontà della Regione di indirizzare correttamente i fondi stanziati”.

Concorde anche Piero Notarnicola, dell’Udu di Padova che denuncia: “C’è il rischio che diversi studenti abbandonino gli studi, è necessario trovare soluzioni per chi ha subito il contraccolpo. Vogliamo che tutti siano messi in condizione di studiare. Ci siamo rivolti all’Università, che ha spostato la rata al 30 giugno, c’è dialogo, ma i fondi sono limitati e dunque lo è anche la risposta. Tuttavia il rettore si è fatto carico delle nostre richieste da portare al ministero”.

“Dopo anni di tagli con il nuovo decreto vediamo una timida inversione di rotta – ha proseguito Marco Centonze, del Sindacato degli studenti di Padova, ora cercheremo di dialogare con l’ateneo per orientare l’utilizzo dei fondi, il nostro obiettivo è garantire che gli studenti non rinuncino a studiare”.

A Verona le tasse sono state spostate da marzo al 15 maggio. “Abbiamo aperto un dialogo con l’università, ma le rate non sono state rielaborate – ha spiegato Deborah Fruner, dell’Udu veronese – abbiamo anche chiesto di aumentare la soglia Isee, ma capiamo che si tratta di un lavoro complesso, cerchiamo un adeguamento che possa andare incontro alle famiglie e all’Università”.

Ancora più difficoltosa la situazione delle accademie, che hanno una tassazione più onerosa rispetto alle università. “In accademia – ha raccontato Matteo Tacconi, di Studenti per l’accademia delle belle arti “Cignaroli” di Verona –, in accordo con il direttore Francesco Ronzon, siamo riusciti a spostare la scadenza del 15 marzo al 30 giugno, mentre quella del 15 maggio non è stato ancora definito quando si pagherà. Chi non ha borsa di studio paga quattro rate, non tre. Oltre ai corsi triennali l’accademia ha anche i corsi professionalizzanti come restauro, lì le rate arrivano a 4.000 euro l’anno e ora che non si possono svolgere i laboratori in presenza, a differenza di noi che siamo riusciti a organizzare la didattica online, la loro attività è pressoché ferma. Siamo circa 850 studenti in totale, per cui il direttore, che è molto sensibile, sta valutando i casi più in difficoltà, per aiutarli andando oltre alle norme, ma serve più coraggio sul diritto allo studio da parte delle istituzioni, in ballo è la vita universitaria degli studenti veneti”.

Manuela Mazzariol

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