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Anziani e giovani alleati per costruire il futuro, l'intervista dopo la Giornata mondiale dei nonni istituita da papa Francesco

Hanno dovuto rinunciare a molto in questo tempo di pandemia, ma l’invito del Papa a sognare insieme, per costruire il futuro del mondo, può far ritrovare il gusto di una rinnovata alleanza. Lo mette in luce Alberto Pellai, psicoterapeuta, autore di libri di successo sull’educazione

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Anziani e giovani alleati per costruire il futuro, l'intervista dopo la Giornata mondiale dei nonni istituita da papa Francesco

Molte delle lettere che arrivano alla sua rubrica su Famiglia Cristiana sono i nonni a scriverle, per chiedere consigli, per esprimere paure e speranze rispetto all’educazione e alla crescita dei loro nipoti. “Sono molto interessati alle questioni educative, hanno uno sguardo attento sulle giovani generazioni, si preoccupano ad esempio dell’iperconnessione dei ragazzi e dei rischi della rete”. Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta dell’età evolutiva e ricercatore al dipartimento di Scienze biomediche dell’Università degli Studi di Milano, è autore di libri di successo sull’educazione di bambini e ragazzi, alcuni scritti a quattro mani con la moglie, Barbara Tamborini, psicopedagogista e scrittrice.

Dott. Pellai, il tempo della pandemia ha messo in luce quanto gli anziani sono stati preziosi per sostenere le famiglie.
E’ vero, spesso hanno permesso ai figli di stare dentro una situazione lavorativa aiutandoli nella gestione dei nipoti, dai più piccoli a quelli che erano in didattica a distanza, e nei casi di forte crisi lavorativa stanno sostenendo economicamente i figli. Al di là della preziosissima dimensione affettiva, ricordiamo che gli anziani sono dei veri ammortizzatori sociali per il Paese. Le generazioni passate hanno costruito un risparmio che sostiene i figli, che oggi stanno attingendo a queste risorse.

Insieme ai giovani e ai ragazzi sono la generazione, però, che più ha sofferto in questo tempo. Lei ha scritto due lettere - appello, ai ragazzi e ai nonni, all’inizio della pandemia. Perché questa scelta?
Entrambi hanno dovuto rinunciare a moltissimo, alle relazioni che sono il bene più prezioso per queste generazioni. Hanno patito, a loro modo, la mancanza di ciò che è fondamentale per il benessere emotivo, in particolare gli anziani, che non possono vivere senza relazioni: pensiamo a quanto è successo nelle case di riposo, dove per salvaguardare la vita fisica abbiamo sacrificato un benessere psicologico, abbiamo perso competenze, abilità motorie, funzionalità. E’ stato un sacrificio grande, quello degli anziani, ai quali, con una lettera, avevo chiesto di resistere, di non lasciarsi prendere dalla tristezza e dalla paura. Così come è stato grande il sacrificio dei ragazzi. In una lettera - che poi è diventata virale in rete, rilanciata da media diversi, distribuita dagli insegnanti ai loro studenti, discussa all’interno della comunità degli specialisti dell’età evolutiva - li invitavo a dimostrare la loro responsabilità restando in casa, proprio per proteggere i nonni, i più a rischio a causa del virus. Loro, così giovani, erano chiamati a difendere la sacralità della vita dei più fragili, e così facendo sono cresciuti. Quel primo lockdown li ha visti capaci di sostare dentro questo fermo totale della vita e di tenere il passo in mezzo a molte fatiche, per poi essere ributtati nel mondo. Nessuno però, a mio avviso, ha narrato davvero che cosa stava succedendo ai ragazzi. A livello mediatico sono arrivate le questioni della movida e le patologie di cui soffrivano a causa delle restrizioni, ma quella non è la fotografia di questa generazione. Poco è stato raccontato di quando sono andati nelle piazze a reclamare la scuola aperta o sono tornati negli oratori a incontrarsi e a giocare. Però quel lavoro che hanno fatto su se stessi, sulla responsabilità e il sacrificio, tornerà loro indietro come competenza e come valore.

Papa Francesco indica tre pilastri agli anziani per contribuire a costruire il futuro: sogni, memoria e preghiera.
La memoria è il senso dell’essere anziano, sei la storia che vai raccontando, la saggezza degli anziani è legata alla loro capacità di tramandare saperi e valori alle generazioni successive. Il tema della preghiera, poi, è cruciale. La veloce laicizzazione del mondo, e la despiritualizzazione delle nostre vite a favore del materiale ha comportato che si perdesse tantissimo. Pensiamo alla famigliarità che i bambini avevano una volta con i cimiteri: erano i nonni spesso a portarli, facendo loro “conoscere” i bisnonni. C’era dentro questo gesto il legame con la storia famigliare, ma anche un principio di realtà importante. Oggi ci sono ragazzi di 10-11 anni che non sono mai stati al cimitero o a un funerale. E’ come se si fosse persa una dimensione valoriale e spirituale importante, dentro un progetto religioso di crescita di un figlio. Spesso sono proprio i nonni i soli testimoni, dentro la famiglia allargata, di questa dimensione spirituale, quando invitano i nipoti alla preghiera, o quando pregano per loro, quando li portano in chiesa. E soffrono moltissimo per la perdita del senso religioso nelle famiglie dei loro figli. E’ molto bella l’immagine del sogno che propone il Papa come alleanza per il futuro del mondo tra giovani e anziani. Credo, ad esempio, che l’emergenza ambientale sia una delle priorità di cui le generazioni adulte dovranno farsi carico, insieme ai giovani, per non condannali a vivere in una casa che brucia.

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