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Appello da cattolici e protestanti: serve un corridoio umanitario europeo

“Chiediamo ai vari Paesi europei di duplicare o, comunque, di ampliare i corridoi umanitari, aperti per la prima volta in Italia all’inizio del 2016. E’ finita ormai la fase della sperimentazione
e i risultati, positivi sotto tanti aspetti, sono sotto gli occhi di tutti”. Lo scrivono cattolici e protestanti in un appello pubblicato all’indomani dell’ennesimo naufragio nel Mediterraneo, che ha causato 170 vittime. La preghiera del Papa.

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Appello da cattolici e protestanti: serve un corridoio umanitario europeo

“Penso alle 170 vittime, naufraghi nel Mediterraneo. Cercavano un futuro per la loro vita. Vittime, forse, di trafficanti di esseri umani. Preghiamo per loro e per coloro che hanno la responsabilità di quello che è successo”. Sono le parole pronunciate da papa Francesco all’Angelus, domenica scorsa, in seguito ai naufragi delle navi di migranti che hanno provocato l’ennesima strage, tra i rimpalli di responsabilità.
Un appello comune
In seguito  a quanto accaduto, un appello comune è stato firmato da cattolici e protestanti italiani, in occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani.
“Una politica migratoria che non apre nuove vie sicure e legali di accesso verso l’Europa - vi si legge - è fatalmente destinata a incentivare le immigrazioni irregolari. Per questo chiediamo ai vari Paesi europei di duplicare o, comunque, di ampliare i corridoi umanitari, aperti per la prima volta in Italia all’inizio del 2016. E’ finita ormai la fase della sperimentazione e i risultati, positivi sotto tanti aspetti, sono sotto gli occhi di tutti. E’ auspicabile passare, quindi, a una generalizzazione di questo modello, che salva dai trafficanti di esseri umani e favorisce l’integrazione. Per questo ci rivolgiamo direttamente al Governo italiano perché allarghi la quota dei beneficiari accolti nel nostro Paese e si faccia promotore di un ‘corridoio umanitario europeo’, gestito dalla Ue e da una rete di Paesi volenterosi, prevedendo un adeguato sistema di sponsorship”.
Il documento è firmato da mons. Stefano Russo, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, Luca M. Negro, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, Eugenio Bernardini, moderatore della Tavola valdese. “Desideriamo spiegare a tutti che per noi aiutare chi ha bisogno non è un gesto buonista, di ingenuo altruismo o, peggio ancora, di convenienza: è l’essenza stessa della nostra fede. Ci addolora e ci sconcerta la superficiale e ripetitiva retorica con la quale ormai da mesi si affronta il tema delle migrazioni globali, perdendo di vista che dietro i flussi, gli sbarchi e le statistiche ci sono uomini, donne e bambini ai quali sono negati fondamentali diritti umani: nei Paesi da cui scappano, così come nei Paesi in cui transitano, come in Libia, finiscono nei campi di detenzione dove si fatica a sopravvivere. Additarli come una minaccia al nostro benessere, definirli come potenziali criminali o approfittatori della nostra accoglienza tradisce la storia degli immigrati – anche italiani – che invece hanno contribuito alla crescita economica, sociale e culturale di tanti Paesi”.
Prosegue l’appello: “Occorre garantire il soccorso in mare, che non può ridursi a una politica di respingimenti o di semplici chiusure. I migranti non possono essere vittime tre volte: delle persecuzioni, di chi li detiene in campi che – come varie volte attestato dall’Onu – non tutelano i diritti umani essenziali e di chi li respinge in quegli stessi campi e in quelle umiliazioni. Per noi cristiani, come per ogni essere umano, omettere il soccorso a chi giace sulla strada o rischia di annegare è un comportamento di cui si può solo provare vergogna. Per questo chiediamo un potenziamento delle attuali attività di soccorso, rese dai mezzi militari, dalla Guardia Costiera e dalle Ong, nel rispetto delle norme del mare e del diritto umanitario”. Per quanto “divisivo”, il tema dell’immigrazione “è così serio e grave da non potersi affrontare senza cercare una piattaforma minima di istanze e procedure condivise”.
Parolin: “Governare i problemi”
Sulle questione migranti interviene anche il Segretario di Stato del Vaticano, card. Pietro Parolin. “Le migrazioni sono l’esito di squilibri presenti sia nelle società da cui partono i migranti sia in quelle che sono chiamate ad accoglierli”, dice in un’intervista rilasciata al settimanale diocesano di Gorizia, “Voce Isontina”, e anticipata dal Sir. “I migranti ci aiutano a rimodellare le nostre scale di priorità - aggiunge il porporato -. Ci fanno incontrare stili di vita e culture differenti dalla nostra che ci interrogano e ci fanno percepire che si può essere ben più carenti di mezzi di quanto siamo noi e, tuttavia, mantenere la speranza nel futuro”. Nelle parole del cardinale la convinzione che “i migranti ci mettono dinanzi allo specchio”. “La dimensione quantitativa del fenomeno delle migrazioni è tale che nessun Stato può immaginare di fare da solo”. Quindi, il segretario di Stato vaticano sostiene che “c’è bisogno di intelligente collaborazione per la sicurezza di tutti, dei migranti che vengono accolti e degli Stati che accolgono”. “Non serve innescare la spirale della paura o sottovalutare l’entità dei problemi - ha evidenziato il cardinale -. Occorre invece puntare sulla responsabilità di tutti, sulla necessità che tutti comprendano che isolarsi innalzando barriere invalicabili o accogliere senza avviare concertate ed efficaci politiche d’integrazione sono modi profondamente sbagliati di agire”.

Fonte: Sir
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