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Asili in bilico, mancano due gambe. Regione e Stato gli assenti ingiustificati

Stato e Regione Veneto sono in forte ritardo nell’erogazione dei contributi previsti per le scuole d’infanzia paritarie, e ulteriori tagli si annunciano, anche se “nascosti”. La situazione è davvero grave per le nostre scuole parrocchiali, molte hanno i conti in rosso e hanno chiesto prestiti alle banche per pagare gli stipendi e iniziare l’anno.

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Asili in bilico, mancano due gambe. Regione e Stato gli assenti ingiustificati

Fondi regionali finiti nel capitolo sbagliato, contributi statali che non possono essere usati, pena lo sforamento del Patto di stabilità. A voler “pensare male” si potrebbe dire che c’è una congiura in atto contro le scuole dell’infanzia paritarie, in particolare in Veneto, che non stanno ricevendo i contributi cui hanno diritto, e che i risparmi sui conti pubblici si stanno facendo sulla pelle delle paritarie. Tutte le parti coinvolte assicurano che si tratta di inghippi burocratici che saranno risolti, di ritardi non voluti, che le scuole paritarie svolgono un servizio eccellente e insostituibile, ma la realtà è che negli ultimi mesi moltissimi gestori delle scuole d’infanzia paritarie del Veneto hanno chiesto prestiti alle banche per pagare gli stipendi del personale, pur avanzando parte dei contributi del 2013 e tutti quelli del 2014. “Una situazione insostenibile - sottolinea Stefano Cecchin, presidente regionale della Fism -. Come fa un tavolo nato con quattro gambe a stare in piedi solo con due, le rette delle famiglie e i contributi dei Comuni?”.
Chi non ha pensato negli anni alla chiusura, confessa che ci sta pensando per il prossimo futuro. “Come possiamo oggi programmare l’anno scolastico 2015-2016 in questa situazione? - si chiede un parroco trevigiano -. Nemmeno aumentando la retta di 50 euro riuscirò a coprire questi tagli e ritardi. Ci stanno facendo morire poco a poco”. Le paritarie dell’infanzia del Veneto sono in credito di 21 milioni di euro dalla Regione, mancano all’appello il 24% dei fondi 2013 per gli asili nido e oltre 4 milioni di euro messi a bilancio per le scuole materne per quest’anno.
In pochi anni sono state chiuse 184 sezioni, licenziati centinaia di docenti.
La partita regionale. Gli appuntamenti con i referenti regionali in questi giorni sono stati incalzanti, dopo la paralisi dovuta alle dimissioni dell’assessore Sernagiotto, eletto al Parlamento europeo lo scorso maggio, le cui deleghe erano state assunte dal presidente della Regione Zaia. La Fism ha incontrato Zaia, l’assessore alla Pubblica istruzione Donazzan e al Bilancio Ciambetti, il vicepresidente del Consiglio regionale Bonfante, la V Commissione. Il vero problema – ha spiegato alla delegazione Claudio Sinigaglia, vicepresidente della commissione Sanità – sta nel bilancio della Regione: il capitolo di spesa dei 61 milioni per finanziare le scuole paritarie, le famiglie e i progetti di assistenza sociale è allocato nel bilancio della sanità. Quindi non può essere speso per finanziare obiettivi diversi dai Lea, i livelli assistenziali di assistenza. Chiedo al nuovo assessore Bendinelli di sbloccare il riparto della spesa sociale. Da parte nostra siamo pronti a fare una manovra di assestamento del bilancio 2014 per riallocare in modo corretto le risorse per le scuole d’infanzia”. Dal canto suo Bendinelli si è subito preso un preciso impegno: “Assicuro che sarà trovata una soluzione anche per l’anno in corso. Nel 2013 la Regione arrivò a contribuire per 21 milioni di euro. Puntiamo perlomeno a confermare la cifra per il 2014”.
Lo Stato li blocca. L’altra “gamba” istituzionale che manca all’appello è quella statale che, lo ricordiamo, arriva a coprire appena 25 euro al mese della retta scolastica. Ebbene, anche qui ci sarebbe un problema “tecnico”, la cui soluzione viene sollecitata dall’on. Simonetta Rubinato, che proporrà degli emendamenti alla Legge di stabilità: “Degli oltre 500 milioni di euro circa che ogni anno sono destinati alle paritarie - spiega -, quasi 300 passano attraverso il Ministero che li destina direttamente agli uffici scolastici regionali, mentre la quota rimanente del fondo era stata assicurata nella legge di stabilità 2014, che prevedeva uno stanziamento di 220 milioni, di cui 100 con il beneficio dell’esclusione dal patto di stabilità. Questo per aiutare le regioni, in un momento di evidenti ristrettezze economiche. Alla conferenza Stato-Regioni del 29 maggio è stato votato l’articolo 42 del decreto “Sblocca Italia”, che prevede una sostanziale modifica: le Regioni non subiranno sanzioni purché eroghino appena 100 milioni dei 220 stanziati. Potranno quindi conseguire i risparmi richiesti dalla manovra e non subire penalizzazioni proprio grazie alla riduzione delle erogazioni in favore delle scuole paritarie, per un ammontare fino a 120 milioni di euro”. Una situazione che ha dell’incredibile.
1.100 scuole, 90 mila bambini. “Abbiamo 1.100 scuole in Veneto, 11mila dipendenti, 90 mila bambini frequentano le nostre scuole nella fascia di età 0-6 anni, tra nidi e scuole dell’infanzia - sottolinea il presidente Cecchin -. Quello veneto è un sistema unico, l’impegno delle nostre scuole non può essere sostituito in toto dallo Stato, che per lo stesso servizio spende il doppio. E questo è solo un discorso economico, tralasciando quello, per noi prioritario, della libertà di scelta educativa. Allora bisogna decidersi una buona volta: o facciamo un servizio indispensabile e allora lo si supporta, o si dice chiaramente che il nostro contributo al sistema italiano dell’Istruzione non interessa”. Un concetto che ribadisce anche don Carlo Velludo, coordinatore delle scuole paritarie Fism della città di Treviso: “Ci sentiamo presi in giro, anche dal dossier sulla Buona scuola presentato da Renzi. Evidentemente il Governo non contempla come buone le nostre scuole - sottolinea amareggiato -. A gennaio dovremo presentare la nostra offerta formativa, proponendo le rette per il 2015-2016. Come possiamo fare previsioni di questo tipo, su quali fondi potremo contare? Anche la convenzione con il Comune è scaduta, sarà rinnovata? A quali condizioni? Al momento io so soltanto che entreranno nel bilancio 9.900 euro in meno dalle rette, per le agevolazioni che abbiamo voluto per le famiglie”.
Se le scuole paritarie chiudessero domani, tutte insieme, lo Stato dovrebbe spendere 500 milioni di euro solo per il Veneto, ammesso che decidesse di erogare questo servizio. Ma pochi sembrano preoccupati.

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