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Asili paritari: patto educativo con le famiglie

Il presidente uscente della Fism provinciale di Treviso, Francis Contessotto, fa un bilancio sui quattro anni del suo mandato

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Asili paritari: patto educativo con le famiglie

Quattro anni alla guida della Fism provinciale che sono stati certamente più impegnativi e complessi di tutti i mandati precedenti, con i problemi derivanti dalla pandemia che si sono aggiunti alle difficoltà e fatiche che già pesavano sulla realtà delle scuole dell’infanzia paritarie.
Sono stati quelli del mandato di Francis Contessotto, alla guida delle scuole trevigiane aderenti alla Fism dall’aprile 2018 al 20 aprile 2022, quando ha consegnato il testimone a Simonetta Rubinato, già sindaco di Roncade e parlamentare. Un avvicendamento che offre l’occasione per un bilancio del quadriennio e per una fotografia della situazione attuale.

Contessotto, lei è stato presidente della Fism in un periodo particolarmente difficile. Quale realtà ha trovato?
Ho trovato una bella realtà, che non conoscevo bene, poiché in precedenza io seguivo la scuola media e le superiori. Ho incontrato persone che lavorano con passione in un servizio che è molto importante per le nostre comunità e qui da noi molto diffuso. Si consideri che, a livello nazionale, per numero di scuole dell’infanzia, la provincia di Treviso è seconda solo a Brescia. Da quel che ho constatato, le scuole dell’infanzia e i “nidi” sono in buona salute.

Ma in questi giorni si parla della chiusura di alcune scuole a fine anno scolastico…
Immaginavamo che bisognasse metterci mano, alla luce delle difficoltà gestionali ed economiche, dovute anche al grosso problema del calo demografico che secondo me non è ancora arrivato al punto più basso. Sarà inevitabile un processo che porterà a una riduzione del numero di scuole, perché non ha senso tenerne aperte alcune “per disperazione”. Impegno della Fism può essere quello di gestire questo processo in modo che il territorio non resti sguarnito di strutture. Per questo occorre puntare a creare una rete di scuole, ottimizzando le risorse, analizzando la situazione demografica di quel territorio.

Secondo lei, cosa non viene capito di questa realtà a livello istituzionale e di opinione pubblica?
Mi sembra che il ruolo delle scuole dell’infanzia sia compreso, anche perché sono in numero maggioritario e se chiudessero sarebbe un bel problema per tutti. Lo si è visto anche in occasione del lockdown, durante il quale sono state messe a disposizione risorse straordinarie per sostenerle, per permettere che rimanessero aperte. D’altra parte, però, non si può dire che sia stata raggiunta la effettiva parità. A oltre vent’anni dalla legge 62/2000 non sembra ancora maturata la consapevolezza della pariteticità rispetto alle scuole statali.

Quali le questioni più impegnative affrontate in questi quattro anni?
La pandemia ha messo tutti a dura prova, costringendo le nostre scuole a percorrere strade del tutto nuove, come la cassa integrazione per i dipendenti, il rispetto di protocolli rigidi, talora interpretati in modi diversi, creando disorientamento… Tuttavia, in quel periodo difficile della primavera del 2020 ho percepito una fortissima volontà di ripartire. Tante sono state le scuole che hanno attivato i centri estivi: il segno di una forte volontà di fare scuola, di andare incontro alle esigenze delle famiglie, che erano in difficoltà come non mai. E le scuole chiedevano un aiuto alla Fism, che non sempre eravamo in grado di dare. Credo si debba far tesoro di com’è andata in questi due anni: se le scuole sono riuscite ad andare avanti stavolta, vuol dire che ce la possono fare… Prima del Covid, un’altra questione delicata è stata quella dell’obbligo vaccinale, che ha reso più difficile il rapporto tra scuole e una parte delle famiglie. Ma quello dell’obbligo non era un capriccio delle scuole, bensì una legge dello Stato. Ora alle scuole spetta il lavoro di ricostruire e rinsaldare un patto educativo con le famiglie.

Quali le soddisfazioni maggiori?
Ce ne sono state tante. Prima del lockdown avevo iniziato a visitare le varie scuole incontrandovi insegnanti davvero brave, convinte. Inoltre, nei giorni scorsi, sono rimasto stupito, fin quasi alla commozione, per le espressioni di riconoscenza nei miei confronti da parte degli istituti. Lascio una buona realtà scolastica. In questi anni abbiamo potenziato molto la formazione, nella consapevolezza che le nostre scuole hanno diritto di esistere per la qualità dell’offerta e per la preparazione delle insegnanti. C’è stata una adesione sorprendente alle tante proposte fatte, su svariati ambiti, anche quando esulavano da obblighi e orari di lavoro. Va detto che dalle nuove linee guida per la fascia 0-6 anni sono venuti tanti spunti per queste proposte formative, anche innovative rispetto al passato.

Il nuovo Piano educativo, elaborato come Fism provinciale e presentato qualche settimana fa, rappresenta quasi un’eredità del suo mandato. Come è nato?
E’ nato senza che inizialmente l’avessimo come obiettivo. Avevamo avviato un percorso per le educatrici sull’antropologia cristiana. E rileggendo il Piano educativo precedente, risalente ormai a 25 anni fa, ci siamo resi conto che c’erano vari aspetti da rinnovare, alla luce dei tanti cambiamenti sociali e normativi, ma anche, ad esempio, dell’avvento dei “nidi”.
Così abbiamo iniziato a riflettere sul senso della scuola di ispirazione cristiana nel suo passaggio da scuola “confessionale” a scuola che fa una proposta a tutti, anche a quelli che non sono cristiani. Da qui è nato un cantiere con un gruppo di lavoro che è durato un anno e ha coinvolto tutte le scuole, raccogliendo tanti contributi che sono stati letti con attenzione. E’ un lavoro di cui sono orgoglioso, fatto insieme al professor Pierpaolo Triani dell’Università Cattolica, alla pedagogista Silvia Gazzola e al professor Christian Bortolotto.

C’è qualche obiettivo o progetto che le sarebbe piaciuto realizzare e non è stato possibile?
No. La questione principale che resta da risolvere è quella di un piano per la “lettura” della presenza delle scuole dell’infanzia nel nostro territorio e per accompagnare quelle che sono in difficoltà. Per questo secondo aspetto abbiamo avviato il percorso per arrivare alla costituzione di una “impresa sociale d’infanzia”, costituita insieme alle diocesi di Treviso e Vittorio Veneto, con il compito di affiancare le scuole in difficoltà, analizzare le problematiche, individuare le possibili soluzioni e, se necessario, anche rilevare la gestione della scuola per conto della parrocchia. La società non è ancora stata costituita, ma ci si sta lavorando. E’ un cammino che poggia sui due pilastri a cui abbiamo fatto riferimento in questi anni: quello della significatività, che deve poggiare sulla qualità del servizio educativo offerto; quello della sostenibilità, con i conti economici che devono tornare.

Quali i motivi di questo avvicendamento, anziché la prosecuzione del suo impegno?
Fin dall’inizio del mio mandato avevo dato la disponibilità per un solo quadriennio, come credo sia giusto. Tuttavia io resto ancora nell’ambito della Fism provinciale nel ruolo di coordinatore pedagogico e, quindi, continuerò a seguire le scuole dell’infanzia e i “nidi”.

Quale augurio fa a Simonetta Rubinato?
Le auguro che ricavi le stesse soddisfazione che ho provato io… E buon lavoro!

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