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Auto elettriche: una partenza ritardata

Il mercato delle auto elettriche è in grande espansione. Ma siamo indietro rispetto al resto dell'Europa

Auto elettriche: una partenza ritardata

In Europa ci siamo crogiolati sull’idea di essere industria di trasformazione, industria dal grande contenuto tecnologico innovativo. Guai a sporcarsi le mani con le miniere, le escavazioni e le coltivazioni intensive. Ora però che vogliamo trasformare, entro il 2050, il nostro Continente in un luogo a impatto zero sul clima, percorso da auto elettriche, ci accorgiamo di dipendere dalla Cina. Sì, perché, il primo passo per viaggiare con l’auto elettrica, a emissioni zero, è avere batterie efficienti e leggere. La Cina ha in concessione quasi il 90 per cento dei giacimenti di litio, minerale essenziale per le batterie delle auto elettriche, ed è la più brava a produrle. Così siamo corsi ai ripari e creato le “gigafactory” per le batterie: 14 sono in fase di progettazione e il territorio europeo si sta riempiendo di queste aziende di produzione sotto l’ombrello della “Alleanza europea delle batterie”. Nessuna di queste aziende è in Italia.

Il nostro Paese è indietro anche nella costruzione di auto elettriche. Solo nel 2020 la Fiat ha avviato la produzione della 500 elettrica nello stabilimento di Mirafiori. Fiat ha dovuto acquistare crediti verdi dalla più famosa azienda di auto di nuova generazione, la Tesla, per non incorrere in sanzioni: le aziende automobilistiche sono obbligate a incrementare la produzione elettrica per rispettare il limite delle emissioni imposto dalle norme europee (95 grammi a chilometro per i nuovi veicoli), se non lo fanno ci sono multe pesanti (prima del lockdown si temevano tre miliardi per il 2021). Si spera nella neonata Stellantis, fusione di Fca (Fiat e Chrysler) e di Peugeot, e nelle operazioni di svecchiamento del nostro parco auto: quello italiano è il più vecchio d’Europa, con il 20 per cento delle auto che ha più di 18 anni, e con più della metà delle auto di categoria inferiore a Euro  4. La Finanziaria del 2021 ha già stanziato 120 milioni di incentivi per “auto verdi”, elettriche. Altri fondi arriveranno con il Recovery plan. Dobbiamo immatricolare, entro il 2030, circa 6 milioni di auto elettriche secondo il piano nazionale integrato per l’energia e il clima. Oggi ne abbiamo solo centomila.

Il mercato dell’elettrico è l’unico che non ha risentito della crisi della pandemia, ha continuato a crescere, supportato dagli incentivi, e a dicembre 2020 i dati parlavano di un aumento di più del 200 per cento delle auto elettriche. Al contrario dei motori a combustione, le elettriche pure (Bev - solo motore elettrico) e plug-in (Phev - motore elettrico e motore termico) continuano a crescere, superando anche le previsioni pre-Covid. Così, gli scenari di penetrazione delle elettriche sono stati superati, nonostante questo periodo così particolare, attestandosi per le sole Bev a 32.500 unità e a 27.375 per le Phev (le immatricolazioni Bev + Phev nel 2019 erano state solo 17.600), con un impressionante aumento percentuale complessivo di + 251,5 per cento.

Questo è sicuramente indice di una domanda che si sta spostando sui veicoli a zero o basse emissioni. Ricordiamo, però, la drammatica riduzione di più di 500mila auto immatricolate totali, che in percentuale si traduce in un -27,1 per cento rispetto al 2019. Oggi contiamo quote di mercato di Bev e Phev pari al 2,3 per cento e 1,97 per cento rispettivamente: di strada ce n’è ancora tanta e gli incentivi sono necessari almeno fino a quando il mercato non si sarà consolidato.

Infine c’è il consumatore finale che sicuramente non sarà attratto da auto che costano dai 30 ai 37 mila euro, quando con 15mila euro può portare a casa una buona utilitaria, risparmiosa, a benzina. Gli italiani sono in grado di mettere forse 7 mila euro su una nuova auto e non possono certo cambiare l’auto dall’oggi al domani, solo nel 2024 si prevede che i costi delle auto elettriche saranno allineabili a quelli delle macchine termiche. Si aggiunga l’incognita dei costi. Oggi dalle colonnine si può acquistare energia elettrica a 40-70 centesimi al kilowatt. A casa si può risparmiare. Facendo i conti, però, se non abbiamo i pannelli fotovoltaici e grandi batterie che immagazzinano l’energia prodotta di giorno per ricaricare l’auto di notte, non avremo un grandissimo risparmio, pur tenendo conto dell’annullamento del bollo, del parcheggio gratuito in città, del minor costo dell’assicurazione: c’è sempre da ammortizzare l’enorme costo iniziale, che al netto degli incentivi richiede dai 5 ai 10 anni per essere ripianato.

Chi abita in città, inoltre, dovrà avere un garage per le ricarica. Oggi le colonnine di ricarica casalinghe costano circa 400 euro e si devono innalzare i kilowatt installati nella propria casa: con gli attuali 3 kilowatt di serie bastano un frigorifero e un condizionatore accesi per impedire la ricarica dell’auto. Attendere colonnine sparse per tutte le strade richiede molto tempo: oggi sono circa 20mila i punti di ricarica, concentrati perlopiù al nord; ma le ricariche rapide, un’ora per l’intera ricarica, sono meno della metà.

Siamo in ritardo: la Norvegia oggi ha il 60 per cento di auto elettriche, la Svezia il 20 per cento, in Francia e in Germania si registrano al mese tante auto elettriche quante ne registriamo in un anno in Italia. Il mercato delle elettriche è partito ma il traguardo è molto, molto lontano.

Maggiori approfondimenti nel numero di Vita del Popolo del 2 maggio 2021

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