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Autonomia, "adesso o mai più"

Il presidente del Veneto Luca Zaia si prepara a compiere l’ultimo tornante, quello più difficile: “Sono allibito di fronte a certi titoli. Tutto è stato fatto nel solco della Costituzione”.

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Autonomia, "adesso o mai più"

“Io sono allibito. Apro i giornali e leggo: ‘Secessione dei ricchi’. ‘Il Sud farà una brutta fine’… Cose che non stanno né in cielo né in terra, che vengono dette adesso, al termine di un percorso trasparente che dura da tempo. Io stesso ho scritto un mese fa una lettera aperta ai cittadini dell’Italia meridionale, questa non è una riforma contro il Sud e anzi tutte le regioni italiane dovrebbero chiedere l’autonomia, così come abbiamo fatto noi”. Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, è consapevole che le prossime settimane saranno decisive per la realizzazione del progetto politico di una vita, quello a cui tiene di più: ancora pochi passi e l’autonomia del Veneto sarà realtà… Ma si tratta di passi impegnativi, tutti in salita. Il Governatore ha un’idea chiara in testa: “O l’autonomia si fa con questo Governo o non si farà più, e sarà un bel problema”.
Presidente, iniziamo, allora, a rispondere a chi critica questo cammino di intesa, che secondo i più critici mette in discussione addirittura l’unità nazionale. E’ così?
Guardi, cominciamo col dire che tutto questo processo è stato fatto rispettando rigorosamente la legge e la Costituzione italiana. Anzi, è fatto per dare compimento alla frase detta nel 1948 da Luigi Einaudi, presidente della Repubblica e padre costituente, che parlava di “dare a ciascuno l’autonomia che gli spetta”. Poi l’Italia ha fatto la scelta centralista. Fino al 2001, Governo D’Alema, ricorda?
Ricordiamo anche ai lettori, dunque, la storia di questo cammino…
Nel 2001 il centrosinistra, per rispondere alla Lega, vara la riforma del Titolo V della Costituzione, prevedendo tra l’altro la possibilità di chiedere autonomia differenziata. E lo fa citando esplicitamente 23 materie, come fosse il menù di un ristorante: le stesse che ora noi stiamo chiedendo, non si tratta di un’invenzione di Zaia. Una possibilità che non prescinde dalla solidarietà verso le altre regioni. Ricordo, poi, che abbiamo fatto una legge regionale, votata da un Consiglio regionale, per poter indire un referendum. Ricordo anche che il Governo ha impugnato tale legge e che nel 2015 la Corte Costituzionale ci ha dato ragione. Poi, il Governo ci ha ostacolato in tutti i modi, non ci ha riconosciuto alcuna spesa, il referendum ce lo spiamo pagato tutto noi. Ma alla fine l’esito è stato quello conosciuto: 2 milioni e 328 mila veneti hanno detto sì, superando agevolmente il quorum che avevamo messo.
Quanto è stato importante quel referendum?
L’ho voluto fortemente, e ho voluto anche il quorum, proprio perché immaginavo una trattativa non facile. Dico di più, senza referendum la trattativa si sarebbe già arenata. E’ la forza della consultazione popolare, trasversale. In quell’occasione hanno votato sì gli elettori di tutti i partiti, compresi i cittadini di origine meridionale e gli immigrati.
Poi è iniziata la trattativa con il Governo, già con Gentiloni. A che punto siamo?
La pre-intesa con il Governo di centrosinistra l’ho voluta e cercata, anche se riguardava solo cinque materie, ma è stata un segnale. In questi mesi la ministra Stefani ha fatto un lavoro strepitoso, il tavolo tecnico è chiuso, ora il cammino è tutto politico e verte non sulle 23 materie, ma sulle competenze concrete riguardo a tali materie. Per esempio dal Governo ci sono resistenze sulle infrastrutture o sull’ambiente. Noi chiediamo di poter gestire la Valutazione d’impatto ambientale. Ci mancherebbe altro che non possiamo gestire bene una Via regionale.
Insomma, ci sarà una trattativa. Ma si fida dei Cinque stelle?
E’ una questione di coerenza. In Veneto sono tutti schierati per l’autonomia e mi fa piacere, li voglio ringraziare. Del resto, anche al referendum erano per il sì, e hanno firmato il patto di Governo. Poi c’è un’altra anima, quella della Nugnes… Ma io ho fiducia in due persone: Matteo Salvini e Luigi Di Maio.
Si aspettava questa levata di scudi?
Come dicevo, sono allibito nel leggere certi titoli. Il Sud va rispettato, su questo non ci piove. Ed è sicuramente in difficoltà, ma non sarà mica colpa nostra? E, certamente, neppure dei cittadini del Sud, ma di una classe dirigente che ha dilapidato le risorse che arrivavano. Se io avessi fatto certi disastri, i veneti mi avrebbero mandato via da un pezzo. Io, come è noto, sono per l’autonomia di tutte le regioni. Perché autonomia significa responsabilità.
Prima, per spiegare le 23 materie, per le quali la Regione prevede l’autonomia variabile, ci faceva l’esempio del menù… Mi permetta però, presidente: uno di solito mica ordina il menù tutto intero. Insomma, non crede che ci vorrebbe un po’ di gradualità, anche per sperimentare il nuovo assetto?
Mah… Qui parliamo di un passaggio epocale, non possiamo certo aprire trattative con il Governo ogni anno. Tengo a dire che il sistema veneto gestisce le cose in modo eccellente, nessuna amministrazione è in dissesto. Non sono in discussione le 23 materie, poi siamo costretti a discutere sui contenuti delle 23 materie.
C’è un’altra cattiveria che gira sul suo conto… Zaia alza la posta, così si fa dire di no e ha già pronta la prossima campagna elettorale.
Ma figuriamoci, ci tengo a dire che noi siamo stati chiari fin dal primo giorno, non sto facendo nulla di diverso rispetto a quello che ho sempre detto e scritto… E poi, mi scusi, com’è che neppure il tavolo con l’Emilia e la Lombardia si è chiuso? E com’è che finora non sono mai arrivate controproposte? Dal punto di vista politico, il gioco l’abbiamo condotto noi.
Si dice pure che Salvini non abbia messo l’autonomia in cima alle sue priorità, che ci sia con lei un dualismo...
Fantapolitica, con me non attacca. Lui fa il vicepremier, io ho un’unica preoccupazione, i veneti, non mi interessano altre poltrone, fare il premier o il commissario europeo, non me ne frega niente. Io voglio l’autonomia, la conclusione della Pedemontana, insomma lavorare per i veneti.

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