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Autonomia, che travaglio!

“L’esito è incerto”, ammonisce il sociologo Daniele Marini. Secondo il quale è ormai evidente la “doppia anima” della Lega. E Salvini è la “minoranza meglio organizzata”. Piuttosto, "sono gli altri che non dicono nulla".

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Autonomia, che travaglio!

“Come finirà? Ci vorrebbe un indovino”. Il prof. Daniele Marini, docente di Sociologia all’Università di Padova e direttore di Community Media Research, è tra i massimi esperti nell’osservare le questioni sociali, politiche ed economiche del Nordest. A lui ci siamo rivolti per una valutazione sull’accidentato cammino del Veneto verso l’autonomia. Negli ultimi giorni è apparso chiaro che il presidente del Veneto Luca Zaia, al di là delle dichiarazioni a noi rilasciate nel numero dello scorso 24 febbraio (”Adesso o mai più”), ha dovuto ingoiare il boccone amaro di accettare un rinvio dell’intera partita a dopo le elezioni Europee. Nel frattempo, il Governatore mantiene “alta” l’attenzione e in settimana ha convocato la Consulta sull’autonomia, creata dopo il referendum del 2017.
Allora, prof. Marini, il traguardo le pare sempre a portata di mano o è ancora lontano?
Al momento, qualsiasi previsione è scritta sulla sabbia. Certo, c’è grande attesa da parte del Veneto, un’attenzione molto alta. Questo tema, coniugato in varie “salse” - federalismo, devolution, autonomia - è sul tavolo da quando la Lega ha iniziato a vincere. Era il 1992, sono passati 27 anni, più di un quarto di secolo. E il referendum dell’ottobre 2017 ha impresso un’accelerazione.
Il carico di aspettative è dunque ora molto alto...
Certo, lo è ancora di più in una situazione politica come questa. La Lega è al Governo, ma non mancano problemi, pensiamo alle infrastrutture, alla Tav. L’autonomia diventa un gancio di salvezza. Ma dal punto di vista dell’effettiva praticabilità, siamo nella sfera delle previsioni dei maghi. Basti pensare che l’intesa doveva essere firmata il 15 febbraio. Ora Salvini ha detto che si farà entro l’anno, in un attimo abbiamo spostato la lancetta in avanti di dieci mesi. E poi bisogna tenere conto di delicati passaggi istituzionali, del dibattito in Parlamento. Si tratta di un lungo travaglio e l’esito è incerto. In ogni caso, bisognerà vedere a quale definizione si arriva. Zaia chiede 23 materie, le otterrà tutte? Le Regioni potrebbero portare a casa una vittoria piena, ma anche una mezza vittoria. O addirittura niente.
In tutto questo quale sarà il ruolo di Zaia?
Nel caso di mezza vittoria la sua leadership potrebbe essere incrinata, nel caso di sconfitta pesantemente compromessa. Il Presidente si sta spendendo moltissimo su questa battaglia.
Salvini sembra molto meno entusiasta di portare avanti la battaglia sull’autonomia. Esistono ormai due anime nella Lega?
Assolutamente sì, la cosa è evidente. Obiettivo di Salvini è creare un partito nazionale e la cosa gli sta riuscendo. Però, le aree tradizionali di radicamento della Lega chiedono autonomia. Prima o poi questa contraddizione scoppierà, ma al momento non si vedono elementi forti di criticità, Salvini è al Governo e la Lega va a gonfie vele.
Già, il Governo... prevede vita lunga per l’alleanza gialloverde?
Il Governo è tenuto insieme da un contratto scritto dopo le elezioni Politiche, ma ciò che manca è una visione comune, si tratta più che altro di puzzle, di un incastro di temi, il meno conflittuale possibile. Però, come accade in un matrimonio, una visione comune è necessaria, altrimenti alla lunga la convivenza sfibra. E’ ciò a cui stiamo assistendo quasi quotidianamente. La Lega possiede una storia e una visione politica, i 5 Stelle non ce l’hanno, il loro è un mix di istanze e ideologie. Questa cosa non può reggere, e non reggerà. Quando accadrà, però, è difficile da dire. All’orizzonte non si vede ancora un’alternativa, nessuno contende la leadership, in maggioranza abbiamo al tempo stesso il Governo e l’opposizione.
Però i ceti produttivi del nord iniziano a sbuffare, non crede?
Bisogna fare una distinzione. Il ceto dei produttori dà evidenti segnali di insofferenza, culminati in alcune manifestazioni: i pro Tav a Torino, gli artigiani a Milano, per esempio. Lo stesso sindacato si è risvegliato ed è chiara la sua preoccupazione. Al Nord, si tratta di messaggi destinati in primo luogo alla Lega, vista come interprete prevalente delle istanze produttive. Poi, però, c’è l’opinione pubblica generalizzata, che in questo momento è sintonizzata sui temi portati avanti da Salvini: la sicurezza, i migranti, la critica all’Europa. Anche se... la sa una cosa?
Ci dica.
In realtà, quella che sta con Salvini è una parte consistente del Paese, ma pur sempre una minoranza. Si tratta, però, della minoranza meglio organizzata. Il problema sono gli altri, che non stanno dicendo nulla! Qualche tempo fa ero relatore a un incontro di cooperatori. Si parlava di immigrazione. Io cercavo di spiegare che non si tratta più di un’emergenza, che il fenomeno è comparso trent’anni fa, che grazie a loro abbiamo potuto tenere aperte le scuole e le fabbriche. Salta fuori una persona del pubblico, dice che dobbiamo difenderci dall’invasione dei profughi, che non vede l’ora che sia approvata la legge sulla legittima difesa. Era uno su cinquanta, gli altri dissentivano, ma non controbattevano, erano incapaci di articolare un’altra visione. Ecco quello che sta accadendo oggi in Italia. E tutto questo interpella anche il mondo cattolico, che vive questa divisione al suo interno.
Bruno Desidera

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