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Autonomia ed equità fiscale, continua la battaglia dei sindaci

50 sindaci trevigiani chiedono equità fiscale. Già pronta la diffida per ottenere il denaro del fondo 2015, 24 milioni di euro, e un nuovo ricorso al Tar per quello del 2018.

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Autonomia ed equità fiscale, continua la battaglia dei sindaci

Autonomia fiscale, questa la parola d’ordine che sottende alle iniziative legali portate avanti dall’Associazione Comuni Marca trevigiana nei confronti dello Stato al fine di recuperare le somme del fondo di solidarietà 2015 e 2018. Già pronta la diffida per ottenere il denaro del fondo 2015, 24 milioni di euro, e un nuovo ricorso al Tar per quello del 2018.
A presentare il ricorso inizialmente sono stati 44 Comuni della Marca, guidati dall’avvocato e docente di Diritto costituzionale Luca Antonini e dal Comune capofila, Conegliano. Oggi il numero dei ricorrenti è salito a 50, su un totale di 95 comuni della Provincia di Treviso. Il fondo è una compensazione che lo Stato dovrebbe elargire ai Comuni per il mancato gettito derivante da Imu e Tasi, a seguito delle detassazioni introdotte dalla legge di Stabilità del 2016. A poter intraprendere le azioni legali sono quei Comuni in cui il saldo della differenza fra fondo di solidarietà comunale definitivo, quota del fondo per ristoro dai minori introiti derivanti da Tasi e Imu e prelievo dell’Agenzia delle Entrate sull’Imu per costituire lo stesso fondo, è negativo.
L’obiettivo dell’iniziativa, ha spiegato la presidente dell’Associazione dei Comuni Mariarosa Barazza, è quello di “rimettere sui binari della legittimità costituzionale i provvedimenti statali in materia di finanza locale” facendo rispettare il principio costituzionale sancito dall’articolo 119 che ribadisce l’“autonomia finanziaria di entrata e di spesa” degli Enti locali. Lo stesso articolo della Costituzione, modificato nel 2001, equipara il peso di Comuni, Province, Città metropolitane, Regioni e Stato. Ed è proprio dai principi di autonomia finanziaria e di equiparazione con lo Stato che partono le istanze dei Comuni trevigiani.
Il primo provvedimento annunciato è infatti una diffida allo Stato, affinché adempia a quanto stabilito dal Consiglio di Stato, il più alto grado della giustizia amministrativa, che, lo scorso aprile, ha confermato la sentenza del Tar del Lazio 2554/2017 tramite la quale è stato riconosciuto il diritto dei 44 Comuni ricorrenti contro la ripartizione del fondo di Solidarietà 2015 a vedersi restituire le somme a credito. La diffida chiederà dunque che venga ottemperata la sentenza con la restituzione dei 24 milioni di euro che le Amministrazioni locali hanno versato allo Stato in base al decreto della presidenza del Consiglio dei ministri annullato. La sentenza del Tar prima, e la conferma del Consiglio di Stato poi, nascono dall’accoglimento di uno dei motivi di ricorso, che è quello derivante dal ritardo con cui lo Stato ha emanato di decreto di ripartizione del fondo 2015.
Questo doveva infatti essere emanato entro il 31 dicembre 2014, in modo tale da permettere agli Enti locali di conoscere le proprie entrate prima della programmazione del bilancio. Invece è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale nel settembre 2015, ben oltre il termine di scadenza fissato per l’approvazione dei bilanci preventivi da parte dei Comuni.
In base a questa sentenza, l’avvocato Luca Antonini, sta predisponendo inoltre, un nuovo ricorso al Tar per l’annullamento del Dpcm relativo al fondo di solidarietà 2018 (ulteriori 26 milioni di euro). La situazione di quest’anno è infatti speculare a quella del 2015, pur essendo cambiati alcuni riferimenti normativi e scadenze di legge. Il decreto con cui vengono distribuiti i soldi doveva essere emanato entro il 30 ottobre 2017, invece è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale solo il 10 aprile 2018, a termini già scaduti per la presentazione dei bilanci preventivi comunali (31 marzo).
“E’ una battaglia molto seria a difesa del corretto svolgimento dell’autonomia comunale così come garantita dalla Costituzione – ha spiegato Antonini –, una battaglia che è stata pienamente accolta dai giudici amministrativi che si sono eretti a tutela della democrazia municipale e della possibilità dei Comuni di funzionare correttamente programmando per tempo la propria spesa”.
Tra i ricorrenti vi sono municipalità di tutti i colori politici. Tra i sindaci più agguerriti e che fin dall’inizio hanno caldeggiato un’azione legale, anche Marzio Favero di Montebelluna che ha inoltre auspicato che la vittoria serva a riportare sotto i riflettori i temi dell’autonomia e del federalismo.
L’ex sindaco di Silea Silvano Piazza invece ha sottolineato che si tratta di una vittoria solo a metà, visto che è stato condannato il ritardo, cioè la forma, non la sostanza, e che si tratta di una vittoria solo degli Enti locali trevigiani. L’amministratore ha ribadito la necessità di fare un’analisi più approfondita che studi in modo completo i mancati introiti dei Comuni dal Governo Monti in poi.

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