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Autonomia, intervista al ministro Boccia: "Ascoltiamoci a vicenda"

Il giorno dell’atteso incontro è stato fissato: lunedì 23 settembre il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Francesco Boccia, e il presidente del Veneto Luca Zaia si incontreranno per la prima volta. In questa intervista, concessa alla Vita del popolo promette di “ascoltare tutti e di porgere l’altra guancia”, perché questa “non è una lotta tra Nord e Sud e l’autonomia differenziata è nel programma di governo”. Nella mediazione il ruolo deccisivo dei Livelli essenziali delle prestazioni.

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Autonomia, intervista al ministro Boccia: "Ascoltiamoci a vicenda"

Il giorno dell’atteso incontro è stato fissato: lunedì 23 settembre il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Francesco Boccia, e il presidente del Veneto Luca Zaia si incontreranno per la prima volta. Il Governatore nei mesi scorsi non è riuscito a ottenere dal Governo “gialloverde”, in teoria “amico”, l’attesa autonomia, chiesta a gran voce dai veneti attraverso il referendum del 2017. E ora è partito subito all’attacco del nuovo Esecutivo “giallorosso”, considerato invece “freddo” rispetto alle richieste della nostra Regione. Boccia, pugliese, è esponente del Partito Democratico, in passato molto vicino a Enrico Letta e oggi al presidente della Puglia Michele Emiliano. E’ molta l’attesa, per capire se riuscirà a diradare lo scetticismo che aleggia sulla richiesta di autonomia differenziata, presentata inizialmente da Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, mentre successivamente anche altre Regioni hanno dato il via a un simile iter.  “Ascoltiamoci a vicenda”, afferma in questa intervista, “senza diktat o pregiudizi”. Da parte sua, promette di “ascoltare tutti e di porgere l’altra guancia”, perché questa “non è una lotta tra Nord e Sud e l’autonomia differenziata è nel programma di governo”.

Signor Ministro, in Veneto molti elettori che hanno votato al referendum consultivo del 2017 temono che con il nuovo Governo si debba ricominciare da capo nel cammino per l’autonomia. Le chiedo brutalmente: hanno ragione?

Il progetto di autonomia differenziata si era già bloccato con lo scorso Governo. Non per colpa di Boccia o del Pd, ma perché c’erano evidenti limiti e contrasti che hanno portato il progetto ad arenarsi. Io voglio riprendere il dialogo da dove è stato interrotto, approfondendo numeri e norme. Sono disponibile a ogni tipo di dialogo e di confronto. Ai presidenti di Regione dico semplicemente: ascoltiamoci a vicenda, senza diktat o pregiudizi.

A livello di principio, la richiesta di autonomia differenziata prevista dal Titolo V è condivisibile?

La richiesta di autonomia prevista dal Titolo V è chiara. Ma la Costituzione va rispettata in tutte le sue parti. E su questo punto la nostra Carta è molto esplicita: i Livelli essenziali delle prestazioni (Lep) vanno garantiti a tutti i cittadini, indipendentemente da ceto e censo. Assicuriamo a tutti le stesse condizioni di base e, nello stesso tempo, parliamo di inefficienze e sprechi da punire e sanzionare; e di comportamenti virtuosi da premiare.

Perché l’autonomia chiesta dal governatore Zaia “non va bene”?

Non possiamo far diventare l’autonomia un tema divisivo. Fino ad oggi si è utilizzato un tema così delicato come strumento di lotta politica. Mi auguro che l’autonomia possa vedere la luce in questa legislatura. Le richieste di Zaia e degli altri presidenti sono un punto di partenza di parte. Rispettabile, ma di parte. L’autonomia è attuazione del principio di sussidiarietà, come modello di organizzazione sociale. 

In particolare, se i capitoli di spesa restano invariati e lo Stato trasferisce le risorse alla Regione, perché mai questo dovrebbe tradursi in uno svantaggio per il Sud?

Non è una lotta tra Nord e Sud, ma il nodo è dare a tutti le stesse opportunità. Ci sono forti disuguaglianze sociali tra le periferie e il centro al Nord come al Sud. Dobbiamo rimettere insieme il Paese, riappacificarlo, e far sentire l’autonomia, e quindi la vera attuazione del principio di sussidiarietà, un successo per l’Italia. Dobbiamo colmare le disuguaglianze e possiamo farlo solo aiutandoci. I Lep vanno definiti subito, non dopo la partenza.

Pensa già a un possibile punto d’incontro con le Regioni e in particolare con Zaia? Quali potrebbero essere i capisaldi di questo “compromesso”?

Certamente. Andrò io stesso dai presidenti delle Regioni, a partire da coloro che hanno già chiesto l’autonomia differenziata. Mi sono ripromesso di non cadere in nessuna provocazione, ascolterò tutti e porgerò l’altra guancia. Soltanto confrontandoci e rispettandoci potremo capire le ragioni dell’altro. Il compromesso passa attraverso la centralità dei Lep. Averli ignorati nelle prime proposte, di certo non ha aiutato.

Resta, in definitiva ottimista, sull’accordo? Sarà questo Governo, alla fine, a concedere l’autonomia al Veneto su alcune materie?

L’autonomia differenziata è uno dei punti programmatici del governo Conte 2. Ascolterò tutti, avanzeremo delle proposte e elaboreremo un testo che possa rispettare le istanze di tutti, applicando in maniera rigorosa la Costituzione.

Un’ultima domanda. Perché anche al Nord “conviene” che il Sud si risollevi?

Dobbiamo rimettere insieme il Paese e far sì che la legge sull’autonomia sia un successo per il Paese unito, che ha bisogno di colmare le differenze. C’è bisogno di dire con chiarezza che tra Sud e Nord non c’è una competizione. Abbiamo la necessità di rimettere insieme i pezzi che, anche per colpa della politica, si sono frantumati. Se il Sud si risolleva ne beneficerà tutto il Paese; se anche nelle aree del Nord la lotta alle disuguaglianze diventa una priorità, i benefici saranno collettivi. Il Sud e tutte le periferie italiane possono essere il propulsore del motore Italia.

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