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Badanti, i nodi al pettine. Ma vanno custoditi i più fragili

Tornano ad aumentare i contagi di Covid-19. In molti casi è portarto da persoen che arrivano dall'estero e in particolare dall'Est Europa. Emerge in questo contesto l'esigenza di gestire e regolamentare la presenza delle badanti, la cui richiesta è in fortissima crescita, proteggendo la loro salute e quella delle persone anziane. Intanto, il registro regionale più volte promesso è ancora fermo al palo.

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Badanti, i nodi al pettine. Ma vanno custoditi i più fragili

Sportelli di zona per l’assistenza familiare, per orientarsi tra servizi pubblici e previsti sul territorio e soprattutto il registro delle assistenti familiari con l’obiettivo di qualificare e regolarizzare il loro lavoro anche attraverso corsi di formazione. La Giunta regionale del Veneto, nel luglio 2019, ci mise sopra 600mila euro per far partire il servizio, a un anno di distanza pochi Comuni hanno aperto questo sportello e del registro delle badanti non c’è traccia online.

Si chiama progetto Euriclea, porta il nome della nutrice di Ulisse, colei che lo riconobbe al ritorno. Ma il registro, appunto, ancora non c’è. Il link, ormai obsoleto, rimanda a un sito in manutenzione. Il progetto istituito con una legge regionale, la 38 del 2017, doveva far aprire in tutto il territorio regionale sportelli che fossero “punto di riferimento delle famiglie per l’incontro con assistenti familiari qualificati, l’assistenza informativa sugli aiuti e sulle forme di sostegno a cui hanno diritto, l’orientamento tra uffici comunali, scuole, strutture delle cure primarie, servizi sociosanitari, medicina territoriale”. Tra Padova, Treviso e Verona erano disponibili 90mila euro per l’avvio.

L’assessore regionale alla Sanità, Manuela Lanzarin, anche recentemente, si è occupata di badanti invitandole a farsi il tampone se rientravano da paesi dell’Est, il servizio è gratuito. Dopo il pulmino di badanti in arrivo dal Kosovo, sul quale una donna è risultata positiva al Covid, l’allarme è massimo. “Tuttavia nonostante il pressante invito del direttore dell’Ulss 2 Marca Trevigiana, Francesco Benazzi, sembra che nessuno si sia fatto vivo - afferma Paolino Barbiero del sindacato pensionati della Cigl di Treviso -. Non mi stupisce. L’attività delle badanti non è stata fatta crescere in un contesto sano. Questo è un altro settore fatto emergere dalla pandemia. Da tempo andiamo dicendo che, aumentata la speranza di vita fino e oltre i novant’anni, era chiaro che c’è bisogno di più assistenza, che bisognava pensare all’invecchiamento attivo, a farlo a casa propria, nei luoghi di una vita, e che solo l’ultimissimo periodo sarebbe stato dedicato alla casa di riposo. Invece si è continuato a pensare solo in termini di posti letto e adesso abbiamo la fuga degli infermieri dalle rsa e i ricoverati sono blindati dentro, con rari contatti con i parenti”.

Molto complessa anche la situazione dei contratti alle badanti, un mercato in mano a cooperative, piccole agenzie private, in alcuni casi a grandi associazioni come le Acli. Questa attività di intermediazione, di recupero di lavoratori e di redazione e di gestione dei contratti non è gratuita per le famiglie e il vortice di licenziamenti e di assunzioni comporta oneri aggiuntivi. “Le famiglie possono utilizzare l’assegno di cura messo a disposizione dalla Regione proprio per sostenere parte dei costi. Purtroppo i contratti sono di tre tipi: regolari, parzialmente regolari, perché coprono solo una parte dell’orario di lavoro, e infine «in nero». Gli ultimi due sono pericolosi per le famiglie e l’ultimo in particolare disattende tutte le norme fiscali e legali. Una situazione resa possibile dall’assenza di controlli e in particolare del registro delle badanti”.

C’è poi la diversità di contesti culturali da cui arrivano queste persone, bisognerebbe spiegare usi e costumi dei diversi Paesi. “Tutto è lasciato alle famiglie - prosegue Barbiero -, questa manodopera è delicata e può creare problemi di relazione. A parte il rapporto da costruire con un anziano, poi ci sono i figli e a volte le badanti arrivano da contesti dell’Est dove l’aspetto morale non è così preciso, capita che cerchino di manipolare anziani e giovani della famiglia, insomma non è un mistero che ci sono state delle vere e proprie truffe”. Durante la pandemia “si è messo a fuoco il lavoro nero nelle industrie o in agricoltura, il tema della badanti è invece rimasto lì, un po’ sospeso, solo alla fine sono arrivati dei contributi anche per loro. Ma è chiaro che abbiamo creato un’area «senza dio e senza religione», oggi mettervi ordine è fondamentale o si mette a repentaglio un sistema che sta «supplendo» all’assenza dello Stato”.

Anche Sneder Scotton, della Federazione nazionale pensionati della Cisl di Treviso Belluno, non è lontano dalle posizioni di Barbiero. “Un’area di vergogna a cui il Governo ha posto in parte ordine concedendo di regolarizzare le badanti con una piccola tassazione. Purtroppo il registro delle badanti è attivo in pochissimi Comuni. Continuano, però, i contratti da fame, alcune donne sono costrette a lavorare sette giorni su sette. Alcune vengono regolarizzate solo per poche ore, loro prima accettano e poi alla fine del contratto vanno dal giudice”.

Anche se la qualità in alcuni casi è salita, Scotton conferma che di corsi di formazione se ne sono fatti pochi. Ci vuole una normativa ad hoc con la quale vengano riconosciuti alla badanti i diritti e ci sia la possibilità di una detassazione totale per le famiglie. A nulla serve questa politica dei bonus, non incentivano il buon lavoro, sono una spinta occasionale e si prestano a trucchi e trucchetti”. Anche lui, come Barbiero, racconta storie di sofferenza degli anziani, che si rivolgono al sindacato perché soli o vessati da una badante troppo severa o troppo pretenziosa, badante a cui però non possono rinunciare e che appena si allontana provoca un vuoto enorme nella loro vita. “Bisogna che pensiamo a qualificare questo settore, ormai le case di riposo sono ridotte quasi a dei cronicari e pensare a una vecchiaia attiva è possibile anche con un serio accompagnamento di cura a casa propria”.

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