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Bonus 110, cantieri zero

Incertezze, burocrazia e l'inefficienza degli Uffici pubblici rischiano di vanificare un'occasione storica per l'edilizia. Il collo di bottiglia negli Uffici tecnici dove spesso mancano l'archiviazione digitale e il personale

Bonus 110, cantieri zero

Ridurre il consumo energetico della propria casa o metterla in sicurezza, perché è in zona sismica, a costo zero. Cappotto esterno, pompe di calore, caldaie a condensazione, consolidamento antisismico: interventi onerosi, difficili da sostenere per i privati e anche per gruppi di condomini, stanno diventando alla portata di tutti e senza spese.

Il Governo, anche per rianimare l’edilizia, 500mila posti di lavoro persi dal 2008, permetterà di portare il 110 per cento della spesa, quindi anche più della spesa reale, in detrazione fiscale. Ma c’è di più, si potrà cedere questo credito d’imposta o farsi scontare la fattura con questo credito direttamente dall’impresa.

Fino a qui le buone notizie, i requisiti e le regole per accedere al bonus invece assomigliano alle cornici del Purgatorio dantesco da percorrere per arrivare in Paradiso, con il terrore di cadere nell’inferno dei controlli Enea e dell’Agenzia delle entrate, che possono annullare il bonus con conseguenti penali.

Il primo problema sono gli Uffici tecnici dei Comuni. Strutture spesso impreparate all’uso del digitale e ai servizi online, che resistono al cambiamento. Ancora troviamo geometri correre tra una scaffalatura e un’altra e a pinzare documenti, scrivendo relazioni che poi vanno consegnate a mano agli interessati. Uffici che in passato hanno ceduto alla tentazione di essere discriminanti nelle scelte, soprattutto dopo l’entrata in vigore della legge Bassanini: doveva evitare gli inciuci politici, invece a volte ha passato la palla al geometra dell’Ufficio tecnico.

Questo è diventato ben presto il collo di bottiglia: in poche settimane i ritardi si sono accumulati e per un semplice “accesso agli atti” si arriva a due o tre mesi di attesa, la sabbia è entrata nell’ingranaggio.

Venendo agli ultimi mesi, prima i lavori di ristrutturazione si sono bloccati per fare domanda di superbonus, poi queste domande si sono arenate negli Uffici tecnici dei Comuni, senza l’archiviazione digitale e senza il personale sufficiente, per di più relegato a casa dallo smart working.

Risultato: un provvedimento che doveva moltiplicare i cantieri, per ora li ha azzerati. Mentre il Catasto è informatizzato e chiunque con il proprio spid può scaricare le planimetrie depositate, non così per i documenti archiviati in Municipio. Alcuni Comuni non sono dotati di un sistema digitale di archiviazione, così pratiche prodotte in digitale, come fanno ormai tutti i professionisti del settore, vengono stampate per essere archiviate. Impossibile anche il dialogo tra gli Uffici tecnici dei singoli Enti, non c’è in provincia di Treviso una piattaforma unica, le più gettonate sono Unipas e Impresa in un giorno.

L’accesso agli atti deve verificare se ogni aspetto dell’edificio è in regola, un cammino a ritroso complicato per gli edifici costruiti tra gli anni sessanta e gli anni ottanta a volte si deve risalire fino all’immediato dopoguerra, ritrovare documenti che ormai appartengono alla storia.

“L’assenza del digitale nelle certificazioni edilizie, nelle relazioni tra Enti, Catasto e Comuni nuoce alla produttività - afferma Paolo Bassani, presidente della Federazione edilizia di Confartigianato Imprese Veneto -. Nel resto d’Europa il permesso per costruire si ottiene in 15 giorni. I Comuni si ricordano dei problemi sismici quando ci sono le tragedie, adesso il Sisma bonus è solo un problema per i loro uffici. Così i tempi si allungano e molti rinunciano”.

In effetti, la percezione che questo bonus sia un fastidio per alcuni Comuni o alcuni uffici, lo si vede dal tono usato per giustificare i ritardi. “Oggi stiamo assistendo - spiega un assessore locale - a una corsa frenetica di molti cittadini al 110 per cento. Persone interessate ad accaparrarsi il bonus, imprese del settore attirate dal business, infine, i tecnici che cercano di districarsi in mezzo alla burocrazia e alle regole inflessibili dettate dalla normativa”. Il linguaggio è questo: “Accaparrarsi”, “frenetica”, “attirate dal business”, non si parla di occasione per rendere sicure ed efficienti le case e per rilanciare l’economia.

“Molti si troveranno di fronte alla scelta se sanare gli abusi edilizi, che purtroppo sono frequenti e a volte anche involontari, visti i tempi della burocrazia e la vetustà delle case. Nel caso si scelga di sanare, si entra di nuovo nel meccanismo dei permessi e arrivano altri ritardi”, prosegue Bassani, che si sofferma sul profondo rinnovamento che questo superbonus introduce nel mercato della casa: “La chiamano l’industrializzazione dell’edilizia. Nasce una nuova figura, il «global contractor», ovvero il soggetto che segue il progetto dalla asseverazione iniziale fino allo sconto in fattura e alla cessione del credito. Anche Confartigianato ha attivato un servizio, diciamo così, «chiavi in mano». Potrebbe non esserci più spazio per aziende poco specializzate, che si occupano della casa dall’inizio alla fine, ma solo per squadre specializzate che passano da un cantiere a un altro e si occupano di una sola cosa: cappotto, tinteggiatura, posa degli impianti termici, pannelli solari, ognuna indipendente e tutte governate da una turnazione precisa su tanti singoli cantieri. I global contractor si accaparrano artigiani specializzati e a questi affidano una specifica lavorazione. Ad esempio, un artigiano specializzato nelle coperture termoisolanti viene messo sotto contratto per centinaia di metri di posa a prescindere dal cantiere e dalla casa in cui interverrà. Serve anche una nuova mentalità da parte degli artigiani, che finora erano fieri di fare tutto da soli”.

Il mondo dell’edilizia potrebbe cambiare, come è mutato quello dell’auto. Tutti ricordano quando le le aziende automobilistiche hanno cominciato a prestare soldi per finanziare il cliente. Il superbonus sta provocando la finanziarizzazione del mercato della casa, conclude Bassani: “Cosa ci fanno Eni, Snam, Enel in questo mercato? Acquistare questi crediti d’imposta è un po’ come acquistare un btp, un’obbligazione sotto la pari e rivenderla alla fine alla pari o anche con qualche piccolo guadagno. Questi crediti li deve pur comprare qualcuno. L’impresa a cui il cliente chiede lo sconto in fattura deve trovare un «cessionario» del credito. Ecco, il ruolo della finanza e delle banche diventa strategico e decisivo per questa operazione”.

Siamo saliti su un ottovolante, i cittadini risparmiano ma il sistema economico reggerà l’innovazione? Le risorse, iniettate nel sistema, saranno un ricostituente o una droga?

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