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"C'è da fare", nel lavoro la persona prima di tutto

La terza edizione dell'evento svoltosi a Badoere lo scorso 12 giugno alla presenza del vescovo Tomasi ha posto l’attenzione a un’economia che non ha nel profitto l’unico fine. Sono intervenuti imprenditori e figure di rilievo del territorio

"C'è da fare", nel lavoro la persona prima di tutto

«Non esiste la disoccupazione, non esiste il lavoro. Esistono le persone che lavorano e quelle che un lavoro non ce l’hanno. Prima di tutto c’è la persona che lavora, che ha una famiglia, che vive in una comunità. Non possiamo separare questi mondi. Non possiamo pensare ad un mondo dominato dalle macchine. Le macchine ci aiutano ad essere persone che mantengono legami veri. Ogni lavoro è un lavoro nobile perché c’è sempre la dignità di ogni persona che quel lavoro lo compie».

Così il vescovo di Treviso mons. Michele Tomasi intervenuto ieri pomeriggio sabato 12 giugno all’evento “C’è da fare” svoltosi nella sede dell’azienda di autoservizi Bonaventura Express di Badoere (Treviso). Un format giunto alla terza edizione che ha presentato testimonianze diverse dal mondo del lavoro, alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa, in una cornice spettacolare con musica dal vivo e coreografie.

Tra le autorità presenti anche il sindaco di Morgano Daniele Rostirolla che si è detto orgoglioso di aver ospitato nel proprio territorio un evento così significativo per il tema affrontato.

Ad organizzare “C’è da fare” la Commissione diocesana per la Pastorale del Lavoro, la Fondazione Opera Monte Grappa, l’Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti (UCID) di Treviso, con il patrocinio del Comune di Morgano. E tanti volontari che hanno dato il massimo per la buona riuscita della manifestazione. Bravi i musicisti di Musicalmente Orchestra diretti dal maestro Matteo Del Negro, e molto curate le coreografie di Martina Serena di Artedanza.

Don Paolo Magoga direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale Sociale e del lavoro che ha coordinato tutto l’evento: «Abbiamo voluto porre l’attenzione su una nuova economia che non ha nel profitto l’unico fine, sulle imprese che favoriscono un’economia circolare e sostenibile nel rispetto del territorio e dell’ambiente. Il lavoro nella sanità e nella scuola ha risentito molto di quanto accaduto a causa della pandemia. Oggi siamo qui per cercare, attraverso la forza delle parole, della testimonianza di uomini e donne, una nuova visione del lavoro e del lavorare».

I sette interventi sono stati di Maurizio Zordan imprenditore di Valdagno (Vicenza), di Emanuela Cuzziol imprenditrice di Rai di San Polo di Piave, di Diego Pavan imprenditore di Villorba, di Elisabetta Possamai avvocato a Treviso, di Francesco Donadini, trevigiano, imprenditore nel settore della distribuzione dei prodotti artigianali di eccellenza, di Martina Serena animatrice dell’associazione sportiva dilettantistica “Artedanza” e di Alessio Osso docente di meccanica alla Scuola di Formazione Professionale di Fonte.

Due testimonianze tra tutte. Francesco Donadini ha inventato la rete “Ciberie”, parola nuova che identifica ambienti particolari: i luoghi del cibo, fatti di persone per le persone e per un’alimentazione sobria, moderata e sostenibile e anche per riflettere di biodiversità ed ecologia integrale. Un principio semplice: il prodotto sullo scaffale non parla, ma se entra nel piatto sì, parla al gusto, al cervello, al ricordo. Ora Donadini è imprenditore nel settore PDE (piccola distribuzione evoluta), food-hunter selezionatore dei prodotti agroalimentari di eccellenza. «Il lavoro ben fatto crea valore al produttore, da opportunità ed esclusiva al piccolo negozio e soprattutto propone un vantaggio a noi clienti: cibo salutare! La mission di Ciberie: prodotti a filiera Colta (perché ricca di

conoscenza e competenza), etichetta Corta (prodotti con pochi e sani ingredienti), km Vero (per conoscere l’origine in modo veritiero) e chimica Zero (obiettivo più ambizioso)».

L’avvocato Elisabetta Possamai: «Nella mia attività svolgo anche incarichi, affidati dal Tribunale di Treviso, di Tutore, Curatore o Amministratore di Sostegno di persone incapaci o minori, per cui conosco molto bene la problematica della cura e assistenza alla persona indifesa e non autonoma, del tempo che serve dedicare alla stessa, delle conseguenti difficoltà, più o meno accentuate, nel far conciliare gli impegni lavorativi con la cura della famiglia.

Si tratta di un problema comune e molto sentito, specie negli ultimi tempi dove la sensazione che ho colto è stata quella di un maggiore affaticamento nello svolgimento del proprio lavoro, complice l’aggravio della burocrazia, una proliferazione legislativa a volte confusionaria e a volte addirittura contraddittoria, il tutto acuito naturalmente dalla Pandemia.

A questa difficoltà non sono estranei i professionisti e le professioniste che solo apparentemente possono organizzare l’attività con maggiore “libertà”. Al di là di singoli interventi è importante l’azione svolta dagli Organismi professionali e dagli Ordini professionali come l’Ordine degli Avvocati a cui appartengo che cerca di dare una risposta a queste problematiche e difficoltà».

Fonte: Comunicato stampa
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