Società e Politica
stampa

C'è del bene nella scuola

L'intervista a Annalisa De Stasi e Elena Conte, due professoresse della scuola secondaria di primo grado, che hanno pubblicato il libro “La scuola che fa bene”, rivolto ai loro colleghi insegnanti

Parole chiave: annalisa de stasi (1), elena conte (1), scuola (499), libro (29), intervista (13), insegnanti (12)
C'è del bene nella scuola

Pronti per ricominciare la scuola? Ci lasciamo alle spalle un anno complesso e anche questa volta bisognerà attingere più che mai a tutta l’energia e la fiducia possibili.
Se l’intera comunità scolastica dovrà impegnarsi per farcela, il ruolo dei docenti sarà nodale per mantenere un clima positivo. In tal senso allora vogliamo proporre il libro di Annalisa De Stasi ed Elena Conte, due professoresse della scuola secondaria di primo grado.

Si intitola “La scuola che fa bene” ed è rivolto agli insegnanti. Scritto in forma scorrevole, empatica e sincera, il testo suggerisce spunti preziosi su molti versanti, ad esempio su come incentivare la motivazione nei bambini e nei ragazzi e su come si può comunicare in modo efficace con gli studenti, ricevendone il loro sincero rispetto. Alle autrici sta molto a cuore riuscire a creare un clima di classe cooperativo favorevole a un apprendimento di qualità, per questo offrono ai colleghi il frutto delle loro esperienze.

Appassionate della professione, hanno toccato con mano il malessere presente nelle scuole, non solo tra gli studenti, ma anche tra i docenti ed è da qui che è iniziata l’ininterrotta ricerca che le ha portate ad approfondire diversi metodi pedagogici e didattici, visitando anche scuole in cui sono applicati.
Guidate dalla bussola dei valori della promozione dell'autonomia e del benessere a scuola, negli anni hanno tratto il meglio dalle loro ricerche e lo hanno sperimentato, arricchendosi ulteriormente grazie alla condivisione con centinaia di colleghi, sia nella scuola in cui lavorano, sia nei corsi che tengono.

Il volume, ricco di esempi concreti, è supportato anche da riferimenti relativi alle ultime ricerche nel campo delle neuroscienze. Particolare spazio viene dato al collegamento tra apprendimento ed emozioni e all’importanza della qualità della relazione educativa. La scuola che fa bene non è intesa come una scuola facile, senza voti e con pochi contenuti.

La scuola che fa bene punta al benessere di studenti e di docenti senza perdere di vista ciò che viene chiesto principalmente alla scuola cioè l’apprendimento. E’ l’insegnante che fa la differenza attraverso una serie di combinazioni armonizzate nella stessa direzione: le proprie convinzioni, gli atteggiamenti, le scelte didattiche, l’amore e il rispetto. Gli studenti non vogliono un adulto che si imponga, ma che sia significativo.

E’ questo che rende l’insegnamento una professione unica, perché chiede, anche implicitamente, di crescere continuamente e di migliorarsi, sia nella didattica, sia come persona.
In questo senso il libro, che si legge piacevolmente, è di aiuto perché a ogni pagina si incontrano spunti per fermarsi a riflettere. L’approccio narrativo concreto contiene un invito a vedere le cose dal verso giusto, a vivere il mondo della scuola con entusiasmo e passione.

Ma è sempre stato così per voi professoresse De Stasi e Conte? O c’è stato un elemento che ha rappresentato la chiave di volta?
Per quanto riguarda l’insegnamento nel senso della relazione con gli studenti, entusiasmo e passione ci hanno sempre accompagnato. Certo, la realtà del mondo della scuola può essere diversa da ciò che ci si immagina quando si sogna di diventare insegnanti. Ci sono stati e ci sono elementi di contesto che tendono a volte a spegnere l’entusiasmo o a farti adagiare sul “si è sempre fatto così”. Noi ci rendiamo conto che spontaneamente abbiamo sempre cercato la compagnia di insegnanti efficaci ed entusiasti, che lavorano con passione e spirito di ricerca. Nel tempo abbiamo consapevolmente intrapreso un percorso di studio e osservazione nelle scuole orientato a entrare in contatto con singoli insegnanti e modelli di insegnamento efficaci focalizzati su autonomia e benessere degli studenti, che sono i due elementi che più ci stanno a cuore.

Leggendo le esperienze di innovazione metodologica da voi raccontate nel libro, ce ne sono di più nella scuola primaria, molte meno nelle scuole medie e superiori. E’ un dato generale? Secondo voi a cosa è dovuto?
In generale l’attenzione all’aspetto pedagogico di chi insegna all’infanzia e alla primaria è più marcata, dal momento che i percorsi di studio che portano all’insegnamento in questi ordini di scuola sono incentrati su questo aspetto. Nei gradi di scuola superiore la formazione iniziale degli insegnanti è più focalizzata sulle specifiche discipline ed è molto carente nell’aspetto pedagogico. Incontrando nei nostri corsi tanti colleghi di tutti gli ordini di scuola, abbiamo toccato con mano che generalmente gli insegnanti di infanzia e primaria sono più alla ricerca di formazione continua e di metodologie didattiche efficaci, sia perché hanno scelto a monte di insegnare, sia perché in qualche modo si sentono più responsabili dell’apprendimento degli studenti. Ultimamente, e forse è stato un aspetto positivo dell’esperienza della didattica a distanza, c’è stata più ricerca di formazione su modalità didattiche innovative, coinvolgenti ed efficaci anche da parte di insegnanti degli ordini di scuola superiori. Noi stesse insegniamo nella scuola secondaria e stiamo vedendo un incremento sempre maggiore di metodologie innovative messe in campo dai professori.

Voi scrivete che “è tutto nelle mani e nel cuore dell’insegnante”. Ma anche gli studenti devono metterci del loro. E anche i genitori hanno un ruolo importante…
Sì, certo, tutti hanno un ruolo importante, ma l’insegnante è determinante in questa triade. E’ innegabile che gli stessi studenti e gli stessi genitori cambiano predisposizione e atteggiamento cambiando l’insegnante. Sta all’insegnante coinvolgere e motivare gli studenti, accogliere e accompagnare i genitori nel percorso educativo dei loro figli. In ogni classe troviamo studenti più o meno motivati e genitori più o meno collaborativi. Nella nostra esperienza diretta come insegnanti e indiretta come mamme e formatrici, abbiamo visto che l’insegnante è comunque punto di riferimento per studenti e genitori e può conquistare o perdere la loro fiducia, può far aprire o tarpare le ali delle singole personalità degli studenti, può affiancare in modo competente ed empatico i genitori, oppure mantenere un freddo atteggiamento di giudizio e arrivare a delegare le responsabilità dei propri fallimenti. I bambini nascono con la predisposizione innata a imparare e Maria Montessori metteva in guardia gli insegnanti rispetto a non ostacolare questo processo naturale. I genitori ci affidano i loro beni più preziosi e desiderano che i loro figli abbiano le migliori opportunità per l’apprendimento. L’insegnante ha davvero un incarico delicato e quando incontriamo genitori che sono sul piede di guerra verso la scuola, è sempre perché hanno una ferita aperta, hanno vissuto esperienze che li hanno portati a irrigidirsi. Si tratta di riconquistare un terreno comune di dialogo e fiducia. E lo stesso vale per i cosiddetti “studenti difficili”.

La nuova riapertura potrebbe risentire di quanto vissuto a scuola nell’ultimo anno e mezzo? C’è qualcosa che vi sta a cuore e che volete dire agli insegnanti?
Serviranno maggiore empatia e spirito di accoglienza. I bambini e i ragazzi hanno visto cambiare improvvisamente, dentro e fuori dalla scuola, le loro abitudini e prospettive per il futuro. Hanno sperimentato un inedito isolamento, non naturale per la loro età. Bisognerà prestare maggiore attenzione a favorire l’ascolto, il confronto in gruppo, le attività cooperative, a cogliere segnali di disagio e chiusura eccessivi, a tollerare che possano desiderare di parlarsi di più, perché per molti la scuola è oggi diventato l’unico luogo in cui incontrarsi. Per tanti studenti la scuola, che prima era vissuta come una noiosa parentesi tra un’estate e l’altra, grazie all’esperienza della dad, è diventato un luogo desiderato, certamente per la presenza dei compagni, ma anche perché possono vedere l’insegnante, interagire e chiedere spiegazioni. Sta di nuovo a noi non spegnere questa fiamma, rendere il ritorno a scuola un momento entusiasmante, e l’anno scolastico un’esperienza arricchente, per noi e per gli studenti.
Buon inizio di anno scolastico a tutti, studenti, insegnanti e genitori!

Tutti i diritti riservati
C'è del bene nella scuola
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento