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Calò al Quirinale riceve l'onorificenza da Mattarella

L'insegnante trevigiano "Ufficiale al merito" per aver accolto sei profughi nella sua abitazione di Camalò. "Il Presidente? Una persona veramente unica - dice - che ci ha dato una lezione sul servizio e sulla democrazia".

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Calò al Quirinale riceve l'onorificenza da Mattarella

“Abbiamo incontrato una persona veramente unica... il nostro Presidente della Repubblica...che ci ha dato una lezione sul senso della disponibilità, del servizio, della democrazia... ieri ci ha fatto capire che l'unica risposta valida contro la violenza e la guerra eravamo noi... uomini e donne semplici e comuni...che ogni giorno sono testimoni silenziosi di una fede grande... quella del costruire insieme". Così il prof. Antonio Calò, l'insegnante del liceo Canova che assieme alla moglie Nicoletta ha accolto alcuni rifugiati nella sua abitazione di Camalò, commenta la giornata del 17 novembre al Quirinale.

Calò, infatti, ha ricevuto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella l'onorificenza di "Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana assieme ad altri "eroi del quotidiano", così sono stati definiti. Questa la motivazione ufficiale espressa dalla Presidenza della Repubblica: "Al professor Antonio Silvio Calò, per l'esempio di civiltà e generosità che ha fornito, aprendo la sua casa a sei giovani profughi giunti a Treviso dopo essere sbarcati a Lampedusa.

Ha detto Mattarella: "Vi sono tante persone in Italia che hanno la vostra stessa attitudine ; il vostro comportamento è stato segnalato perché si sviluppi e si moltiplichi questa attitudine nel nostro Paese, che per fortuna è molto presente al suo interno, molto più di quanto non si pensi. Vi sono tante ragioni che rendono l'Italia un Paese con un gran bisogno di aumentare il senso di comunità al centro della convivenza ; la crisi economica di questi anni ha creato tante ferite sociali e ha accentuato il bisogno di sentirsi nuovamente tutti uniti dalla stessa comune condizione. Quel che è avvenuto nei giorni scorsi accentua ulteriormente questa esigenza. C'è un tentativo di distruggere, condizionare e rendere infelice la convivenza; l'antidoto a queste tentazioni, a queste violenze, a questi avvenimenti luttuosi e gravi, come quelli di Parigi dei giorni scorsi, è la solidarietà. Non è l'egoismo quello che regge un Paese ma la solidarietà e farsi carico delle esigenze degli altri. Voi siete di tante diverse condizioni, vi sono docenti, militari, volontari che hanno dato vita a centri di attività o ad associazioni, vi sono funzionari dello Stato, vi sono volontari che agiscono individualmente, ma avete tutti la stessa convinzione e motivazione di base, quella di farsi carico dei problemi degli altri nella società in cui si vive : questo è ciò che rende grande un Paese, è ciò che rende bello vivere insieme".

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