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Carcere: ad Assisi il convegno dei cappellani e degli operatori di pastorale penitenziaria

Oltre 300 persone si sono ritrovate per condividere la passione per un servizio difficile e complesso e riflettere su tematiche che meritano l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni. Al centro un'idea di pena che deve essere rieducativa. E' intervenuta anche la ministra della Giustizia Marta Cartabia

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Carcere: ad Assisi il convegno dei cappellani e degli operatori di pastorale penitenziaria

Dal 2 al 4 maggio scorsi si è tenuto ad Assisi il IV convegno dei cappellani e degli operatori per la pastorale penitenziaria. Il tema scelto “Cercatori instancabili di ciò che è perduto” vuole indicare chiaramente il servizio svolto nelle carceri italiane da tante religiose e religiosi, volontarie e volontari, diaconi e cappellani incaricati, che instancabilmente, giorno dopo giorno, cercano di stare accanto a tante sorelle e fratelli che sono in carcere, per ascoltare le loro preoccupazioni e sofferenze, e offrire un po’ di speranza e di sostegno.

Oltre 300 persone si sono ritrovate per condividere la passione per un servizio difficile e complesso e riflettere su tematiche che meritano l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni. Le giornate iniziavano con la profonda “lectio” guidata da don Matteo Mioni, cappellano del carcere di Reggio Emilia, sulla “parabola del Padre misericordioso”. Sono state tre giornate intense che hanno consentito a tutti noi di ritrovarci e scambiarci esperienze e consigli per affrontare al meglio un ministero che è prima di tutto ascolto di donne e uomini privati della libertà. Il convegno prevedeva momenti in assemblea e altri in gruppi di lavoro. Sono intervenuti la ministra della Giustizia Marta Cartabia; Carlo Renoldi, il capo dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria; il garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà Mauro Palma; il presidente della Pro Civitate Christiana di Assisi, don Tonio Dell’Olio, e il comandante del carcere di Opera (Milano) Amerigo Fusco che ha presentato il pensiero della Polizia penitenziaria.

I lavori di gruppo hanno toccato sei tematiche: stranieri, disagio mentale, ergastolo, criminalità organizzata, sex offender e minori. Senza la pretesa di dare risposte a problematiche così complesse, che toccano il carcere, ma anche la società, i partecipanti hanno cercato di sviscerare gli aspetti critici e tentato di proporre strade diverse dalla semplice carcerazione, ponendo l’accento sul carattere rieducativo del carcere e anche sulla necessità di attivare al più presto percorsi di “giustizia riparativa”.

Molto toccanti sono state le testimonianze di tre ex ergastolani, tra cui Carmelo Musumeci, che hanno raccontato la loro esperienza nella criminalità e anche la loro vita in carcere e, non senza una certa emozione, hanno anche parlato di come, nel loro percorso di espiazione della pena, tutto è cambiato quando in carcere hanno trovato delle persone che si sono fidate di loro e li hanno accompagnati in un cammino di “redenzione”. Ogni giornata si concludeva nella basilica di Santa Maria degli Angeli, vicino alla cappella cara a san Francesco di Assisi, che di misericordia era un esperto, dove tutti insieme celebravamo i vespri e la messa “per ricevere dal Signore la forza e il coraggio per camminare accanto ai dimenticati e ai marchiati della nostra società”.

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