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Case vuote, anziani e alloggi: le nuove soluzioni

E' necessario un cambio di mentalità. Gli esempi virtuosi sul territorio per realizzare servizi sempre più "su misura"

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Case vuote, anziani e alloggi: le nuove soluzioni

Fino all’ultimo non se ne vogliono andare dalla loro casa. Solo una drastica perdita di autonomia costringe gli anziani a lasciare la casa e a ricorrere a lungodegenze o a centri servizi residenziali, case di riposo.

“E’ comprensibile - spiega il dottor Simone Tasso, direttore del distretto di Asolo dell’Ulss 2 Marca Trevigiana - sempre più nelle più recenti generazioni di anziani non si vuole rinunciare alla privacy, ai luoghi in cui si è abituati e che danno sicurezza. Il nostro compito è quello di pensare un futuro diverso, in cui lasciare la casa significa andare in un luogo in cui abbiamo molti nostri ricordi e manteniamo la nostra privacy, il nostro spazio. Poi c’è la domotica, che restituisce abilità al disabile, il digitale, la possibilità di fornire servizi “su misura” (pasti, lavanderia, pulizie) sulla base delle necessità di ciascun anziano. Con il digitale, il sistema di monitoraggio della salute può e deve essere rivoluzionato non solo grazie all’apporto medico: si pensi che si sta discutendo della figura dell’infermiere di famiglia e all’importante supporto che possono avere gli operatori socio sanitari e le assistenti sociali”.

Che si debba aprire un discussione è convinta anche l’assessore alla Sanità del Veneto, Manuela Lanzarin. “Noi ci stiamo pensando, il cohousing, è l’ipotesi su cui stiamo lavorando. La condizione che io ho posto è che questi appartamenti, queste piccole comunità di anziani sorgano vicino ai centri servizi residenziali, alle case di riposo. In questo modo i servizi medico-infermieristici sono di facile introduzione. I fondi ci sono: il Piano nazionale di ripresa e resilienza prevede un capitolo dedicato a questo”.

Si potrebbe iniziare con dei prototipi. Con anziani che si mettono assieme, magari già si conoscono. In centro storico a Treviso l’Israa, già da un paio d’anni, ha cominciato a realizzarli. L’ideale sarebbe uno spazio centrale con un servizio mensa, e poi piccoli appartamenti controllabili a distanza. “Sarebbe importante - continua il dottor Tasso - avere un’entrata dalla hall, sale principali, ma nel contempo anche un’entrata riservata per ogni appartamento”. Anche il servizio di lavanderia potrebbe essere centralizzato. Ideale per queste iniziative sono i centri storici dei paesi, dove, senza fare grandi distanze, tutto è disponibile per le persone della terza età, dal piccolo negozio di quartiere agli uffici pubblici, ai trasporti.

Si parla molto di cohousing, come pure di infermiere di famiglia, ma i contenuti sono molto diversi, e l’esperienza è poco nota proprio agli anziani, che hanno in mente solo le tradizionali case di riposo; inoltre l’operazione si dovrebbe realizzare prima che ci sia una consistente perdita di autonomia.
“Cambiare ambiente per chi ha magari un decadimento cognitivo è difficile - spiega il dottor Francesco Lombardo, coordinatore dei centri servizi residenziali Ulss 2 - , aumenta il disorientamento della persona. Ci vogliono settimane prima che si riesca ad adattarsi nel nuovo contesto. Nei Centri servizi residenziali, dopo un rallentamento dovuto alla pandemia, le richieste sono riprese. Arrivano anziani sempre più complicati dal punto di vista clinico, persone la cui assistenza non è gestibile da casa. Spesso hanno stati di agitazione così forti da mettere alle corde anche la famiglia più attenta e disponibile. Per livelli meno complicati di certo sono utili esperienze come il cohousing, con la possibilità dei nostri centri servizi di dare un valido supporto sia dal punto di vista medico infermieristico che per la cura della persona”.

Cohousing, esempi virtuosi

A Treviso l’esperienza di cohousing è partita nel 2018 grazie all’Israa, Istituto per servizi di ricovero e assistenza agli anziani di Treviso. Nel 2018 sono stati realizzati 11 appartamenti all’interno della residenza per anziani Tito Garzoni. Si è continuato con 13 appartamenti dentro l’ex convento, che ha permesso anche il recupero di uno spazio verde, il Giardino dei grani, ora aperto a tutta la cittadinanza.

Di questi ultimi alloggi, 4 sono già stati realizzati e 2 assegnati. Per il 2023 si prevede la realizzazione di altre 15 unità. Tutti gli appartamenti sfruttano la vicinanza alla casa albergo Salce. “La questione è fare cultura su queste cose, spiegare alle persone come funziona, cos’è il mutuo aiuto, il sostenersi - dice il presidente Mauro Michielon -. Noi abbiamo cominciato a farlo prima di costruire. Molti apprezzano il fatto di abitare in centro, di avere tutto sotto casa. Anche imparare a usare un tablet è un passo verso queste cose: gli anziani lo hanno usato per superare la distanza durante il confinamento, più avanti potranno adoperarlo per controllare la loro case con tapparelle elettriche e altri strumenti tecnologici, per superare la mancanza di alcune abilità”.

Negli appartamenti dell’Israa ogni ospite ha a disposizione un bottone rosso che, in qualsiasi momento, li mette in contatto con i servizi di urgenza di casa Salce. Nel raggio di 150 metri gli anziani possono avere tutto ciò di cui necessitano e partecipare alle attività ricreative e sociali di casa Salce. “Il mio sogno è di fare cohousing con anziani e giovani. Lo studente ha l’appartamento a un costo ridotto e in cambio fa un minimo di sorveglianza all’anziano che vive nell’appartamento vicino. Gli fa una visita quotidiana. Va a comprare qualche genere alimentare. Un progetto che potrebbe coinvolgere anche giovani coppie, una categoria che fatica a trovare casa”, prosegue Michielon. Servono soldi per il cohousing. Israa ha utilizzato fondi propri. Ha potuto utilizzare anche finanziamenti europei e ora si spera che questi bandi vengono ripetuti per continuare nel progetto.

“La nostra Ipab, San Gregorio, sta riportando alla sua funzione socio sanitaria il vecchio ospedale di 400 posti a Valdobbiadene - spiega Alberto Prandin, il presidente -. Tra le cose che realizzeremo ci sono appunto degli appartamentini per anziani. Il cohousing è una iniziativa che trova sensibile la Regione e che è sostenuta anche da Cassa depositi e prestiti. Quest’ultima intende realizzare immobili per anziani e poi delegare la gestione alla rete sociosanitaria locale”.

Prandin ricorda come, nel giro di pochi anni, diventeranno anziani i nati durante baby boom italiano. “Va ripensata l’assistenza di questi anziani. Finora abbiamo puntato sugli ospedali per acuti, ma questa è solo una parte del problema. C’è poi la convalescenza, la riabilitazione, la cura e l’assistenza degli anziani autosufficienti e non autosufficienti”. La pandemia non ha fatto altro che accelerare queste urgenze, sempre più si dovrà pensare a strutture intermedie, a strutture di riabilitazione estensiva. Gli ospedali di comunità non sono stati realizzati o non sono in grado di sostenere le nuove esigenze di assistenze, riabilitazione o l’attività di hospice. Fondamentale è il contributo che le Ipab possono dare, la Regione sta cercando un modo per riformarle valorizzando la storia di assistenza e di mutuo soccorso del Veneto”.

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