Società e Politica
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Cattolici e politica: dal Covid arriverà uno scossone?

"La storia soffia, non rinchiudiamoci dietro ai portoni delle chiese", esorta Alessandro Castegnaro, direttore dell'Osservatorio socioreligioso del Triveneto e tra gli animatori del Forum di Limena. "Di fronte a una sfida globale come quella del Covid-19 abbiamo fatto leva sull'agire collettivo. E abbiamo fatto vere esperienze di fraternità".

Cattolici e politica: dal Covid arriverà uno scossone?

“C’è una frase con cui i populisti di estrema destra tedeschi hanno polemizzato con la Chiesa cattolica e gli evangelici in Germania, per le loro prese di posizione: «La Chiesa deve restare Chiesa». Non deve, cioè, immischiarsi di temi civili e politici. Ecco, per essere chiaro, penso che una frase di questo tipo sarebbe oggi sottoscritta dalla maggioranza dei cattolici veneti”. Invece, così non può essere. E se già questo era chiaro prima, lo è a maggior ragione dopo l’emergenza Covid-19. E’ questo il pensiero espresso da Alessandro Castegnaro, sociologo, direttore da molti anni dell’Osservatorio socio-religioso del Triveneto, tra gli animatori e coordinatori del “Forum di Limena”, l’esperienza attraverso la quale numerosi cristiani del Veneto hanno avviato una riflessione sua situazione del Paese e delle Chiese trivenete nell’attuale contesto sociale, politico e religioso.

Castegnaro sta preparando il prossimo appuntamento webinar “Dialogo sulla Chiesa che verrà” di giovedì 9 luglio (vedi l’articolo a pagina 4). E afferma: “La storia ha ripreso a soffiare alla grande e rischia di abbattere anche i portoni delle chiese, nelle quali qualcuno vorrebbe rinchiudersi. Non c’è salvezza chiudendosi, di fronte a mutamenti epocali, ma le sfide vanno affrontate”. E l’impegno civile, per un cristiano, “non è un sovrappiù. Lo scopo della Chiesa è quella di costruire degli «spazi separati» o delle «attività specializzate»? Se pensiamo che sia questo, viviamo l’essenza della secolarizzazione. E torniamo alla frase «La Chiesa deve restare Chiesa». Il nostro scopo, non è invece anche quello di costruire fraternità tra gli uomini? Non è anche questa la costruzione del Regno?”.

Un ragionamento che si incrocia con la drammatica situazione che vive il nostro Paese dal punto di vista politico: “C’è un bisogno drammatico di politica elevata, di qualità. Come cattolici viviamo un dramma, avvertiamo l’esigenza di produrre una nuova classe dirigente, di ricostruire il Paese, di svelenire il dibattito politico. Ma dobbiamo fare i conti con i nostri limiti, con il fatto che da decenni abbiamo smesso di interrogarci insieme su quanto la storia ci propone”. E’ per questo che è nato il Forum di Limena, “senza intenti miracolistici. Non mi aspetto di certo «il ritorno dei cattolici», piuttosto si tratta di ricostruire il senso della politica tra di noi, tornare a pensare le coordinate dell’impegno sociale e politico, mettendo insieme anche idee diverse. Parlando con tutti, discutendo senza scontrarci, ma anche, al tempo stesso, mettendo in evidenza che alcune cose proprio non sono accettabili per un cristiano. Vedo che, invece, c’è imbarazzo tra i cattolici a parlare di queste cose. Eppure la vicenda del Covid-19 è chiarissima sull’esigenza di tornare a pensare l’agire sociale e politico”.

Si torna, allora, all’emergenza di questi mesi. Potrà rappresentare, anche per il rapporto tra cattolici e vita civile, un benefico scossone?

Il prof. Castegnaro vede delle ambivalenze: “Non sono in grado di sapere quali effetti provocherà quello che è accaduto. Le situazioni di crisi chiudono e aprono possibilità. Molto dipende dal modo con cui viviamo e rielaboriamo queste esperienze. E la pandemia non è certo un’esperienza di secondo piano. In questo momento, corriamo il rischio di rimuovere quello che abbiamo vissuto, c’è il bisogno di tornare a una normalità, di andare al mare. Ma bisognerà tornarci sopra, e non soltanto per gli aspetti negativi. Molti hanno insistito sulla fragilità, sulla riscoperta della precarietà della nostra condizione umana. Ma c’è stata anche la reazione al Covid-19, in positivo”.

Due, in particolare, i processi visti dal sociologo: “In primo luogo non abbiamo semplicemente aspettato che la pandemia passasse, in modo passivo, ma abbiamo messo in atto delle scelte, a partire dallo stesso lockdown. Un momento che poteva essere gestito meglio, ma non c’è dubbio che ci sia stata un’esperienza collettiva. Il secondo aspetto è che abbiamo fatto esperienza di essere comunità, di dover dipendere gli uni dagli altri. Partecipi di questa comunità, abbiamo portato le cosiddette «mascherine altruiste», per non correre il rischio di infettare gli altri, abbiamo visto che c’è chi si sacrifica per tutti, abbiamo scoperto persone invisibili ma fondamentali, dai braccianti a chi lavora nei supermercati”. Insomma, “abbiamo visto l’umanità tentare di reagire a una crisi, non soltanto subendola. Anche se le risposte dei vari Stati sono poi state diverse, resta il dato centrale: di fronte alle sfide globali possiamo e dobbiamo tentare di reagire, non aggrappandoci a qualcosa di magico, ma incidendo sull’agire collettivo. E abbiamo fatto vere esperienze di fraternità”.

Proprio su questo potrebbe, allora, fare leva un rinnovato impegno dei cattolici, anche se, fa notare Castegnaro, “ho visto spesso un dibattito appiattito sul tema, pure importante, del culto, delle messe. Concentrati su quello che potevano fare o non fare i sacerdoti con i malati, per esempio non abbiamo considerato che anche tra i sanitari ci sono molti cristiani, che in quel momento esercitavano un «sacerdozio».Abbiamo rivissuto il rischio di una Chiesa ripiegata, mentre penso che la pandemia sia davvero uno scossone che ci costringe a uscire da noi stessi, a pensare a una Chiesa che si de-centra, che esce dalle riflessioni interne”.

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