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Centri diurni, falsa "ri-partenza"

Quella appena trascorsa avrebbe dovuto essere la settimana di riapertura totale per i ceod che accolgono persone con disabilità, invece non è stato così. Tante le responsabilità per i gestori e le questioni pratiche da risolvere.

Parole chiave: ceod (6), disabili (123), centri diurni (3), coronavirus (788)
Centri diurni, falsa "ri-partenza"

Avrebbe dovuto essere la settimana di riapertura totale, ma per i centri diurni (ceod), che accolgono persone con disabilità fisiche e mentali, non è stato così. Almeno per quelli di tutta la provincia di Treviso, che afferiscono all’area dell’Ulss Marca Trevigiana. La dgr 112 è, giustamente per motivi di tutela della salute, stringente, e le strutture hanno bisogno di tempo per riorganizzare il servizio che, inevitabilmente, non potrà più essere come prima. Le famiglie, già provate da questi mesi di lockdown, dove hanno gestito h24 figli, genitori, fratelli disabili o in sofferenza psichica, si trovano a vivere ora l’incertezza sulle riaperture e sulla possibilità di parteciparvi fin da subito.

“Le modalità per riaprire sono complesse - spiega Raffaella Munaretto, direttrice del centro Atlantis di Castelfranco, che gestisce diversi centri diurni con un centinaio di ospiti -, bisogna riorganizzare il personale oss e gli educatori, oltre che gli spazi, in modo che siano divisi in gruppi di 5 persone al massimo garantendo che questi non si incontrino tra loro. Ovviamente, è necessario avere la giusta fornitura di dispositivi di protezione e sanificare gli ambienti tutti i giorni”. Poi, tra le questioni pratiche da risolvere c’è quella dei trasporti. “E va stretto il patto di corresponsabilità in merito alla tutela della salute fra Ulss e famiglie. Tutto il personale e gli ospiti devono aver fatto il tampone e i tempi non sono immediati”.

I servizi partiti in questi giorni si sono concentrati su forme di accoglienza per progetti personalizzati in numero molto ridotto e per famiglie in grave difficoltà, laddove non è possibile fare interventi a domicilio. “La dgr tutela fortemente la salute, ed è giusto, e per attuarla serve tempo - ribadisce anche Lisa Cendron, responsabile area educativa e sociale della cooperativa Solidarietà -. Quando cominceremo a riaprire il servizio sarà per forza di cose diverso da come lo abbiamo condotto fino al 9 marzo”. Non ci si potrà scambiare attrezzi, per esempio, nei ceod dove si svolgono lavori in agricoltura o anche in artigianato, si dovrà prestare estrema attenzione a molti aspetti che allentano la relazione, benché questi siano luoghi dove per eccellenza l’obiettivo è relazionale e di autonomia personale. “Anche tutti i progetti innovativi in questo momento sono fermi - prosegue Cendron - , quelli collegati alla L 112 «Dopo di noi», ma anche i tirocini lavorativi e tutte le esperienze che favoriscono la vita indipendente e l’inclusione sociale”.

Intanto, le famiglie sono in grande difficoltà, molto provate dal carico assistenziale che hanno gestito in questi mesi e che webinar, Skype, telefonate, hanno potuto poco alleviare.

“Ho scritto ai responsabili della Ulss 2, per riportare il disagio di utenti e familiari per la situazione non più sostenibile a causa della prolungata chiusura dei centri diurni e di lavoro guidato - sollecita con preoccupazione Luana Calabrese, presidente dell’associazione Aitsam per il distretto di Asolo -. Li ho pregati di fare il possibile per una ripresa rapida delle attività. In molti mostrano già evidenti segni di insofferenza. Un ulteriore ritardo può produrre gravi scompensi e il rischio di ricoveri in emergenza, con pericolosi tso”.

“E’ un momento molto complesso - spiega Sabrina Mazzon, presidente del Comitato di gestione della rete Interagendo, nata un paio di anni fa proprio per costruire progetti e percorsi di autonomia grazie alla legge 112 -. Le persone disabili hanno necessità di «tornare» alla propria routine e di riconoscerla perché per loro è stata molto destabilizzante la modifica dei ritmi di vita quotidiana. E tuttavia dovranno confrontarsi con aspettative che non saranno realizzate perché i centri si riorganizzeranno in modo nuovo”. E poi la riapertura è un “sollievo” appunto per le famiglie, specie - ma non solo - per genitori in età avanzata con figli disabili. “Ci sono indubbiamente da affrontare i problemi di salute e di sicurezza, ma auspichiamo davvero si possa giungere a un nuovo equilibrio che permetta anche a tutti i progetti innovativi di ripartire perché ne abbiamo bisogno” come l’aria che respiriamo.

Francesca Gagno

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