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Cereali, l’ora dei “Km zero”

Dai mangimi per gli allevamenti al prezzo della pasta. La guerra manda in crisi il settore

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Cereali, l’ora dei “Km zero”

Non è l’appello all’autarchia, ma piuttosto una chiamata a raccolta degli agricoltori per un “chilometri zero” diffuso in tutta Italia. Ettore Prandini, presidente della Coldiretti nazionale è stato chiaro: “Siamo pronti a coltivare da quest’anno 75 milioni di quintali in più di mais per gli allevamenti, di grano duro per la pasta e tenero per la panificazione”. Il know how per fare questa operazione ce l’hanno tutto: proprio il Veneto, che con il molino Sgambaro ha lanciato per primo la pasta a chilometro zero e realizzato un progetto di filiera radicata sul territorio, può fare scuola con lo stoccaggio del prodotto, con impegni pluriennali per la coltivazione di grano e mais e il riconoscimento di un prezzo di acquisto “equo”, basato sugli effettivi costi sostenuti. “La filiera a chilometro zero è l’antidoto contro i fenomeni speculativi e le pratiche sleali che oggi, complice la siccità, i costi energetici e la guerra in Ucraina, sembrano farla da padroni”.

La rivoluzione del chilometro zero, per 10 anni, ha spinto l’agricoltura veneta, tanto che con 16 mila ettari di grano duro e 28 milioni di valore la Pianura padana si candida a diventare il nuovo tavoliere d’Italia. Un contributo lo ha dato anche il clima, cambiando, ha favorito le zone più a nord per la produzione di cereali. Proprio le province di Rovigo e Padova, con una crescita del 26 per cento, hanno confermato questo trend nel 2020. A incidere sul settore anche il ritorno alla coltivazione di semi antichi, come la Timilla, in provincia di Padova, promosse dalle giovani generazioni di agricoltori guidate da progetti sostenuti da Coldiretti Veneto, in collaborazione con gli istituti di ricerca della Regione del Veneto.

Meno felice è stato il 2021, quando abbiamo assistito in Veneto a una riduzione dei quantitativi prodotti per le diverse colture, o a una diminuzione degli investimenti o a un peggioramento delle rese produttive. Inoltre, c’è stata una generalizzata ripresa dei prezzi, a fronte però di un contestuale aumento del costo delle materie prime e quindi dei costi di produzione. Veneto Agricoltura racconta nel dettaglio le performance dei diversi comparti. Annata molto positiva per i cereali autunno-vernini: fatta eccezione per l’orzo (17.900 ha, 6%), in aumento gli investimenti a frumento tenero (95.000 ha, +12%) e duro (15.000 ha, +42%). In miglioramento anche le rese e di conseguenza la produzione. Annata sfavorevole invece per i cereali a semina primaverile: per il mais in calo le superfici coltivate (148.000 ettari, -4%) e soprattutto le rese (10 t/ha, -11%).
Non facile, dunque, il 2021, ma si conferma la capacità produttiva di cereali del Veneto, una capacità in grado di contrastare le prossime turbolenze del mercato.

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