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Come vent'anni fa. I partiti non hanno imparato nulla

"Abbiamo individuato un sistema molto simile alla vecchia Tangentopoli, con personaggi tra l'altro già coinvolti anche all’epoca, ma molto più complesso e sofisticato”. Lo ha detto il procuratore aggiunto Carlo Nordio ai giornalisti, facendo il punto sull'indagine relativa agli appalti Mose.

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Carlo Nordio

“Le forze politiche non hanno imparato niente. Abbiamo individuato un sistema molto simile alla vecchia Tangentopoli, con personaggi tra l'altro già coinvolti anche all’epoca, ma molto più complesso e sofisticato”. Lo ha detto il procuratore aggiunto Carlo Nordio ai giornalisti, facendo il punto sull'indagine relativa agli appalti Mose.

“E’ doveroso precisare che al sindaco di Venezia Giorgio Orsoni non è stato contestato il reato di corruzione. E’ indagato, invece, per finanziamento illecito ai partiti”. Lo ha puntualizzato il procuratore aggiunto di Venezia Carlo Nordio nel corso della conferenza stampa. Nordio ha sottolineato che “nell’ordinanza del Gip di 711 pagine i fondi neri sono stati utilizzati per campagne elettorali e, in parte, anche per uso personale. Hanno ricevuto elargizioni illegali persone di entrambi gli schieramenti politici. Ciò è documentato al di là di ogni ragionevole dubbio, con prove schiaccianti e documentali dei versamenti, ed è per questo che sono stati presi provvedimenti così severi”. Un sistema che ha creato un danno doppiamente grave ai cittadini, perché “con le false fatturazioni le aziende hanno anche usufruito delle detrazioni fiscali. Le tangenti, insomma – ha sottolineato Nordio – le ha pagate il cittadino”. A questa fase diretta dalla Polizia giudiziaria seguiranno le verifiche nelle aziende coinvolte nelle false o sovrafatturazioni, che hanno creato un serbatoio di fondi neri, e saranno verificati il danno erariale e individuati i reati fiscali – hanno spiegato i magistrati -.

“Il sistema serviva in gran parte a finanziare forze politiche a livello comunale, regionale e nazionale e a corrompere pubblici ufficiali di elevato ruolo istituzionale” ha spiegato il procuratore capo Luigi Delpino, che ha voluto ringraziare per la collaborazione alle indagini le autorità della Svizzera e di San Marino, dove venivano portati i fondi neri attraverso società create ad hoc.  “Il costo di queste corruttele ricade sulla collettività – ha aggiunto Delpino – questa indagine assume valore sotto il profilo morale, perché consente di recuperare una cornice importante di legalità e moralità”

“Un’indagine partita nel 2008 - ha spiegato il generale Bruno Buratti, comandante regionale della Guardia di Finanza del Veneto – che finora ha accertato fondi neri per 25 milioni, 15 per fatture inesistenti. Il sistema serviva per creare fondi neri destinati a corrompere funzionari pubblici e a finanziare partiti: denaro fonte di reati per “creare provviste” per produrre altri reati”. I reati contestati sono molti. Si va dalla corruzione alla concussione, dal favoreggiamento al millantato credito, dalla falsa fatturazione al finanziamento illecito ai partiti.

L'inchiesta, ha spiegato Buratti, ha tre filoni d'indagine: i lavori del Mose, i project financing e altri fatti specifici. E ha spiegato che non si trattava solo di “dazioni” per fatti specifici, ma di un metodo sistematico. Di quali project financing si tratti non è stato specificato, Nordio ha sottolineato che si tratta di informazioni coperte dal segreto istruttorio, ma visto il coinvolgimento della Mantovani Spa nel primo filone dell’inchiesta, non è difficile pensare al Passante di Mestre e all’ospedale all’Angelo.

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